Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Bilancio dello Stato
Titolo: (AC 1865) Legge di stabilità 2014
Riferimenti:
AC N. 1865/XVII     
Serie: Analisi di finanza pubblica    Numero: 4
Data: 03/12/2013
Descrittori:
BILANCIO DELLO STATO     
Organi della Camera: V-Bilancio, Tesoro e programmazione

 

Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato
(Legge di stabilità 2014)

 

A.C. 1865

(Approvato dal Senato A.S. 1120)

Profili finanziari

 

 

 

 

n. 95

 

Parte II

(Articolo 1, commi da 2 a 530)

 

 

 

3 dicembre 2013

 

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Bilancio

( 066760-9932 – * st_bilancio@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Servizio Bilancio dello Stato

Analisi di finanza pubblica n. 4

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

( 066760-3545 / 066760-3685 – * com_bilancio@camera.it

Il presente dossier è articolato in tre volumi:

§      Sintesi del contenuto (dossier n. 95/0) e Schede di lettura (dossier n. 95, Parte I), redatti dal Servizio Studi e  dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea, per le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea

§       Profili finanziari (dossier n. 95, Parte II) curati dal Servizio Bilancio dello Stato, nonché dalla Segreteria della V Commissione per quanto concerne le coperture.

 

La documentazione dei servizi e degli uffici della Camera è destinata alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.

 




INDICE

 

PROFILI FINANZARI 20

Gli effetti sui saldi di finanza pubblica.. 22

Commi 2 e 3 – Finanziamento gestioni previdenziali 30

Comma 4 – Disposizioni contabili in materia previdenziale.. 32

Comma 5 – Fondo per lo sviluppo e la coesione.. 33

Commi da 6 a 9 – Fondi per il programma Aree interne del Paese   35

Comma 10 – Destinazione di risorse all’ICE.. 36

Comma 11 – Agevolazioni per gli investimenti privati 37

Comma 12 – Fondo per la crescita sostenibile.. 38

Comma 13 – Fondo rotativo per l’internazionalizzazione delle imprese   38

Comma 14 – Rifinanziamento Fondo SIMEST.. 39

Comma 15 – Fondo settore aeronautico... 40

Commi 16, 18 e 19 – Imprenditoria giovanile in agricoltura.. 41

Comma 17 – Obblighi di comunicazione per imprenditori agricoli 43

Comma 20- Acconto imposte società agricole.. 44

Commi 21 – 24 - Spesa per investimenti nel settore navale ed aeronautico    45

Comma 25 – Programma Te.T.Ra. per Forze di Polizia.. 47

Comma 26 – Finanziamento di CDP a grandi imprese.. 48

Commi da 27 a 33 – Sostegno alle piccole e medie imprese.. 49

Comma 34 – Mantenimento della garanzia statale sul debito delle pubbliche amministrazioni oggetto di ristrutturazione.. 56

Commi da 35 a 39  – Rifinanziamento dei fondi di credito agevolato per le piccole e medie imprese.. 57

Comma 40 – Manutenzione straordinaria ANAS.. 58

Comma 41 – Autostrada Salerno-Reggio Calabria.. 59

Comma 42 – Fondo sblocca cantieri 60

Comma 43 – Sistema MOSE.. 61

Commi 44, 45, 47 e 49 – Infrastrutture ferroviarie.. 62

Comma 46 – Strada statale Telesina.. 64

Comma 48 – Revoca di finanziamenti relativi a infrastrutture.. 64

Comma 50 – Parco mezzi trasporto pubblico locale.. 65

Comma 51 – Realizzazione di linee tramviarie e ferroviari 67

Comma 52 – Misure di sostegno al settore dell’autotrasporto    67

Comma 53 –Aeroporto Trapani – Birgi 68

Commi 54 e 55 – Compiti del comitato centrale degli autotrasportatori 69

Commi 56 – Trasferimento delle funzioni relativa alla gestione degli albi provinciali dei trasportatori 70

Comma 57 – Tratta autostradale Quarto d’Altino-Villesse-Gorizia   71

Comma 58 – Piano nazionale banda larga.. 72

Comma 59 – Cessazione intervento straordinario nel Mezzogiorno    73

Comma 60  – Rifinalizzazione dei finanziamenti revocati riferiti a Expò 2015. 73

Comma 61 e 62 – Investimenti in favore dei beni culturali 74

Comma 63 – Corpo delle Capitanerie di porto... 75

Comma 64 – Corpo della Guardia di finanza.. 76

Comma 65 – Fiera di Verona.. 77

Commi da 66 a 68 – Misure in materia di ambiente e tutela del territorio    78

Comma 69 –Acquisto Isola di Budelli 81

Commi da 70 a 73 - Interventi per l'emergenza di novembre 2013 a favore della regione autonoma della Sardegna.. 82

Commi 74 e 75 – Condizioni sospensive relative a centrali termoelettriche e turbogas.. 84

Comma 76 – Detrazione IRPEF per lavoro dipendente.. 85

Commi 77-79 – Riduzione degli oneri contributivi 89

Comma 80 – Aumento delle deduzioni IRAP.. 92

Commi 81 e 82  – Stabilizzazione degli associati in partecipazione con apporto di lavoro... 95

Comma 83 – Trasformazioni di contratti a tempo indeterminato    96

Comma 84 – Aliquota contributiva dei soggetti autorizzati alla somministrazione di lavoro... 97

Commi 85 e 86  – Aiuto alla crescita economica (ACE). 98

Comma 87, lett. a) – Proroga detrazione per spese riqualificazione energetica   101

Comma 87, lett. b) e c) – Incremento detrazione per spese ristrutturazione edilizia e proroga detrazione per acquisto mobili 106

Commi da 88 a 95  – Rivalutazione dei beni di impresa.. 110

Commi da 96 a 98  – Affrancamento maggiori valori contabili 114

Comma 99 – Tariffe elettriche.. 117

Comma 100 – Incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici 118

Comma 101 – Rivalutazione agevolata terreni e partecipazioni 119

Comma 102 – Fondo per interventi strutturali di politica economica   120

Commi 103-106  – Deducibilità fiscale ai fini IRAP e IRES delle rettifiche e delle perdite su crediti 121

Commi 107 e 108 – Deducibilità beni in locazione finanziaria.. 128

Commi da 109 a 111 – Imposte di trasferimento di beni in locazione finanziaria   131

Commi 112-116 – Trasformazione in crediti d’imposta di alcune riserve per imposte anticipate.. 134

Comma 117  –IVA cooperative sociali 139

Comma 118  – Recupero imposte assolte in anni precedenti 139

Comma 119 - Società cooperative.. 140

Comma 120 – Partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa   141

Comma 121 – Fondo sviluppo e coesione.. 142

Comma 122 – Integrazioni del reddito... 142

Comma 123 – Cassa integrazione in deroga nel settore della pesca   143

Comma 124 – Enti non commerciali operanti nelle aree svantaggiate   144

Comma 125 – Proroghe in materia di sostegno al reddito... 146

Commi 126 e 127 – Estensione platea salvaguardati 147

Commi 128-129 – Fondo per le non autosufficienze.. 150

Comma 130 – Fondo minori non accompagnati 151

Comma 131  – Riparto del 5 per mille dell’Irpef.. 151

Comma 132 – Lavoratori socialmente utili LSU... 152

Comma 133 – Carta acquisti 154

Comma 134 – Fondo nazionale contro la violenza sessuale e di genere   155

Comma 135 –Iniziative per l’occupabilità.. 156

Comma 136 – Istituto nazionale di genetica molecolare.. 158

Comma 137 – Assistenza sanitaria cittadini italiani all’estero... 158

Comma 138 – Indennizzo a favore di soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati 160

Comma 139 – Fondo per la distribuzione di derrate alimentari a persone indigenti 161

Commi 140-141 – Regime di pay back sul prezzo dei farmaci 161

Comma 142 - Screening neonatale.. 162

Commi 144-145 – Anagrafe nazionale degli assistiti 163

Commi 146-150 – Distribuzione gratuita di prodotti alimentari 165

Commi 151-160  Cofinanziamento nazionale di programmi UE.. 165

Comma 162 –Missioni internazionali di pace.. 167

Comma 163 – Ricostruzione comuni Abruzzo... 168

Comma 164 – Sisma Calabria e Basilicata.. 169

Comma 165 – Fondo per il finanziamento ordinario delle università   170

Comma 166 – Scuole non statali 170

Comma 167 – Fondo per interventi di sostegno all’editoria.. 172

Comma 168 – Flotta aerea antincendio... 173

Comma 169 – Impiego FF.AA. in vigilanza territorio... 174

Comma 170  –  Efficienza strumento militare.. 176

Comma 171  – Assunzioni presso l’Avvocatura dello Stato... 177

Comma 172 – Fondo funzionamento Carabinieri 178

Comma 173 – Associazioni combattentistiche.. 179

Comma 174 – Spese per il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea.. 180

Comma 175 – Vertice sull’occupazione giovanile dell’Unione Europea e dell’Asia   182

Comma 176 – Fondo per il funzionamento dell’Istituto di ematologia - IME   183

Comma 177 – Risorse per l’Associazione nazionale privi della vista ed ipovedenti 183

Comma 178 – Risorse per l’Agenzia delle entrate.. 184

Comma 179 – Risorse per la riforma del catasto... 185

Comma 180 – Restituzione del contributo di perequazione delle pensioni alte   186

Comma 181  – Assunzione di magistrati 187

Comma 182  – Proroga di magistrati onorari 189

Comma 183 – Proroga delle concessioni demaniali per attività di pesca e acquacoltura.. 190

Comma 184 – Incremento del contingente di gasolio agevolato    191

Comma 185 – Rifinanziamento del Fondo bieticolo-saccarifero    192

Comma 186 – Misure finanziarie a favore degli italiani all’estero    194

Commi 187 e 188 – Competenze dell’Agea e del Ministero delle politiche agricole   197

Comma 189 – Potenziamento del servizio fitosanitario nazionale   198

Comma 190 – Pagamenti e riscossioni di competenza dell'ex Agenzia per lo sviluppo del settore ippico... 199

Comma 191 – Fondo per esigenze indifferibili 200

Comma 192 – Risorse per impianti sportivi 201

Comma 193 – Risorse al Centro di produzione Spa.. 202

Commi 194 e 195 – Luoghi della memoria della I^ Guerra mondiale   202

Commi 196-199 – Risorse alla Presidenza del Consiglio per la gestione e l’implementazione di banche dati normative.. 203

Comma 200 – Acquisto di mobili, arredi ed autovetture.. 206

Comma 202  – Disposizioni in favore del comune di Lampedusa e Linosa e del programma di metanizzazione del Mezzogiorno... 209

Comma 203 – Finanziamento del CNAO... 211

Comma 204 – Obiettivi di risparmio per l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e le Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità   213

Comma 205 – Condizioni per l’applicabilità del commissariamento provinciale   214

Commi 206-207 – Fondazioni lirico-sinfoniche di peculiare rilevanza   214

Comma 208  – Contratti di locazione delle sedi diplomatiche.. 215

Comma 209– Fusione di SICOT S.r.l. e Consip S.p.A. 216

Comma 210 – Modifiche alla procedura per la liquidazione di Cinecittà Luce S.p.A. 217

Comma 211 – Credito d’imposta per l’informatizzazione nel settore editoria   218

Comma 212 – Credito d'imposta per promuovere l'offerta on line di opere dell'ingegno... 221

Comma 213 – Applicazione di tariffe postali agevolate alla spedizione di prodotti editoriali 222

Comma 214 – Contributi alla stampa estera.. 223

Comma 215  – Riduzione delle spese della Banca d’Italia.. 225

Comma 216  – Somme destinate ad accertamenti medico-legali 225

Comma 217  – Supporto di Consip agli acquisiti effettuati dalle pubbliche amministrazioni 226

Comma 218  – Tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari 227

Comma 219 - Interventi a favore delle minoranze slovene.. 227

Commi 220 e 221 – Fondo per la ricostruzione nelle zone interessate da eventi emergenziali pregressi 228

Comma 222 – Proroga di contratti di lavoro nei comuni del cratere del terremoto in Abruzzo... 229

Comma 223 – Proroga di contratti di lavoro nel comune dell’Aquila   230

Comma 224 – Contributi straordinari per L’Aquila e per i comuni del cratere   231

Comma 225 – Contributi per la prima abitazione in Calabria e Basilicata   232

Comma 226 – Esclusione dal patto di stabilità interno delle spese per la ricostruzione post terremoto in Molise.. 232

Comma 227 – Riduzione obiettivi del patto di stabilità interno per interventi post terremoto in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia.. 233

Comma 228 – Esclusione dal patto di stabilità interno della quota regionale del contributo di solidarietà in Emilia Romagna.. 234

Comma 229 – Differimento di rate di mutui di enti locali 235

Commi da 230 a 232 – Interventi in comuni colpiti da eventi sismici del maggio 2012   236

Commi da 233-235 – Finanziamenti per la ricostruzione in comuni colpiti da eventi sismici del maggio 2012.. 237

Comma 236 – Assunzioni con contratti di lavoro flessibile.. 238

Comma 237 – Acquisti di immobili delle Università.. 239

Commi da 238 a 242 - Riqualificazione dei centri storici danneggiati dal sisma del maggio 2012.. 240

Comma 243, Iniziative a favore dell’infanzia e contro la violenza di genere   241

Comma 244 – Copertura degli oneri derivanti dal commi 220-225   242

Comma 245 – Compensazione degli oneri derivanti dai commi 226-228 mediante utilizzo del Fondo per l’attualizzazione dei contributi pluriennali 245

Commi 246-247 – Policlinici universitari e Ospedale Bambino Gesù    246

Comma 248 – Fondo per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo  del territorio    247

Commi 251-253 – Contributi statali alle istituzioni culturali 247

Comma 254 e commi 256 e 257 – Ottimizzazione di spazi e programma straordinario di cessione di immobili pubblici 248

Comma 255 – Manutenzione immobili pubblici 251

Comma 258 – Uffici scolastici regionali 252

Comma 259 – Riduzione investimenti difesa nazionale.. 253

Comma 260 – Norme transitorie concernenti gli uffici giudiziari periferici soppressi 254

Commi da 261 a 264 – Spese per lo svolgimento delle elezioni 254

Comma 265 – Pagamento competenze personale comparto difesa e sicurezza   257

Commi 266 e 267 – Garante del contribuente.. 258

Comma 268 – Adeguamento dei compensi spettanti ai CAF.. 259

Comma 269 – Soppressione fondo IRAP.. 260

Comma 270 – Soppressione del Fondo per i canoni di locazione   261

Comma 271– Fondo gestione istituti contrattuali lavoratori portuali in liquidazione.. 262

Comma 272 – Minore utilizzo risorse destinate alla produttività del lavoro    262

Commi 273 e 275  – Misure finanziarie compensative fra le Autorità indipendenti 263

Comma 276 – Consumi intermedi di enti previdenziali 266

Comma 277 – Fabbisogno finanziario del sistema universitario    268

Comma 278 – Disposizioni in materia di House providing... 269

Comma 279 – Componenti dei consigli di amministrazione.. 269

Comma 280 – Diritto di rivalsa dello Stato in caso controversie dinanzi alla corte europea dei diritti dell’uomo... 270

Comma 281 – Chiusura stati di emergenza di protezione civile.. 271

Comma 282 – Prosecuzione del finanziamento per la determinazione dei fabbisogni standard... 272

Comma 283 – Cure palliative.. 272

Comma 284 - Prontuario assistenza.. 273

Commi 285-286 - Spending review e riduzione di spesa Amministrazioni statali 273

Comma 287 – Revisione della spesa degli enti territoriali per beni e servizi e per uso degli immobili 276

Comma 288 – Revisione delle aliquote di imposta e riduzione di agevolazioni e detrazioni 277

Comma 289 – Riduzione dei trasferimenti ad imprese.. 277

Comma 290– Riduzione di spesa dei Ministeri 278

Comma 291 – Cessazione delle gestioni commissariali delle province   279

Comma 292 – Stazione sperimentale delle pelli e materie concianti 280

Comma 293 – Normativa patrimoniale antimafia.. 280

Commi da 294 a 300  – Alienazione e rottamazione di veicoli sequestrati 282

Commi da 301 a 304 – Indennità di vacanza contrattuale.. 284

Commi 305 e 317  – Trattamento accessorio dei pubblici dipendenti 287

Comma 306  – Compensi professionali liquidati a seguito di sentenze favorevoli alle amministrazioni pubbliche ai dipendenti 289

Commi 307 e 308  – Misure limitative del turn over... 291

Commi 309 e 310  – Assunzioni nel comparto sicurezza.. 293

Commi da 311 a 315  – Limite dei trattamenti economici corrisposti da amministrazioni pubbliche.. 294

Comma 316  – Prestazioni di lavoro straordinario del personale delle forze di polizia.. 296

Comma 318  – Riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa all’indennità di servizio all’estero... 297

Comma 319  – Riduzione del rimborso delle spese di viaggio sostenute dal personale in servizio all’estero e dai familiari 297

Comma 320  –Livello di finanziamento del SSN cui concorre lo Stato    299

Comma 321 – Assunzione di personale già in servizio presso organismi della NATO    300

Comma 322 – Rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici 302

Commi 323 e 324 – Liquidazione dei trattamenti di fine servizio... 306

Comma 325 – Contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici elevati 309

Comma 326 – Gestioni previdenziali degli enti di diritto privato    312

Comma 327  – Profili pensionistici dei congedi per assistenza a persone con handicap   313

Commi da 328 a 352 - Patto di stabilità interno delle regioni 315

Commi da 354 a 369 Patto di stabilità interno degli enti locali 323

Commi da 370 a 381 - Patto di stabilità interno per le società, le aziende speciali e le istituzioni degli enti locali 328

Comma 382 - Revisione delle competenze attribuite alle Province autonome   329

Comma 383 – Strumenti finanziari derivati degli enti territoriali 329

Comma 384 – Compensazione crediti d’imposta.. 331

Commi 385 e 386 – Riduzione detrazione IRPEF per oneri 333

Commi da 387 a 390  – Razionalizzazione della spesa per crediti d’imposta   335

Comma 391 – Aumento imposta di bollo su conto titoli 337

Comma 392 – IVAFE.. 339

Comma 393 – Soppressione agevolazioni e norme di spesa.. 339

Commi 394-395 – Trasferimento servizi di pagamento... 343

Commi 396-399 – Azione di contrasto ai rimborsi tributari indebiti 343

Comma 400 – Contributo di solidarietà su redditi complessivi superiori a 300.000 euro    344

Commi da 401 a 407 – Imposta di bollo sulle istanze trasmesse per via telematica   346

Commi 408 e 409 – Spese giustizia nel processo tributario telematico    347

Commi da 410 a 415 – Contributo obbligatorio per la partecipazione a concorsi 349

Commi 416 e 417 – Spese di giustizia.. 351

Commi 418 e 419  – Agevolazioni per la piccola proprietà contadina   353

Comma 420 – Proroga termini in materia di modalità di riscossione dei tributi locali 354

Comma 421 lettere da a) ad f) – Processo tributario e riscossione   355

Comma 421 lettere g) ed h) – Contenimento delle spese dell’Agenzia delle Entrate   358

Commi  422 e 423 – Trasmissione telematica delle dichiarazioni 359

Commi da 424 a 428 – Definizione di situazioni debitorie pregresse   360

Comma 429 – Imposta prodotti da fumo... 360

Comma 430 – Accise benzina.. 361

Commi 431 e 432 – Fondo interbancario di tutela dei depositi 362

Commi 433 e 434 – Disposizioni fiscali relativi al comune di Campione d’Italia   363

Commi 435 e 436 – Accisa agevolata sulle emulsioni di combustibili e acqua   364

Commi da 437 a 439 – Concessioni di gioco per la raccolta del Bingo    365

Commi 440-515 – Riforma della tassazione immobiliare.. 369

Commi da 516 a 521 - Erronei versamenti relativi all’imposta municipale propria e conseguenti regolazioni contabili 385

Comma 522- Fondo di solidarietà comunale.. 385

Comma 528 – Aliquota contributiva lavoratori gestione separata   392

Comma 529 - Proroga contratti per l’espletamento di funzioni di collaboratore scolastico... 393

Comma 530 – Estinzione debiti MIUR... 394

ALLEGATO 3.. 397

 

 



 

 

 

 

 

 

 

PROFILI FINANZARI



Gli effetti sui saldi di finanza pubblica

In linea con quanto previsto dalla Nota di aggiornamento del documento di finanza pubblica 2013[1], il disegno di legge di Stabilità, nel testo come modificato dal Senato, determina un peggioramento dei saldi nel 2014 a fronte di un miglioramento negli anni successivi.

In termini di indebitamento netto, il deficit aumenta di 2,6 miliardi (circa 0,2 punti percentuali di PIL) nel 2014, mentre si riduce di 3,5 miliardi nel 2015 (2,1 punti) e di 7,3 miliardi (4,2 punti) nel 2016.

Come evidenziato dalla tavola 1, su tali andamenti incidono le modifiche intervenute nel corso della prima lettura, che comportano un miglioramento - rispetto a quanto previsto dal testo iniziale del disegno di legge - in ciascun anno del triennio: 83 milioni nel 2014, 15,7milioni nel 2015 e 23,8 milioni nel 2016.

L’effetto complessivo (testo base + modifiche) sul saldo (IN) é ascrivibile a maggiori entrate nette pari a 1,3 miliardi nel 2014, 112,2 milioni nel 2015 e 1,5 miliardi nel 2016, a fronte di una variazione delle spese nette in aumento nel prossimo esercizio (+3,9 miliardi) ed in riduzione nel biennio successivo (rispettivamente, -3,4 miliardi e -5,8 miliardi) (v. Tavola 1)[2].

Il ddl di Stabilità può essere esaminato anche in termini di risorse e impieghi (v. Tavola 2). Le prime sono reperite prevalentemente dal lato delle maggiori entrate, il cui peso tuttavia si riduce nel triennio, passando da circa il 63 per cento del totale nel 2014 al 57,1 per cento nel 2016, a fronte di un apporto più consistente dal lato delle spese. Per quanto riguarda gli impieghi, fatta eccezione per il primo anno in cui le maggiori spese assorbono il 58 per cento delle risorse, prevale la destinazione delle stesse alla riduzione delle entrate: le minori entrate passano, infatti dal 42 per cento del totale degli impieghi nel 2014 ad oltre il 79 per cento nell’ultimo anno[3].

 

 




Principali modifiche introdotte dal Senato

 

Con riferimento alle entrate, si prevede in materia di “cuneo fiscale”, l’incremento della detrazione IRPEF per lavoro dipendente. Nel corso dell’esame presso il Senato è stata introdotta una diversa modulazione della misura del beneficio effettivamente spettante che, in ogni caso, rispecchia il criterio dell’inversa proporzionalità, ossia al crescere del reddito complessivo si riduce l’ammontare del beneficio fino ad annullarsi per redditi superiori a 55.000[4]. Alle modifiche introdotte sono stati attribuiti effetti di maggior gettito IRPEF (12,7 milioni nel 2014, 13,9 milioni a decorrere dal 2015) ed effetti di minor gettito delle addizionali regionali e comunali IRPEF (pari, rispettivamente, a 10,1 milioni e a 3,6 milioni nel 2015 e a 10,1 milioni e 2,8 milioni a decorrere dal 2016).

E’ stata introdotta la riapertura dei termini per la rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio 2014. Alla disposizione sono attribuiti effetti di maggior gettito di imposta sostitutiva pari a 200 milioni nel 2014, e 100 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016[5].

Ferma restando la revisione del sistema di agevolazioni fiscali previsto nel testo iniziale del provvedimento, da cui sono attesi maggiori entrate per 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi annui a decorrere dal 2017, le disposizioni introdotte al Senato prevedono, a decorrere dal 2014, l’abrogazione delle seguenti agevolazioni fiscali e crediti d’imposta[6], cui sono attribuiti effetti positivi pari, complessivamente, a 122 milioni nel 2014 e a 123 milioni a decorrere dal 2015 ai fini del saldo netto da finanziare e pari a 107 milioni a decorrere dal 2014 ai fini del fabbisogno e indebitamento:

-          regime fiscale di attrazione europea;

-          regime agevolato in favore dei distretti produttivi e delle reti d’impresa;

-          credito d’imposta in favore delle PMI che investono nella ricerca scientifica;

-          esenzione delle plusvalenze reinvestite in società (start up).

Sono state, infine, apportate modifiche alla disciplina della tassazioni immobiliare che comprende:

- l’imposta municipale sugli immobili (IMU). Tra le modifiche introdotte si segnala l’incremento dal 20% al 30% della quota di IMU pagata sugli immobili strumentali che viene riconosciuta deducibile ai fini della determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo e l’introduzione di una specifica disciplina per gli immobili posseduti dagli enti non commerciali[7]. All’incremento della quota di deducibilità per l’anno 2013 è attribuito, in termini di cassa, un maggiore onere per l’anno 2014 pari a 237,9 milioni ed un recupero di gettito (per minore acconto 2014) nel 2015 pari a 100,7 milioni;

- l’istituzione dell’imposta unica comunale (UIC), (che sostituisce l’istituzione TRISE prevista nel testo iniziale del disegno di legge) che comprende il tributo per i servizi indivisibili (TASI) e la tassa sui rifiuti (TARI). Tra le modifiche introdotte alla disciplina TASI si segnala l’introduzione della facoltà per i comuni di introdurre una detrazione in favore di specifiche categorie di contribuenti; a tal fine viene riconosciuta ai comuni una ulteriore somma pari a 500 milioni nel2014[8]. In merito alla disciplina TARI sono introdotte specifiche disposizioni con riferimenti alla gestione dei rifiuti speciali: ad esse non sono ascritti effetti in considerazione del fatto che il tributo in ogni caso deve generare entrate pari ai costi del servizio[9].

Sempre con riferimento alle Autonomie locali, si segnalano di seguito alcune disposizioni introdotte durante l’iter al Senato, cui non sono attribuiti effetti sui saldi. Tra queste, la ridefinizione delle modalità di concorso agli obiettivi di finanza pubblica delle regioni a statuto speciale e delle province autonome e le relative competenze in materia di finanza locale[10]. E’ stata inoltre introdotta una clausola di salvaguardia, riferita all’aggiornamento dei parametri del patto di stabilità interno per gli enti locali, che prevede che, per l'anno 2014 l'obiettivo di saldo finanziario dei Comuni sia rideterminato in modo da garantire che per nessun comune si realizzi un peggioramento superiore al 15 per cento rispetto all'obiettivo calcolato sulla base della legislazione previgente[11]. Ulteriori modifiche hanno riguardato il meccanismo di premi e sanzioni per il rispetto del patto di stabilità interno degli enti locali, prevedendo che agli enti locali cui si applica la sanzione, a fronte del taglio del fondo di solidarietà sia concesso un allentamento dell’obiettivo del patto di pari importo. E’ corrispondentemente soppresso il meccanismo premiale nei confronti degli enti rispettosi del patto di stabilità interno[12].

Introduzioni di deroghe al patto, limitatamente all’anno 2014, per spese relative a di calamità naturali hanno riguardato le regioni Molise per il sisma del 2002 (5 milioni) ed Emilia-Romagna (10 milioni) relativamente ai trasferimenti a favore delle popolazioni e dei territori terremotati del maggio 2012, a titolo di cofinanziamento della quota nazionale e regionale del contributo di solidarietà. Sono inoltre escluse dai vincoli del patto le spese degli enti locali dell’Emilia Romagna (nel limite di 20,5 milioni) e della Lombardia e del Veneto (per complessivi 5 milioni). Viene, infine, rinviato all’anno immediatamente successivo alla data di scadenza del periodo di ammortamento il pagamento delle rate scadenti nell’esercizio 2013 e 2014 dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. ai comuni e alle province interessati dal sisma in Emilia Romagna del maggio 2012 trasferiti al Ministero dell’economia e delle finanze (maggiori spese per 12,1 milioni di per l’anno 2014 e a 5,3 milioni per l’anno 2015).

Per finalità analoghe, deroghe al patto sono disposte in favore della regione Sardegna, cui sono destinate risorse per le aree interessate dagli eventi alluvionali del mese di novembre 2013, a valere in parte sulla contabilità speciale per il dissesto (27,6 milioni) e in parte sul Fondo per lo sviluppo e la coesione con riferimento alla programmazione nazionale 2014-2020. E’ infatti previsto che le spese effettuate dalla Regione a valere sulle risorse già assegnate alla Regione stessa[13], pari a 23,52 milioni di euro, non siano assoggettate per l'anno 2014 ai vincoli del patto di stabilità interno, e che il Commissario delegato possa avvalersi di ANAS spa, in via di anticipazione, a valere sulle risorse autorizzate per il programma di manutenzione straordinaria della rete stradale[14].

Motivata, invece, dalle peculiarità territoriali dell'enclave é l’esclusione, per 10 milioni per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, dal saldo soggetto al vincolo del patto delle spese del comune di Campione d’Italia[15].

Vengono infine escluse dai vincoli del patto di stabilità interno, nel limite di 100 milioni nel 2014, le spese regionali relative a interventi a favore delle scuole non statali [16].

Tra le altre modifiche sul versante della spesa relative alla parte capitale, si ricordano le risorse destinati al comune di Lampedusa e Linosa[17] (20 milioni complessivi per il triennio 2014-2016), il finanziamento del piano di metanizzazione del mezzogiorno (20 milioni annui dal 2015 al 2021)[18]; lo stanziamento di 3 milioni per il 2014 per consentire allo Stato l’esercizio di prelazione per l’acquisto dell’isola di Budelli[19]; i trasferimenti all’Anas per 150 milioni per l’esercizio 2015[20], a fronte di corrispondenti riduzioni del finanziamento di studi, progetti, attività e lavori preliminari nonché lavori definitivi della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.

E’ rimodulato, rispetto al testo originario, lo stanziamento per la realizzazione del MOSE, riducendo di 49 milioni l’onere per l’annualità 2014 e incrementando per la medesima cifra quello relativo all’esercizio 2017[21]. Sono rivisti in riduzione (40 milioni dal 2014 e 50 milioni a decorrere dal 2015) gli importi relativi ai contributi di durata ventennale per investimenti nel settore navale ed aeronautico, che risultano pertanto rideterminati in 40 milioni nel 2014, 110 milioni nel 2015 e 140 milioni a decorrere dal 2016; sono conseguentemente autorizzati contributi ventennali (40 milioni dal 2014 e 50 milioni a decorrere dal 2015) per il finanziamento di programmi di ricerca e di progetti in tali settori[22].

Per quanto riguarda la spesa corrente, risparmi derivano nel settore previdenziale dall’incremento delle aliquote e dall’estensione della platea degli interessati – rispetto al testo originario - del contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici elevati[23].

 In particolare, a decorrere dal 1° gennaio 2014 e per un periodo di tre anni, sugli importi dei trattamenti pensionistici corrisposti da enti gestori di forme di previdenza obbligatorie complessivamente superiori a quattordici volte il trattamento minimo INPS[24] (circa 90.000 euro lordi annui), è dovuto un contributo di solidarietà a favore delle gestioni previdenziali obbligatorie, pari al 6 per cento della parte eccedente il predetto importo lordo annuo fino all'importo lordo annuo di venti volte (circa 129.000 euro lordi annui) il trattamento minimo INPS, nonché pari al 12 per cento per la parte eccedente l'importo lordo annuo di venti volte il trattamento minimo INPS e al 18 per cento  per la parte eccedente l'importo lordo annuo di trenta volte (circa 193.000 euro lordi annui) il trattamento minimo INPS[25].

L’incremento dei risparmi previdenziali è valutato in 40 milioni annui per ciascun esercizio del triennio interessato, su ognuno dei tre saldi di finanza pubblica, al netto del minor gettito fiscale previsto. Tali effetti si sommano a quelli previsti dalla norma originaria, valutati in 12 milioni annui per ciascun esercizio del triennio interessato, anch’essi al netto del minor gettito fiscale. Come già previsto dal testo originario, le somme trattenute vengono acquisite dalle competenti gestioni previdenziali obbligatorie, anche al fine di concorrere al finanziamento degli interventi di cui al comma 126 e relativo alla salvaguardia dalla riforma pensionistica (cosiddetta “riforma Fornero”) di ulteriori 6.000 lavoratori esodati.

Risparmi di spesa provengono, inoltre, dalla riduzione del finanziamento del Fondo per le missioni internazionali di pace, rideterminato in 614 milioni nel 2014 rispetto ai 765 milioni del testo originario[26], e degli stanziamenti per la realizzazione della riforma del catasto (5 milioni per il 2014 e 40 milioni annui dal 2015 al 2019 in luogo di 20 milioni nel 2014 e 50 milioni negli anni successivi previsti dal testo iniziale)[27].

Maggiori spese correnti derivano, tra gli altri interventi, dalla rideterminazione in aumento del finanziamento dei lavori socialmente utili (da 100 a 110 milioni nel 2014) [28], del Fondo per le non autosufficienze (100 milioni nel 2014 in aggiunta ai 250 milioni previsti nel testo iniziale)[29], dei policlinici universitari gestiti da università non statali (35 milioni annui dal 2015 al 2024 in aggiunta allo stanziamento di 50 milioni già previsto nel 2014)[30]

Neutrale sui saldi è, infine, la proroga per il triennio 2014-2016 del regime di sospensione delle agevolazioni tariffarie postali, in scadenza al 31 dicembre 2013; fino al 31 dicembre 2016 continua inoltre ad applicarsi la disciplina introdotta dall'art. 21, comma 3, del DL n. 216/2011 per le spedizioni di prodotti editoriali da parte delle associazioni e organizzazioni senza fini di lucro iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e delle associazioni d'arma e combattentistiche. Tale disciplina esclude comunque ogni forma di rimborso da parte dello Stato per l’applicazione delle tariffe agevolate anche alle suddette associazioni e organizzazioni.

 


 

Commi 2 e 3 – Finanziamento gestioni previdenziali

La norme determinano l'adeguamento, per l'anno 2014, dei trasferimenti dovuti dallo Stato all'INPS e relativi alla "Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali" (GIAS), ai sensi dell'articolo 37, comma 3, lettera c), della L. 88/1989, istitutiva della GIAS (Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali), e dell'articolo 59, comma 34, della L. 449/1997, che ha rideterminato i trasferimenti statali alle gestioni pensionistiche in conseguenza dell'assunzione da parte dello Stato dell'intero onere relativo ai trattamenti liquidati anteriormente al 1° gennaio 1989, nonché dell’articolo 2, comma 4, della L. 183/2011, che ha trasferito all'INPS la gestione ex-INPDAP.

Tali importi, e quelli dovuti dallo Stato e non ripartiti tra le gestioni con conferenza dei servizi, sono riportati nella seguente tabella:

(milioni di euro)

 

Riferimento normativo

Adeguamento trasferimenti all’INPS 2014

Importi a carico dello Stato riportati nell’Allegato 2

Fondo pensioni lavoratori dipendenti

Articolo 37, comma 3, lettera c), della L. 88/1989

539,55

 

Pensioni coltivatori diretti, coloni, mezzadri prima del 1° gennaio 1989

649,9

Gestione lavoratori autonomi

 

Gestione speciale minatori

3,08

Gestione ex ENPALS

71,45

Fondo pensioni lavoratori dipendenti

Articolo 59, comma 34, , della L. 449/1997

133,32

 

Gestione esercenti attività commerciali

 

Gestione artigiani

 

Gestione ex INPDAP

Articolo 2, comma 4, della L. 183/2011

61.02

2.321.88

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori spese parte corrente

 

Gestioni  previdenziali (adeguamento ISTAT)

733,9

733,9

733,9

 

 

 

 

 

 

Maggiori spese parte corrente

 

Gestioni  previdenziali (adeguamento ISTAT)

733,9

733,9

733,9

 

 

 

 

 

 

 

 

La relazione tecnica ricorda che l'articolo 3, comma 2 della legge 335/95 stabilisce che l'importo annuo da trasferire all’INPS dal bilancio dello Stato, ai sensi dell’articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88,  venga incrementato annualmente in base alle variazioni dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, aumentato di un punto percentuale.

Con lo stesso criterio viene adeguata la somma fissata dall'art. 59, comma 34 della legge 449/97 a titolo di concorso dello Stato all'onere pensionistico derivante dalle pensioni di invalidità liquidate anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 12 giugno 1984, n. 222, nonché la somma relativa ai trasferimenti alla gestione ex-INPDAP presso l’INPS di cui all’articolo 2, comma 4, della legge 12 novembre 2011 , n. 183, per l'anno 2014.

Pertanto, sono stati adeguati gli importi fissati per l'anno 2013 dall'art. 1, commi  2 e 3 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, in coerenza con i contenuti della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2013, nella misura del 3,0% per il 2013 e dell’1,6% per il 2014.

Conseguentemente, applicando l'incremento di un punto percentuale alle predette variazioni dei prezzi, si ottiene per l'anno 2014 un incremento pari a 539,55 milioni di euro  per quanto concerne la somma da trasferire ai sensi dell'art. 37 della legge 88/89, di 133,32  milioni di euro  per la somma da trasferire ai sensi dell'art. 59, comma 43, della legge 449/97, e di 61,02 milioni di euro  per la somma da trasferire ai sensi dell’articolo 2, comma 4, della legge 12 novembre 2011 , n. 183.

Per quanto riguarda le somme da ripartire tra le gestioni con conferenza dei servizi, tali somme sono da considerare al netto del trasferimento della somma attribuita alla gestione dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri per i trattamenti liquidati prima del 1 gennaio 1989, pari a 649,90 milioni di euro, e delle somme attribuite a fondo minatori ed ex-Enpals, pari rispettivamente a 3,08 e 71,45  milioni di euro.

In termini di maggiori oneri:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese parte corrente

 

Gestioni  previdenziali (adeguamento ISTAT)

733,9

733,9

733,9

 

 

 

 

 

 

 

In proposito, la RT afferma che i predetti oneri trovano copertura, in quanto il miglioramento dei saldi delle gestioni previdenziali conseguente all’incremento delle somme di cui ai commi  1 e 2 determina corrispondenti minori esigenze di  trasferimenti dovuti, a diverso titolo, alle medesime gestioni previdenziali.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori spese parte corrente

 

Gestioni  previdenziali (adeguamento ISTAT)

733,9

733,9

733,9

 

 

 

 

 

 

 

Pertanto, l’effetto complessivo sui saldi di finanza pubblica è il seguente:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese parte corrente

 

Gestioni  previdenziali (adeguamento ISTAT)

0

0

0

 

 

 

 

 

 

 

In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare.

 

Comma 4 – Disposizioni contabili in materia previdenziale

La norme riportano, mediante l’Allegato 2, i maggiori oneri, per l’anno 2012, destinati al finanziamento degli interventi relativi al sostegno della maternità e della paternità (di cui alla L. 53/2000) e pari a 571,021 milioni di euro.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle norme effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

La relazione tecnica afferma che la norma dispone una regolazione di effetti contabili, riferita ai risultati dell’ultimo bilancio consuntivo approvato dall’INPS (2012), intesa ad assicurare il coordinamento tra il bilancio dello Stato e le scritture contabili del predetto istituto; risulta quindi evidente che essa non determina alcun effetto di maggiore onerosità né sul bilancio dello Stato né sul Conto delle Pubbliche Amministrazioni. Infatti, da un lato, la norma dispone l’imputazione di somme già trasferite all’INPS e non utilizzate; dall’altro lato, si osserva che i maggiori importi corrisposti alla Gestione per il finanziamento degli interventi relativi al sostegno della maternità e della paternità sono già stati considerati, nell’ambito dei complessivi risultati e previsioni del predetto Conto delle pubbliche amministrazioni. In particolare, per le suddette maggiori esigenze finanziarie, per l’anno 2012, la norma prevede di utilizzare, per un importo di 571,021 milioni di euro, le risorse che risultano, sulla base del consuntivo 2012 dell’INPS, accantonate in specifici Fondi, in quanto trasferite alla medesima gestione in eccedenza rispetto agli oneri consuntivati per prestazioni e provvidenze varie.

 

In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare.

 

Comma 5 – Fondo per lo sviluppo e la coesione

La norma stabilisce in 54.810 mln la dotazione aggiuntiva del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, per il periodo di programmazione 2014-2020. Tali risorse, destinate esclusivamente per interventi di sviluppo, con il disegno di legge, sono iscritte in bilancio nella misura di 50 mln per l'anno 2014, 500 mln per l'anno 2015, 1.000 mln per l'anno 2016. Per gli anni successivi la quota è determinata in sede di legge di stabilità ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera e), della legge n. 196 del 2009.

Ciò implica che l’importo residuo di 42.298 mln sarà iscritto in bilancio con successive leggi di stabilità riferite al periodo 2017-2020.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese c/capitale

50

500

1.000

10

50

200

10

50

200

 

La relazione tecnica afferma che il dimensionamento del Fondo va affrontato in correlazione sia agli obiettivi di sviluppo che a quelli di finanza pubblica. Tenuto conto dell’attuale contesto, a differenza di quanto accaduto nei precedenti cicli di programmazione, nei quali il dimensionamento annuale era stato fissato allo 0,6 per cento del PIL, si propone l’identificazione di una soglia annuale più contenuta, pari allo 0,5 per cento, parte della quale da confermarsi a metà del ciclo di programmazione. L’applicazione della percentuale dello 0,5 per cento al valore del PIL 2012, pari a circa 1.566 miliardi di euro, porta a valutare in 7.830 milioni di euro la dotazione media annuale del Fondo che, su un ciclo di programmazione di durata di 7 anni, determinerebbe un ammontare per l’intero periodo pari a circa 54.810 milioni di euro.

Per assicurare l’efficienza delle scelte, operate dai diversi soggetti attuatori, la RT ritiene opportuno che, in questa prima fase, una parte delle risorse stimate necessarie per l’intero periodo di programmazione non sia garantita dall’immediata iscrizione in bilancio. Tale quota, pari a circa il 20 per cento (10.962 milioni), è da subordinare ad una verifica di metà periodo, da effettuare in preparazione della legge di stabilità per il 2019, sull’effettivo utile impiego delle prime risorse assegnate.

In conseguenza di quanto sopra, la prima quota da iscrivere in bilancio, ammonta a 43.810 milioni di euro, in linea peraltro con il valore del Fondo che si è riusciti ad assicurare, nonostante le riduzioni connesse con la crisi internazionale e le correlate esigenze di finanza pubblica, per il ciclo di programmazione in corso.

 

Il Governo, in risposta a quesiti emersi nel corso dell’esame presso il Senato circa gli effetti ascritti alla norma ai fini dell’indebitamento netto e del fabbisogno, che riflettono per il 2015 un indice di spendibilità diverso da quello previsto per gli altri esercizi, ha precisato che il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari rispecchia un profilo dell’indice di spendibilità che si ritiene consono all’andamento delle spese legato al suddetto Fondo. In particolare tale profilo tiene conto sia dell’entità delle risorse complessivamente stanziate (più modeste nel 2014 e più ingenti negli anni successivi), sia del fatto che tali risorse sono da riferirsi alla nuova programmazione per il periodo 2014-2020 (da cui deriva che nei primi anni l’incidenza della spesa rispetto agli stanziamenti potrà risultare minore di quella stimata per il resto del periodo di previsione). La ripartizione delle risorse per gli anni successivi 2017-2020, secondo quanto specificato nel predetto comma, verrà stabilita con la tabella E della legge di stabilità.

 

In merito ai profili di quantificazione, pur prendendo atto dei chiarimenti

forniti nel corso dell’esame presso il Senato, si rileva che gli effetti ascritti alla disposizione in termini di fabbisogno ed indebitamento non riflettono la tradizionale valenza attribuita, per cassa, agli stanziamenti del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (in genere rapportati, per ciascun anno, a circa 1/3 della dotazione in termini di SNF). In proposito appaiono utili precisazioni, anche al fine di poter valutare l’impatto di eventuali proposte di modifica degli stanziamenti in esame.

 

Commi da 6 a 9 – Fondi per il programma Aree interne del Paese

Le norme autorizzano la spesa di 3 milioni di euro nel 2014 e di 43,5 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016, a carico del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie[31] (comma 6). Tali risorse sono destinate prioritariamente al finanziamento di interventi[32] nei settori del trasporto pubblico locale (incluso quello a trazione elettrica)[33], dell’istruzione e dei servizi socio-sanitari (comma 7): interventi da attuarsi attraverso la cooperazione tra i diversi livelli istituzionali interessati e mediante la sottoscrizione di accordi di programma-quadro[34] (comma 8). Ai fini di una valutazione in ordine a successivi rifinanziamenti dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 2, il Ministro per la coesione territoriale presenta annualmente al CIPE i risultati degli interventi posti in essere nel periodo di riferimento (comma 9).

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme.

 

La relazione tecnica riferita al testo iniziale nulla aggiunge al contenuto delle norme.

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la modifica introdotta non comporta effetti finanziari negativi.

Si assume, quindi, che con la richiamata modifica il testo si limiti a specificare la finalizzazione di risorse già individuate dal disegno di legge di stabilità.

 

La relazione illustrativa precisa che le Aree Interne rappresentano una delle opzioni strategiche d’intervento per la programmazione 2014-2020. Per le aree-progetto selezionate il finanziamento degli interventi di sviluppo locale sarà integrato da due condizioni vincolanti: l’adeguamento della qualità dei servizi di istruzione, salute e mobilità; l’associazione fra i comuni partecipanti per la gestione dei servizi.

 

Nel corso dell’esame presso il Senato il Governo ha precisato[35], in risposta ai rilievi formulati dalla Commissione Bilancio, che le norme prevedono utilizzi di risorse già autorizzate dalla legislazione preesistente, nell’ambito del Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che gli effetti finanziari delle norme in esame non sono inclusi nel prospetto riepilogativo. Inoltre il testo precisa i settori ma non le tipologie di intervento che si prevede di finanziare. Andrebbero quindi acquisiti elementi volti a confermare la corrispondenza temporale (con particolare riferimento ai saldi di fabbisogno e di indebitamento) fra gli oneri previsti dal testo e le risorse utilizzate a copertura (Fondo per l’attuazione delle politiche comunitarie).

Qualora dovesse implicitamente intendersi che la spesa e la relativa copertura abbiano uguali effetti sui tre saldi, tale corrispondenza andrebbe comunque suffragata alla luce delle specifiche tipologie di intervento da finanziare, considerato che il Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie può dare copertura sia ad oneri di parte corrente sia ad oneri in conto capitale.

Nulla da osservare con riferimento al comma 9 (che prevede la possibilità di successivi rifinanziamenti dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 6), nel presupposto che tali rifinanziamenti siano approvati con successive norme di rango legislativo.

 

Comma 10 – Destinazione di risorse all’ICE

La norma, introdotta nel corso dell’esame al Senato, stabilisce che, per l'attivazione, in collaborazione con le università che hanno sede in Sicilia di percorsi formativi e per la concessione di borse di studio  a giovani in possesso almeno di istruzione superiore provenienti dai Paesi  extraeuropei del bacino del Mediterraneo, finalizzati all’avvio di piccole attività imprenditoriali nei Paesi di origine, è destinato 1 milione di euro alla Agenzia ICE per l'anno 2014.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese correnti

 

Agenzia ICE  - Borse di studio

1,0

 

 

1,0

 

 

1,0

 

 

 

 

La relazione tecnica specifica che la disposizione prevede l’assegnazione di 1 milione di euro alla Agenzia ICE per l'anno 2014, per l'attivazione, in collaborazione con le Università che hanno sede in Sicilia, di percorsi formativi e la concessione di borse di studio a giovani provenienti dai paesi extraeuropei del bacino del Mediterraneo finalizzati all'avvio di piccole attività imprenditoriali nei paesi di origine.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno rilievi da formulare essendo l’onere configurato come limite di spesa.

 

 

Comma 11 – Agevolazioni per gli investimenti privati

La norma, per la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati e per la realizzazione di interventi ad essi complementari e funzionali di cui all'articolo 43 del decreto-legge n. 112 del 2008, autorizza la spesa di 50 mln di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015 e di 100 mln di euro per l'anno 2016, da utilizzare per l'erogazione di finanziamenti agevolati. Le predette risorse saranno destinate, per il cinquanta per cento, a contratti di sviluppo nel settore industriale - inclusi quelli relativi alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli ed ittici - e, per il restante cinquanta per cento, a contratti di sviluppo in ambito turistico.

Il riferimento ai prodotti ittici è stato introdotto nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese c/capitale

50

50

100

20

50

100

 

 

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo originario, oltre a descrivere la norma, precisa che le risorse saranno utilizzate esclusivamente per l’erogazione di finanziamenti agevolati, in modalità rotativa, senza effetti in termini di indebitamento netto. La RT riferita al maxiemendamento approvato dal Senato, riguardo alla modifica che estende ai contratti di sviluppo relativi alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti ittici la possibilità di essere destinatari delle risorse del Fondo , precisa che, poiché non è previsto un incremento della dotazione finanziaria del medesimo Fondo, alla disposizione non si ascrivono effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

Il Governo, in risposta a quesiti emersi nel corso dell’esame presso il Senato circa la natura del Fondo, ha precisato la volontà di prevedere interventi agevolati solo di natura rotativa, in linea con quanto riportato nella relazione tecnica e nel prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento. E’ stato altresì rilevato che sarebbe stata valutata l’opportunità di un eventuale emendamento per chiarire nel testo la natura rotativa dell’agevolazione.

 

In merito ai profili di quantificazione, si segnala che la natura rotativa del fondo oggetto di finanziamento, asserita dalla RT e precisata nei chiarimenti forniti presso il Senato, non si evince espressamente dal testo in esame né dall’ articolo 43, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008.

 

Comma 12 – Fondo per la crescita sostenibile

La norma incrementa la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23, comma 2, del decreto-legge n. 83 del 2012, di 100 mln di euro per l'anno 2014 e 50 mln per l'anno 2015.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spesa in c/capitale

100

50

 

50

50

50

 

 

 

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere la norma, precisa che le risorse saranno utilizzate esclusivamente per l’erogazione di finanziamenti agevolati, in modalità rotativa, senza effetti in termini di indebitamento netto.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare nel presupposto dell’utilizzo rotativo delle risorse del Fondo.

 

Comma 13 – Fondo rotativo per l’internazionalizzazione delle imprese

La norma incrementa la dotazione del Fondo rotativo di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 251 del 1981, di 50 mln di euro per l'anno 2014, per favorire l'internazionalizzazione delle imprese italiane.

Una disposizione introdotta nel corso dell’esame al Senato ha previsto che una quota del 40 per cento dell’incremento sia destinato alle imprese del settore agroalimentare che si aggregano per finalità di promozione, sviluppo e consolidamento sui mercati esteri, attraverso strutture associative che sviluppino competenze, strumenti ed occupazione nel campo dell’internazionalizzazione delle imprese.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese c/capitale

50

 

 

25

25

 

 

 

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere la norma, precisa che le risorse saranno utilizzate esclusivamente per l’erogazione di finanziamenti agevolati, in modalità rotativa, senza effetti in termini di indebitamento netto. La RT riferita al maxiemendamento approvata dal Senato non ascrive alla modifica introdotta effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.

 

Comma 14 – Rifinanziamento Fondo SIMEST

La norma, introdotta durante l’esame al Senato, incrementa di 200 mln per il 2014 la dotazione del Fondo di cui all’art. 3 della legge n. 295/1973. La predetta somma è rinvenuta sulle disponibilità giacenti sul conto corrente di tesoreria di cui all’art. 7, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 143/1998, che è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata al predetto fondo per le finalità connesse al credito all’esportazione.

Il comma 2-bis dell’art. 7 D.Lgs. n. 143/1998 dispone che le somme recuperate, riferite ai crediti indennizzati dalla SACE inseriti negli accordi bilaterali intergovernativi di ristrutturazione del debito, stipulati dal Ministero degli affari esteri d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, affluite sino alla data di trasformazione della SACE nella SACE S.p.A. nell'apposito conto corrente acceso presso la Tesoreria centrale dello Stato, intestato al Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro, restano di titolarità del Ministero dell'economia e delle finanze, Dipartimento del tesoro. Questi è autorizzato ad avvalersi delle disponibilità di tale conto corrente per finanziare la sottoscrizione di aumenti di capitale della SACE S.p.A. e per onorare la garanzia statale degli impegni assunti dalla SACE S.p.A., ai sensi delle disposizioni vigenti, nonché per ogni altro scopo e finalità connesso con l'esercizio dell'attività della SACE S.p.A. nonché con l'attività nazionale sull'estero, anche in collaborazione o coordinamento con le istituzioni finanziarie internazionali, nel rispetto delle esigenze di finanza pubblica.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese

c/capitale

 

 

 

 

   20

   20

 

   20

   20

 

 

La relazione tecnica riferita al testo approvato dal Senato, precisa che la disposizione rifinanzia per l'importo di 200 milioni di euro nel 2014, il c.d. Fondo 295/1973, gestito da SIMEST, che eroga contributi in conto interessi a sostegno delle esportazioni a pagamento differito (stabilizzazione del tasso di interesse e smobilizzi) e degli investimenti all'estero (artt. 14, 20 e 21 del D. Lgs.l43/1998), nel rispetto dell'accordo internazionale OCSE denominato Arrangement on officially supported export credits (detto Consensus). In relazione agli impegni che saranno assunti nel prossimo triennio, tenendo conto del dato storico, si può stimare che le erogazioni - a valere sui 200 milioni in questione - potranno attestarsi sul l 0% massimo all’anno. In particolare, le operazioni di stabilizzazione potranno comportare esborsi annuali pari a circa 3-4 milioni e quelle di smobilizzo circa 17-16 milioni annui (per un totale di circa 20 mln di euro).

Per la copertura degli oneri, in termini di saldo netto da finanziare, si provvede mediante corrispondente versamento ali' entrata del bilancio dello Stato di 200 milioni di euro a valere sulle disponibilità giacenti sul conto corrente di tesoreria 20013, relativo al Fondo di cui all'art. 5 D.Lgs. 170/1999 (Fondo relativo alla sottoscrizione di aumenti di capitale della SACE SpA), Fondo per il quale allo stato non sussiste l'esigenza di attingere per la sottoscrizione di aumenti di capitale o escussione garanzia statale, in considerazione della solidità patrimoniale di SACE S.p.A. La norma determina maggiori spese per 20 milioni di euro annui in termini di indebitamento e fabbisogno dal 2015, alla cui compensazione si provvede mediante l'utilizzo del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente di cui all'art. 6, comma 2, del decreto-legge n. 154 del 2008.

 

In merito ai profili di quantificazione, andrebbero esplicitate le ragioni sottostanti la quantificazione in 20 mln annui dell’effetto stimato in termini di fabbisogno e di indebitamento netto e la proiezione temporale dell’onere medesimo. In proposito si evidenzia che la RT indica la decorrenza della spesa dal 2015 senza precisare se alla stessa debba o meno attribuirsi carattere permanente. Tale indicazione appare necessaria al fine di verificare la compatibilità dell’onere con l’effettiva consistenza e la proiezione temporale attualmente attribuita al Fondo per la compensazione degli effetti finanziari conseguenti all’attualizzazione dei contributi pluriennali, le cui risorse sono utilizzate a fini di compensazione.

 

Comma 15 – Fondo settore aeronautico

La norma dispone che le somme derivanti dalle restituzioni dei finanziamenti concessi alle imprese ai sensi dell'art. 3 della legge n. 808/1985 vengano riassegnate agli appositi capitoli dello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, per le medesime finalità.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori  entrate extra tributarie

30,0

30,0

30,0

 

 

 

 

 

 

Maggiori spese in conto capitale

 

 

 

30,0

30,0

30,0

30,0

30,0

30,0

 

 

La relazione tecnica afferma, tra l’altro, che nel comparto aerospaziale, i programmi di ricerca e sviluppo sono caratterizzati da costi e durata tali che non possono essere sostenuti finanziariamente solo dagli operatori industriali, ma richiedono anche il sostegno strutturale dello Stato; a tale proposito, la RT  precisa che la legge n. 808/1985, ha consentito all’industria italiana del settore di recuperare competitività sul piano internazionale. Gli interventi della legge n. 808/1985 sono rappresentati da finanziamenti a tasso zero che, una volta concluso l’iter delle erogazioni (15 anni mediamente), vengono restituiti dalle imprese, secondo un piano di ammortamento. Le restituzioni vengono effettuate sul capitolo 3597 (entrate extratributarie).

La RT evidenzia, altresì, che la norma in esame è finalizzata a “rimettere in circolo” le risorse derivanti dalle restituzioni dei finanziamenti da parte delle imprese, consentendone la riassegnazione sui capitoli di spesa della legge n. 808/1985 al fine di finanziare nuovi programmi. La RT stima un onere pari a 30 milioni di euro, corrispondente all’importo iscritto sul predetto capitolo di entrata nel disegno di legge di bilancio 2014-2016 e in linea con il valore delle restituzioni degli ultimi anni.

 

In merito ai profili di quantificazione, andrebbero forniti chiarimenti circa gli effetti ascritti alla norma sui saldi di finanza pubblica. Da quanto evidenziato nel prospetto riepilogativo, infatti, in corrispondenza di ciascun esercizio del triennio 2014-2016, si produrrebbe un effetto di perfetta coincidenza tra il momento in cui le somme riaffluiscono al bilancio dello Stato e il momento in cui sono spese sotto forma di contributi alle imprese.

 

Commi 16, 18 e 19 – Imprenditoria giovanile in agricoltura

Le norme dispongono che gli interventi per l'accesso al mercato dei capitali, di cui alla legge 289/2002, debbano essere prioritariamente rivolti ai giovani imprenditori dei settori agricolo e ittico (comma 16).

Il testo fa riferimento all’articolo 66, comma 3, della legge 289/2002, che ha introdotto un regime di aiuti (conforme al diritto comunitario) volto a facilitare l'accesso al mercato dei capitali da parte delle imprese agricole. Sulla base di tale norma è stato successivamente previsto[36] il conferimento all’ISMEA - attraverso il Fondo di investimento nel capitale di rischio – di risorse da destinare alle predette finalità attraverso apposite operazioni finanziarie.

Si prevede inoltre che possano formare oggetto delle operazioni di riordino fondiario - nell’ambito delle dismissioni di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola - anche i terreni appartenenti a regioni, province e comuni. Ciò per favorire l’imprenditoria giovanile in agricoltura (comma 18).

Il testo fa riferimento all’articolo 66 del DL 1/2012, in base al quale sono state disciplinate le modalità di alienazione dei terreni agricoli, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato e degli enti pubblici nazionali. Tali beni possono formare oggetto delle operazioni di riordino fondiario di cui all'articolo 4 della legge 441/1998 (ricomposizioni fondiarie mediante acquisto o ampliamento di aziende con l’assistenza finanziaria dell’ISMEA, prioritariamente a favore di giovani agricoltori). Il medesimo articolo 66 ha previsto, al comma 7, che anche le regioni, le province e i comuni possano vendere o cedere in locazione i beni agricoli di loro proprietà, riservandone una quota ad agricoltori giovani. A tal fine gli enti territoriali possono avvalersi dell’Agenzia del demanio che, in caso di vendita, provvederà al versamento - ai medesimi enti - di quanto ricavato, al netto dei costi sostenuti. Si ricorda che al richiamato articolo 66 non sono stati ascritti effetti finanziari.

Le norme individuano, infine, i criteri cui gli enti proprietari devono attenersi per l’affitto o la concessione di terreni agricoli a giovani imprenditori agricoli. In particolare, fermo restando che l’assegnazione non può avvenire ad un canone inferiore rispetto a quello base indicato nell’avviso pubblico o nel bando di gara, l’assegnazione dei terreni avviene al canone base indicato nell’avviso o nel bando quando abbiano manifestato interesse all’affitto o alla concessione amministrativa giovani imprenditori agricoli. In caso di pluralità di richieste da parte di soggetti che integrano tutti i predetti requisiti, si procede mediante sorteggio, fermo restando il canone base (comma 19).

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme.

 

La relazione tecnica  afferma che le norme non comportano effetti negativi per la finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, con riferimento al comma 18, si osserva che la normativa vigente (articolo 66 del DL 1/2012) ha già previsto la possibilità, per gli enti territoriali, di vendere o di cedere in locazione i beni agricoli di loro proprietà. A tali norme non erano stati ascritti effetti finanziari. Conseguentemente, la possibilità – prevista dal comma 18 in esame – di includere nelle operazioni di riordino fondiario anche i terreni demaniali di proprietà dei medesimi enti non sembra incidere sulla generale neutralità finanziaria della disciplina. In proposito, pertanto, non si formulano osservazioni.

Comma 17 – Obblighi di comunicazione per imprenditori agricoli

Normativa vigente Il decreto legge n. 179/2012 ha introdotto (articolo 36, comma 8-bis) l’obbligo a carico dei produttori agricoli[37] di inviare la comunicazione annuale delle operazioni rilevanti ai fini IVA di cui all’art. 21 del D.L. n. 78/2010 (c.d. spesometro). La relazione tecnica allegata al DL n. 179 non ha attribuito alcun effetto finanziario alla disposizione richiamata in quanto ha affermato che l’art. 21 del DL n. 78/2010, cui la stessa rinvia, non esclude gli imprenditori agricoli dall’obbligo di comunicazione annuale IVA.

Tuttavia, si segnala che la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 1/E del 15 febbraio 2013 – dopo aver ricordato che lo “spesometro” è stato introdotto al fine di rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione finanziaria per il contrasto e la prevenzione dei comportamenti fraudolenti, soprattutto in materia di IVA, dall’art. 21 del D.L. n. 78/2010” – afferma che l’art. 36, comma 8-bis, del D.L. n. 179/2012 ha esteso tale obbligo anche ai produttori agricoli in regime di esonero ai sensi dell’art. 34, sesto comma, del DPR n. 633/1972, che prima erano esclusi. La circolare ricorda che tale ampliamento consente di rendere più efficienti le attività di controllo relative alla rintracciabilità dei prodotti agricoli e alimentari, ai sensi dell’art. 18 del regolamento CE 28 gennaio 2002, n. 178/2002, in tema di sicurezza alimentari. 

 

La norma, inserita dal Senato, abroga il sopra richiamato comma 8-bis che estende l’obbligo di presentazione della comunicazione IVA agli imprenditori agricoli.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma.

 

La relazione tecnica riferita al testo approvato al Senato afferma che la modifica interessa aspetti procedurali e che pertanto non comporta effetti finanziari, coerentemente con quanto disposto in sede di valutazione della disposizione originaria alla quale non erano stati ascritti effetti.

 

In merito ai profili di quantificazione, pur considerando che alla norma che aveva esteso l’applicazione dello spesometro ai produttori agricoli non erano stati ascritti effetti, si segnala che la disposizione in esame appare suscettibile di ridurre gli effetti di controllo dell’Amministrazione finanziaria finalizzati al contrasto all’evasione fiscale, anche in considerazione di quanto affermato nella circolare n. 1/E sopra illustrata. Sul punto appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.

 

Comma 20- Acconto imposte società agricole

Normativa vigente La legge di stabilità 2013[38] ha abrogato, a decorrere dal 2015, le disposizioni agevolative in favore delle società agricole contenute nei commi 1093 e 1094 della legge n. 296 del 2006. La norma (articolo 1, comma 513) ha stabilito che l’abrogazione introdotta rileva ai fini della determinazione degli acconti dovuti per l’anno 2015. La relazione tecnica allegata quantifica il maggior gettito annuo, in termini di competenza, in 43,7 milioni. Considerando una misura dell’acconto pari al 75%, gli effetti ascritti ammontano a 32,8 nel 2015 e a 43,7 milioni a decorrere dal 2016.

 

La norma, modificando il comma 513 della legge di stabilità 2013, stabilisce che l’abrogazione delle agevolazioni fiscali per le società agricole, rileva ai fini della determinazione dell’acconto delle imposte sui redditi per i due periodi imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2014.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma.

 

La relazione tecnica riferita al testo approvato al Senato, dopo aver illustrato la disposizione in esame, afferma che la modifica non determina alcun effetto finanziario in quanto:

-               in via generale, i contribuenti già a legislazione vigente, in sede di determinazione dell’acconto dovuto per il 2016 si commisurano ad un rigo differenza (quello del periodo di impresa precedente, quindi il 2015) che già tiene conto dell’abolizione di dette agevolazioni (ed è quindi tendenzialmente maggiore);

-               in sede di relazione tecnica originaria al provvedimento la quantificazione ha già tenuto conto di questa fattispecie, essendo la stima dei maggiori acconti 2015 e seguenti già commisurata all’abrogazione delle agevolazioni in esame.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare.

 

Commi 21 – 24 - Spesa per investimenti nel settore navale ed aeronautico

Le norme, oggetto di modifica ed integrazione al Senato recano una serie di autorizzazioni di spesa per investimenti nel settore navale ed aeronautico.

In particolare  vengono autorizzati contributi di durata ventennale[39], rispettivamente di 40 milioni a decorrere dal 2014, di 110 milioni a decorrere dal 2015 e di 140 milioni a decorrere dal 2016, al fine di assicurare il mantenimento di adeguate capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi della difesa nazionale e nel quadro di una politica comune europea (comma 21).

La norma nel testo originario autorizzava contributi pluriennali per 80 milioni a decorrere dal 2014, 120 milioni a decorrere dal 2015 e di 140 milioni a decorrere dal 2016. Per effetto delle modifiche apportate, pertanto, si evidenzia una minor spesa per 40 milioni nel 2014, e 50 milioni a decorrere dal 2015.

Vengono, inoltre, autorizzati (comma 22) i seguenti contributi ventennali rispettivamente pari a:

·         30 milioni a decorrere dal 2014 e 10 milioni a decorrere dal 2015, per il finanziamento dei programmi di ricerca e sviluppo nel settore aeronautico[40] (comma 22, primo periodo);

·         5 milioni a decorrere dal 2014, al fine di garantire la prosecuzione degli interventi in favore degli investimenti delle imprese marittime[41] (comma 22, secondo periodo);

·         5 milioni a decorrere dal 2014, per il finanziamento di progetti innovativi di prodotti e di processi nel campo navale già avviati[42] negli anni 2012 e 2013 (comma 22, terzo periodo).

Viene, altresì previsto che il Ministro della difesa riferisca in sede di presentazione al Parlamento del documento in materia di ammodernamento e rinnovamento dei sistemi d'arma[43] in merito allo sviluppo bilanciato di tutte le componenti dello strumento militare (comma 23).

Viene, infine, disposto che il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali[44] venga ridotto di 30 milioni per il 2015, di 50 milioni per il 2016 e di 70 milioni a decorrere dal 2017 (comma 24).

 

Il prospetto riepilogativo, riferito al testo licenziato al Senato, ascrive al comma 21 i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

40,0

150,0

290,0

 

10,0

55,0

 

 

 

 

Il prospetto riepilogativo, riferito al testo licenziato al Senato, ascrive al comma 22 i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

Programmi di ricerca e sviluppo nel settore aeronautico

30,0

40,0

40,0

 

7,0

20,0

 

7,0

20,0

Maggiori spese correnti

Investimenti delle imprese marittime

5,0

5,0

5,0

 

1,5

6,0

 

1,5

6,0

Maggiori spese in conto capitale

Progetti innovativi in campo navale

5,0

5,0

5,0

 

1,5

4,0

 

1,5

4,0

 

La relazione tecnica afferma che le modifiche e le integrazioni introdotte, al Senato prevedono che i contributi già assegnati, nel testo originario del provvedimento, per il consolidamento della flotta navale siano destinati al finanziamento di:

·         programmi di ricerca e sviluppo di cui all’art. 3, della legge n. 808/1985, di cui al successivo comma 22, primo periodo prevedendo due contributi ventennali, rispettivamente di 30 milioni e decorrere dal 2014 e di 10 milioni a decorrere dal 2015;

·         prosecuzione degli interventi di cui all’art. 3, della legge n. 88/2001, in favore degli investimenti delle imprese marittime, già approvati dalla Commissione europea con decisione SG (2001) D/285716 del 1° febbraio 2001, mediante la previsione di un contributo ventennale di 5 milioni di euro a decorrere dal 2014, fattispecie disciplinata al comma 22, secondo periodo;

·         progetti innovativi di prodotti e di processi nel campo navale avviati nel 2012 e nel 2013, ai sensi della disciplina europea degli aiuti di Stato alla costruzione navale n. 2011/C364/06, in vigore dal 1° gennaio 2012, con un contributo ventennale di 5 milioni di euro a decorrere dal 2014, fattispecie disciplinata al comma 22, terzo periodo;

La RT afferma che, sotto il profilo del saldo netto da finanziare la proposta emendativa è neutrale, trattandosi di un mero diverso utilizzo di risorse già previste.

Per quanto riguarda in particolare l’indebitamento, la RT precisa che tenuto conto della natura degli interventi previsti dalla legge n. 808/1985, dei tempi tecnici per l’utilizzo delle risorse, che avverrà in erogazione diretta, nonché degli altri due interventi, si determineranno effetti finanziari negativi valutabili complessivi in 10 milioni di euro nel 2015 e, in 30 milioni di euro nel 2016 e in 50 milioni di euro dal 2017, alla cui compensazione si provvede mediante l’utilizzo del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente[45] di cui all’art. 6, comma 2, del DL n. 154/2008 di cui al comma 24

 

In merito ai profili di quantificazione, non appare chiara la natura corrente della spesa di cui al comma 22, secondo periodo, evidenziata nel prospetto riepilogativo. La spesa in riferimento, essendo finalizzata a garantire la prosecuzione degli interventi in favore degli investimenti delle imprese marittime, sembrerebbe possedere, anche alla luce dell’impatto ascritto sul fabbisogno e sull’indebitamento, natura in conto capitale. Sul punto appare opportuno un chiarimento del Governo.

Comma 25 – Programma Te.T.Ra. per Forze di Polizia

La norma autorizza la spesa di 50 milioni per il 2014 e 70 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2020 per la prosecuzione della Programma TETRA[46].

L’art. 1, comma 209, della legge n. 228/2012 (legge di stabilità 2013) ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per il 2013 e di 50 milioni di euro per il 2014 (con pari effetti sui tre saldi di finanza pubblica) per la predisposizione da parte del Ministero dell’interno di un programma straordinario di interventi per il completamento del sistema digitale radiomobile standard tra i corpi di Polizia (Te.T.Ra.). La norma prevede, altresì, che all’attuazione del programma, l’Amministrazione possa assumere, nei limiti delle risorse disponibili, impegni pluriennali, corrispondenti alle rate di ammortamento dei mutui contratti dai fornitori.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

50,0

70,0

70,0

25,0

50,0

70,0

25,0

50,0

70,0

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare essendo il maggior onere limitato all’entità della disposta autorizzazione di spesa. Nulla da osservare, altresì, con riguardo agli effetti ascritti dalla norma sui saldi.

Ai fini della contabilizzazione pubblica degli investimenti[47], con specifico riguardo alla realizzazione di opere pubbliche finanziate[48] dallo Stato, nel caso degli investimenti diretti, mentre sul saldo netto da finanziare viene contabilizzato lo stanziamento autorizzato dalla norma, su fabbisogno e indebitamento netto si determina un impatto differente. Tale impatto, viene, infatti, stimato sul saldo netto da finanziare sulla base del grado di spendibilità delle somme - la cui valutazione tiene anche conto delle procedure di spesa sottostanti - con un incidenza, in termini di evidenza statistica, di circa il 30 per cento - almeno sul primo anno - della spesa prevista nell’anno in cui lo stanziamento viene iscritto in bilancio. Sull’indebitamento netto viene registrato, altresì, il valore dei beni che si prevede saranno consegnati nel periodo di riferimento.

Comma 26 – Finanziamento di CDP a grandi imprese

La normativa vigente[49] prevede che le operazioni effettuate dalla Cassa depositi e prestiti nell’ambito della cd. “gestione separata”, ovvero a valere sul risparmio postale, possano assumere qualsiasi forma, quale quella della concessione di finanziamenti, del rilascio di garanzie, di assunzione di capitale di rischio o di debito e possano essere realizzate anche a favore delle piccole e medie imprese per finalità di sostegno all’economia. Tali operazioni possono essere effettuate attraverso l’intermediazione di soggetti autorizzati all’esercizio del credito ovvero in via diretta. Tale ultima forma è esclusa nel caso di interventi a favore delle piccole e medie imprese.

 

La norma dispone che le operazioni di finanziamento condotte da CDP per finalità di sostegno all’economia nell’ambito della gestione separata, finora limitate alle piccole e medie imprese, possano essere effettuate anche nei confronti di grandi imprese.

La modifica apportata al Senato specifica ulteriormente che le operazioni condotte da CDP a favore delle imprese, effettuabili esclusivamente mediante intermediazione di istituti finanziari, debbano avere la finalità di sostegno all’economia.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma.

 

La relazione tecnica sottolinea che l’intervento di CDP continua ad essere effettuato in via indiretta ed afferma che la norma non comporta effetti negativi sulla finanza pubblica.

Nella Nota del Governo, depositata al Senato, si afferma che la modifica apportata, di carattere strettamente ordinamentale e priva di effetti finanziari, mira a chiarire la portata della disposizione già presente nel disegno di legge, definendo gli ambiti di intervento della CDP in favore delle imprese.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che, tenuto conto che la gestione separata opera utilizzando mezzi di provvista assistiti dalla garanzia dello Stato, appare necessario acquisire elementi informativi in relazione al maggiore profilo di rischio connesso all’estensione alle grandi imprese degli impieghi della Cassa. Infatti, pur trattandosi, come sottolineato dalla relazione tecnica, di interventi effettuati in via indiretta, per il tramite di istituti di credito o fondi comuni di investimento, non appare chiaro con quali modalità possa essere garantito che, in caso di insolvenza di grandi imprese beneficiarie del sostegno finanziario della CDP, quest’ultima non subisca riflessi finanziari negativi.

Nulla da osservare con riferimento alla modifica apportata al Senato.

 

Commi da 27 a 33 – Sostegno alle piccole e medie imprese

La norma, introdotta nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, prevede alcune misure a sostegno delle piccole e medie imprese nonché disposizioni relative all’attività di Cassa Depositi e Prestiti. In particolare:

-              viene consentito alla CDP di finanziare operazioni assistite da garanzia non solo della SACE, ma anche di altri istituti assicurativi le cui obbligazioni sono garantite dallo Stato (comma 27);

-              viene soppressa la previsione in forza della quale la raccolta di fondi della CDP “è effettuata esclusivamente presso investitori istituzionali" (comma 28);

-              si prevede che CDP possa acquistare titoli emessi nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione aventi ad oggetto crediti verso piccole e medie imprese, al fine di accrescere il volume del credito alle PMI. Gli acquisti dei predetti titoli possono essere garantiti dallo Stato. Agli eventuali oneri derivanti da escussioni delle garanzie si provvede a valere sulle disponibilità del Fondo di garanzia per le piccole e medie-imprese di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge n. 662/1996 (comma 29);

-              viene integrato il comma 11 dell’articolo 5 del DL 269/2003, prevedendo che, per l'attività della gestione separata di CDP s.p.a., il Ministro dell'economia e delle finanze determini con propri decreti di natura non regolamentare, con riferimento a ciascun esercizio finanziario, le esposizioni assunte o previste da CDP, ai sensi del comma 7, lett. a)[50] dell’articolo 5 del D.L. n. 269/2003 che possono essere garantite dallo Stato, anche a livello pluriennale. La garanzia dello Stato può essere rilasciata a prima domanda, con rinuncia all’azione di regresso su CDP s.p.a., deve essere onerosa e compatibile con la normativa dell’Unione europea in materia di garanzie onerose concesse dallo Stato a condizioni di mercato (comma 30);

-              al fine di riordinare il sistema delle garanzie per l'accesso al credito delle famiglie e delle imprese, del più efficiente utilizzo delle risorse pubbliche e della garanzia dello Stato, viene istituito il Sistema Nazionale di Garanzia che ricomprende i seguenti fondi (comma 31):

a)      il Fondo di garanzia PMI di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge n. 662 del 1996, alla cui amministrazione sono apportate modifiche, prevedendo che essa sia affidata, in sostituzione del Comitato di amministrazione di cui all'articolo 15, comma 3, della legge 7 agosto 1997, n. 266, ad un Consiglio di gestione composto solo da rappresentanti ed esperti delle pubbliche amministrazioni interessate[51], cui viene riconosciuto un compenso annuo pari a quello già previsto per i componenti del Comitato di amministrazione. Nell’ambito del medesimo Fondo di garanzia viene, inoltre, prevista la creazione di una sezione speciale di garanzia "Progetti di Ricerca e Innovazione", con una dotazione iniziale, nell'ambito delle correnti disponibilità del Fondo di garanzia, di 100 milioni di euro, stanziamento che potrà essere incrementato anche da quota parte delle risorse della programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali comunitari. La Sezione è destinata alla concessione, a titolo oneroso, di garanzie a copertura delle "prime perdite" su portafogli di un insieme di progetti di ammontare minimo pari a 500.000.000 euro costituiti da finanziamenti concessi dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) direttamente o attraverso banche e intermediari finanziari, per la realizzazione di grandi progetti per la ricerca e l'innovazione industriale posti in essere da imprese di qualsiasi dimensione, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese, alle reti di imprese e ai raggruppamenti di imprese individuati sulla base di uno specifico accordo-quadro di collaborazione tra il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell'economia e delle finanze e la BEI. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono definiti i criteri, le modalità di selezione e le caratteristiche dei progetti da includere nel portafoglio, le tipologie di operazioni ammissibili e la misura massima della garanzia in relazione al portafoglio garantito, nonché le modalità di concessione, di gestione e di escussione della medesima garanzia;

b)      il Fondo di garanzia per la prima casa per la concessione di garanzie, a prima richiesta, su mutui ipotecari o su portafogli di mutui ipotecari, istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze, cui sono attribuite risorse pari a euro 200 milioni per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, nonché le attività e le passività del Fondo per l'accesso al credito per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie[52]. Il Fondo di garanzia per la prima casa opera con il medesimo conto corrente di tesoreria di tale ultimo Fondo. La garanzia del Fondo è concessa nella misura massima del 50 per cento della quota capitale, tempo per tempo in essere sui finanziamenti connessi all'acquisto e ad interventi di ristrutturazione e accrescimento dell'efficienza energetica, di unità immobiliari, site sul territorio nazionale, da adibire ad abitazione principale del mutuatario, con priorità per l'accesso al credito da parte delle giovani coppie o dei nuclei familiari monogenitoriali con figli minori, nonché dei giovani di età inferiore ai trentacinque anni titolari di un rapporto di lavoro atipico[53]. Gli interventi del Fondo di garanzia per la prima casa sono assistiti dalla garanzia dello Stato, quale garanzia di ultima istanza. La dotazione del Fondo può essere incrementata mediante versamento di contributi da parte delle regioni e di altri enti e organismi pubblici. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono stabilite le norme di attuazione del Fondo, nonché i criteri, le condizioni e le modalità per l'operatività della garanzia dello Stato e per l'incremento della dotazione del Fondo;

-              si prevede, inoltre, che mediante riduzione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione[54] e in coerenza con le relative finalità, sono assegnati 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Con apposita delibera del CIPE sono altresì assegnati al predetto Fondo di garanzia, a valere sul medesimo Fondo per lo sviluppo e la coesione, ulteriori 600 milioni di euro. Il CIPE tiene conto degli stanziamenti in sede di assegnazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Con la predetta delibera CIPE sono emanate, nel rispetto delle vigenti modalità operative di funzionamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, specifiche direttive per assicurare il più ampio accesso delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno agli interventi del Fondo, anche tramite l'individuazione di eventuali priorità di accesso alla garanzia tenuto conto dei soggetti beneficiari e delle operazioni finanziarie ammissibili. La dotazione del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali[55] è ridotta di 15 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015 (comma 32);

-              infine si prevede che, al fine di favorire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese, sono destinati in parti uguali una quota del diritto annuale di cui all'articolo 18, comma 1, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580, e una quota del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro per l'anno 2014, 150 milioni di euro per l'anno 2015 e 200 milioni di euro per l'anno 2016 per costituire un Fondo presso Unioncamere con la finalità di patrimonializzare i Confidi sottoposti alla vigilanza della Banca d'Italia ovvero i Confidi che realizzeranno operazioni di fusione finalizzate all'iscrizione nell'elenco o nell'albo degli intermediari vigilati dalla Banca d'Italia, nei successivi 24 mesi dalla data di pubblicazione della legge in esame. Previa autorizzazione della Commissione europea, con decreto non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze sono adottate le disposizioni di attuazione e definiti i requisiti di accesso per i Confidi (comma 33).

 

Il prospetto riepilogativo riferito alle modifiche, introdotte nel corso dell’esame presso il Senato, ascrive alle stesse i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica. 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori spese in conto capitale:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa

20

20

 

 

 

 

 

 

 

Riduzione fondo sviluppo e coesione

200

200

200

 

 

 

 

 

 

Fondo di garanzia piccole e medie imprese

50

75

100

 

 

 

 

 

 

Maggiori spese in conto capitale:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo garanzia prima casa

220

220

200

7

10

10

7

10

10

Fondo di garanzia piccole e medie imprese

200

200

200

15

15

15

15

15

15

Fondo per la patrimonializzazione e l’accesso al credito delle PMI

50

75

100

10

50

70

10

50

70

 

La relazione tecnica allegata alle modifiche introdotte nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, con riferimento ai commi 27 e 28, afferma che tali disposizioni non hanno riflessi negativi sulla finanza pubblica, in quanto il comma 27 è diretto a consentire alla CDP di potenziare l'attività di sostegno finanziario all'export e all'internazionalizzazione delle imprese, consentendole di finanziare operazioni assistite da garanzia non solo SACE, ma anche di altre primarie istituzioni assicurative, il comma 28 è diretto ad espungere la previsione in forza della quale "la raccolta di fondi è effettuata esclusivamente presso investitori istituzionali", così da ampliare per la “gestione ordinaria" (fondi tratti dal mercato) la possibilità di raccogliere risorse da impiegare per investimenti pubblici e privati.

Con riferimento al comma 31 ed in particolare alla creazione della Sezione “Progetti di ricerca e Innovazione”, la RT afferma che la norma prevede espressamente che, a fronte del rilascio della predetta garanzia, la BEI versi delle commissioni a remunerazione del rischio assunto dalle risorse pubbliche. Il livello di tali commissioni sarà determinato applicando metodologie - ivi inclusa quella già utilizzata da BEI e Commissione europea nello schema Risk sharing finance facility - che tengano conto dell'effettivo rischio posto a carico delle risorse pubbliche. La remunerazione, in altre parole, dovrebbe corrispondere alla probabilità di perdita attesa, in maniera tale che ogni trimestre il Fondo di garanzia percepisca una remunerazione tale da controbilanciare le perdite attese. Alla luce di quanto evidenziato la RT ritiene che l'istituzione della Sezione non comporta effetti negativi per la finanza pubblica.

Con riferimento al Fondo di garanzia per la prima casa, la RT precisa che viene utilizzato il conto corrente di tesoreria n. 25044, Intestato al Gestore Consap, del Fondo per l'accesso a! credito per l'acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie, sul quale sono giacenti risorse per circa 49,4 milioni di euro, dei quali sono stati accantonati, per garanzie concesse, circa 1,9 milioni di euro (ad oggi non sono state registrate sofferenze né escussioni). La RT afferma, inoltre che per la copertura degli oneri derivanti dalla creazione del Fondo di garanzia per la prima casa, pari a 200 milioni per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 in termini di saldo netto da finanziare, si provvede mediante corrispondente riduzione, alla Tabella E, della voce relativa al Fondo di garanzia PMI. Per quanto riguarda gli effetti sull'indebitamento netto ed il fabbisogno, in via prudenziale, si può stimare che il Fondo di garanzia per la prima casa avrà un profilo di escussione della garanzia analogo a quello stimato per il Fondo di garanzia per le PMI. Infatti, il Fondo Centrale di garanzia PMI evidenzia al 30 settembre 2013 un rapporto tra sofferenze e domande accolte riferito all'intera vita del Fondo pari al 2,7% in termini di numero di operazioni  (era 1,8% a gennaio 2012), del 3,3% per importo finanziato (era 2,1% a gennaio 2012) e del 3,7% per importo garantito (era 2,2% a gennaio 2012). Secondo Banca d'Italia (ultimo dato disponibile 30 giugno 2013) il rapporto tra sofferenze e impieghi per famiglie consumatrici per acquisti abitazioni è pari al 3,1% (5,8% se si tiene conto anche di crediti "incagliati" e "scaduti"). In tal caso, però, interviene anche la garanzia ipotecaria. La RT afferma, quindi che il comma 32 provvede a reintegrare la dotazione finanziaria del Fondo di garanzia PMI delle risorse, ridotta appunto in Tabella E, per 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016. A tali oneri si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011 n. 88 relative a risorse derivanti da mancati utilizzi della programmazione regionale del 2007-2013. Inoltre, con apposita delibera del CIPE, sono altresì assegnati al medesimo Fondo ulteriori risorse per 600 milioni di euro destinati esclusivamente alle imprese del Mezzogiorno, sulla base di criteri e priorità di accesso stabiliti con delibera CIPE a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione.

La RT afferma, infine, che ai fini della compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto, valutati in 15 milioni di euro a decorrere dal 2014, si provvede per l'anno 2014 mediante riduzione dal 50 per cento al 45 per cento del limite di cui all'articolo 1, comma 50, ultimo periodo del provvedimento in esame e a decorrere dal 2015 mediante corrispondente utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del d.l. 154 del 2008.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che le disposizioni in esame, per un verso (commi da 27 a 30), intervengono sulla disciplina relativa ai finanziamenti concessi da CDP s.p.a., in parte assistiti da garanzia statale, per altro verso delineano una riforma di alcuni strumenti dei concessione della garanzia pubblica (commi da 31 a 33). Al primo gruppo disposizioni non sono attributi espressamente effetti nel prospetto riepilogativo, in quanto intervengono prevalentemente sulla disciplina generale dei finanziamenti erogati da CDP.

Tuttavia, anche con riferimento a tali norme, andrebbero forniti elementi di valutazione su talune delle innovazioni normative introdotte al fine di evitare eventuali riflessi indiretti sui saldi e sul debito pubblico. In particolare, con riguardo al comma 29, andrebbero precisati quali sono i limiti  e le condizioni per la concessione della garanzia statale sugli acquisti di titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione di crediti verso PMI. Infatti, poiché agli oneri derivati da eventuali escussioni si provvederà a valere su un fondo di garanzia di disponibilità predeterminata, non appare chiaro quale meccanismo di carattere procedurale e quali requisiti assicurino la coerenza tra il profilo di rischio delle operazioni effettuate e la consistenza effettiva del predetto fondo di garanzia. Dette condizioni di garanzia andrebbero valutate anche tenendo conto della necessità di evitare che, in presenza di ripetute escussioni, l’intero ammontare dei crediti garantiti possa essere riclassificato come debito pubblico sulla base dei criteri correntemente adottati da Eurostat.

In merito al comma 30, che prevede la possibilità di rilascio di garanzia anche di carattere pluriennale e con rinuncia all’azione di regresso su CDP s.p.a., pur prendendo atto che al norma prescrive che i criteri di rilascio della garanzia devono essere compatibili con la normativa dell’UE, appaiono utili chiarimenti riguardo alla tipologia di operazioni interessate dal rilascio di tale garanzia. Più in generale, con riferimento all’insieme delle disposizioni in esame occorrerebbe accertare se l’intervento di CDP si configuri, in relazione ai profili di rischio dell’operazione, in maniera coerente con l’attuale classificazione della Cassa nell’ambito del settore degli operatori finanziari.

Infine, con riferimento all’impatto sui saldi di finanza pubblica delle disposizioni in esame, appaiono utili chiarimento in merito:

-              all’assenza di effetti ascritti sui saldi di fabbisogno e indebitamento relativamente alla riduzione del fondo per lo sviluppo e la coesione di cui al comma 32 in esame;

-              ai criteri utilizzati ai fini della determinazione degli effetti sui saldi di fabbisogno e indebitamento con riferimento al Fondo per la patrimonializzazione e l’accesso al credito delle PMI.

Comma 34 – Mantenimento della garanzia statale sul debito delle pubbliche amministrazioni oggetto di ristrutturazione

La norma, introdotta al Senato[56], prevede che la garanzia dello Stato sui debiti certificati[57] delle pubblica amministrazioni oggetto di piani di ristrutturazione del debito presso il sistema finanziario[58] non cessi al momento della ristrutturazione stessa.

 

Il prospetto riepilogativo non considera la norma.

 

La relazione tecnica, nel descrivere la disposizione, afferma che, considerato che il Fondo di garanzia previsto dalla disposizione modificata, relativa ai piani di ristrutturazione del debito delle pubbliche amministrazioni, deve essere ancora costituito e che la garanzia dello Stato acquisterà efficacia all'atto dell'individuazione delle risorse da destinare al  Fondo[59], della modifica del profilo temporale dei potenziali oneri da escussione derivante dalla disposizione si potrà tenere conto nel momento della costituzione del Fondo.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che la norma in esame, prevedendo il mantenimento della garanzia dello Stato anche dopo la conclusione degli accordi con istituti di credito inerenti piani di ristrutturazione del debito delle amministrazioni pubbliche, appare finalizzata a favorire la conclusione dei predetti accordi, aumentando l’esposizione potenziale dello Stato nei confronti del sistema finanziario. Prendendo atto di quanto affermato dalla relazione tecnica, andrebbe chiarito in quale sede è previsto che sia definita la dotazione del Fondo. Si segnala infatti che la disposizione oggetto di modifica fa riferimento alla procedura di cui all’articolo 7 del DL n. 35/2013, che a sua volta demanda alla legge di stabilità per il 2014 l’individuazione delle misure da assumere al fine di completare il pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche mediante la concessione della garanzia dello Stato sui debiti ceduti  agli intermediari finanziari.  Sembrerebbe pertanto che la sede alla quale la normativa vigente demandi il reperimento delle risorse necessarie a far fronte alle garanzie statali, accresciute ai sensi disposizione in esame, sia il provvedimento in esame.

 

Commi da 35 a 39  – Rifinanziamento dei fondi di credito agevolato per le piccole e medie imprese

Le norme, introdotte nel corso dell’esame al Senato[60], stabiliscono che il notaio o altro pubblico ufficiale è tenuto, fra l’altro, a versare su un conto corrente dedicato:

a) tutte le somme dovute a titolo di onorari, incluse le spese, nonché a titolo di tributi per i quali il medesimo sia sostituto o responsabile d'imposta, in relazione agli atti da lui rogitati e soggetti a pubblicità immobiliare [comma 35, lettera a)];

b) l'intero prezzo o corrispettivo e gli altri oneri dovuti in occasione del ricevimento o dell'autenticazione, di contratti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione od estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende [comma 35, lettera c)].

La norma sopra descritta non si applica agli importi inferiori ad euro 100.000 e per la parte di prezzo o corrispettivo oggetto di dilazione; si applica in relazione agli importi versati contestualmente alla stipula di atto di quietanza [comma 36]. Gli importi depositati presso il conto corrente dedicato costituiscono patrimonio separato. Dette somme sono escluse dalla successione del notaio e altro pubblico ufficiale e dal suo regime patrimoniale della famiglia, sono assolutamente impignorabili [comma 37].  

Eseguita la registrazione e la pubblicità dell'atto e verificata l'assenza di formalità pregiudizievoli ulteriori rispetto a quelle esistenti alla data dell'atto e da questo risultanti, il notaio o altro pubblico ufficiale provvede a disporre lo svincolo degli importi depositati a titolo di prezzo o corrispettivo. Se nell'atto le parti hanno previsto che il prezzo o corrispettivo sia pagato al verificarsi di un evento, il notaio o altro pubblico ufficiale svincola il prezzo o corrispettivo depositato quando gli viene fornita la prova[61], che l'evento dedotto in condizione si sia avverato. Gli interessi sulle somme depositate, al netto delle spese di gestione del servizio, sono finalizzate a rifinanziare i fondi di credito agevolato, riducendo i tassi della provvista dedicata, destinati ai finanziamenti alle piccole e medie imprese (comma 38).

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme in esame.

 

La relazione tecnica allegata al testo approvato dal Senato ribadisce il contenuto delle norme e afferma che la disposizione non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

 In merito ai profili di quantificazione, pur rilevando che la spesa finanziata dalle norme in esame non ha carattere vincolato, si osserva che le modalità di rifinanziamento del fondo per il credito agevolato appaiono suscettibili di determinare contenzioso da parte dei proprietari delle somme vincolate che si vedono depapuerati degli interessi maturati su dette somme. A tal proposito si constata che il prelievo degli interessi, pur risultando previsto da una norma a carattere permanente, non appare legato né alla capacità contributiva dei proprietari delle somme né alla erogazione ad essi di servizi. Pertanto dovrebbe essere assicurato che l’utilizzo delle somme destinate al rifinanziamento del credito agevolato sia limitato ai soli importi che risultino definitivamente acquisiti senza possibilità di restituzione al fine di escludere futuri effetti pregiudizievoli sui saldi di finanza pubblica.

Si rileva, inoltre, che la norma destina al rifinanziamento del credito agevolato l’intero importo degli interessi al netto delle spese di gestione del conto. Considerato che le somme depositate sui conti avrebbero comunque generato dei frutti assoggettati ad imposizione fiscale, si osserva che le somme da destinare a finalità di spesa sembrano dover essere calcolate anche la netto delle entrate fiscali che non sono più riscosse sugli interessi maturati.

Comma 40 – Manutenzione straordinaria ANAS

La norme autorizzano la spesa di 335 milioni di euro per l’anno 2014 al fine di assicurare la manutenzione straordinaria della rete stradale e la prosecuzione degli interventi previsti dal contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e ANAS s.p.a..

Con modifiche introdotte durante l’esame al Senato, viene altresì autorizzata la spesa per l’anno 2015 pari a 150 milioni di euro e vengono corrispondentemente ridotte le assegnazioni per il finanziamento di studi, progetti, attività e lavori preliminari nonché lavori definitivi della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, di cui all’articolo 1, comma 208, della L. 228/2012.

L’articolo 1, comma 208, della L. 228/2012, ha autorizzata la spesa di 60 milioni di euro per l'anno 2013, di 100 milioni di euro per l'anno 2014, di 680 milioni di euro per l'anno 2015 e 150 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2029.

 

Il prospetto riepilogativo, riferito al testo licenziato dal Senato, ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Acquisto materiale rotabile gomma-ferro

335

 

 

335

 

 

335

 

 

Realizzazione di nuove opere

 

150

 

 

150

 

 

150

 

 

 

La relazione tecnica, riferita al testo licenziato dal Senato, oltre a descrivere le norme, nulla aggiunge al contenuto delle stesse.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che l’onere si configura come limite di spesa. Appare comunque utile acquisire conferma dal Governo circa la piena spendibilità nel corso degli esercizi 2014 e 2015 delle risorse stanziate, atteso che il prospetto riepilogativa ascrive i medesimi effetti sui tre saldi di finanza pubblica.

Appare altresì utile che il Governo fornisca elementi di valutazione sulla tipologia di interventi finanziati con le disposizioni in esame e sull’impossibilità per ANAS s.p.a. di far fronte ad essi delle risorse di bilancio.

Per quanto attiene allo stanziamento relativo all’annualità 2015, la cui copertura è individuata mediante corrispondente riduzione di spesa per il finanziamento di misure relative alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione, appare necessario acquisire conferma che detta riduzione non pregiudichi la realizzazione di opere e programmi cui detta autorizzazione di spesa è preposta. 

 

Comma 41 – Autostrada Salerno-Reggio Calabria

La norme autorizzano la spesa di 50 milioni per l’anno 2014, di 170 milioni per l’anno 2015 e di 120 milioni per l’anno 2016 per la realizzazione del secondo stralcio del Macrolotto 4 dell’asse autostradale Salerno-Reggio Calabria.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Autostrada SA-RC

50

170

120

50

100

100

50

100

100

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere le norme, afferma che le stesse autorizzano una spesa complessiva di 340 milioni di euro per il finanziamento del secondo stralcio del Macrolotto 4, parte II, dell’asse autostradale Salerno-Reggio Calabria, con riferimento al tratto tra il viadotto Stupino (escluso) e lo svincolo di Altilia (incluso) (dal km. 280+350 al km 286+050 circa, per un’estensione totale di 5,650 km.) che si collega al Macrolotto 4b, già realizzato fino a Falerna. L’intervento interessato è il più urgente tra quelli che compongono i 578 km. di autostrada non ancora ammodernata, caratterizzata da una diffusa instabilità dei versanti.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che lo stanziamento si configura come limite di spesa. Appare comunque utile acquisire chiarimenti dal Governo circa i criteri di spendibilità delle risorse in esame, atteso che a un effetto identico effetto sui tre saldi di finanza pubblica per l’anno 2014 si contrappongono impatti differenziati nel corso delle annualità successive.

Appare altresì utile che il Governo fornisca elementi di valutazione in merito alle risorse necessarie e ai profili temporali necessari per il completamento dell’infrastruttura in oggetto.

 

Comma 42 – Fondo sblocca cantieri

La norme ampliano le finalità del Fondo, di cui all’articolo 18, comma 1, del DL 69/2013 (Fondo sblocca cantieri), prevedendo che lo stesso possa essere utilizzato per interventi destinati a incrementare la sicurezza e le condizioni dell’infrastruttura viaria.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato nulla aggiunge al contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare atteso che le disposizioni in esame ampliano le finalità di risorse già stanziate a legislazione vigente.

In proposito, si ricorda che l’articolo 18, comma 1, del DL 69/2013 ha istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture un Fondo, con una dotazione complessiva pari a 2.069 milioni di euro, di cui 335 milioni per l'anno 2013, 405 milioni per l'anno 2014, 652 milioni per l'anno 2015, 535 milioni per l'anno 2016 e 142 milioni per l'anno 2017.

 

Comma 43 – Sistema MOSE

Le norme – come modificate durante l’esame presso il Senato - autorizzano la spesa di 151 milioni per l’anno 2014, di 100 milioni per l’anno 2015, di 71 milioni per l’anno 2016 e di 79 milioni di euro per l’anno 2017 per consentire:

a)      la prosecuzione dei lavori del sistema MOSE (atto attuativo alla Convenzione tra il Ministero delle infrastrutture – Magistrato alle Acque di Venezia e il Consorzio Venezia Nuova;

b)      il completamento per l’intero sistema MOSE (atto aggiuntivo alla Convenzione di cui sopra).

Le modifiche introdotte al Senato riducono lo stanziamento in ragione di 49 milioni nell’esercizio 2014 e contestualmente aumentano della stessa cifra lo stanziamento relativo al 2017 già dotato in base al testo iniziale di 30 milioni. Le risorse relative all’annualità 2014 vengono riversate all’autorizzazione di spesa in Tabella E relativa alla linea ferroviaria Torino-Lione.

 

Il prospetto riepilogativo, riferito al testo licenziato dal Senato, ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

MOSE

200

100

71

200

100

71

200

100

71

Minori spese conto capitale

 

MOSE

49

 

 

49

 

 

49

 

 

 

 

La relazione tecnica, riferita al testo licenziato dal Senato, oltre a descrivere le norme, afferma, con riferimento alla lettera a), che la spesa è volta a consentire la prosecuzione dei lavori finalizzati alla messa in esercizio del sistema MOSE. Per quanto attiene alla lettera b), la RT  afferma che le risorse aggiuntive si rendono necessarie per mettere in funzione le barriere mobili entro il 2017, come da cronoprogramma.

La RT afferma altresì che la rimodulazione operata al Senato non pregiudica il completamento del sistema MOSE entro i termini previsti dal crono programma; la stessa invece ha lo scopo di incrementare di 49 milioni di euro l’annualità 2014 dell’autorizzazione di spesa relativa alla nuova linea ferroviaria Torino-Lione (Tabella E, missione Infrastrutture pubbliche e logistica, programma Sistemi stradali, autostradali, ferroviari ed intermodali, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Legge di stabilità n. 228 del 2012, - Art. 1, comma 208), che viene ridotta di pari importo nell’anno 2017.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che l’onere si configura come limite di spesa. Appare comunque utile acquisire conferma dal Governo circa la piena spendibilità delle risorse stanziate, atteso che il prospetto riepilogativo ascrive i medesimi effetti sui tre saldi di finanza pubblica.

 

Commi 44, 45, 47 e 49 – Infrastrutture ferroviarie

La norme autorizzano le seguenti spese:

·         500 milioni per l’anno 2014 per la manutenzione straordinaria della rete ferroviaria, nell’ambito del contratto di servizio 2012-2014 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Rete ferroviaria italiana (RFI) (comma 44);

·         50 milioni per gli anni 2015 e 2016 al fine di assicurare la presentazione entro il 30 settembre 2014 e di completare il finanziamento della tratta Cancello-Frasso Talesino alla linea Roma-Napoli (via Cassino) (comma 45);

·         50 milioni per l’anno 2014 e 150 milioni per gli anni 2015 e 2016 per l’avvio immediato di interventi di adeguamento dell’asse ferroviario Bologna-Lecce. Nelle more dell’approvazione del contratto di programma (parte investimenti) 2012-2016, con RFI, è autorizzata la contrattualizzazione dei predetti interventi (comma 49).

Si dispone altresì che le tratte Brescia-Verona-Padova (Milano –Venezia), Apice-Orsara e Frasso Telesino-Vitulano (Napoli-Bari) siano realizzate con le modalità di cui all’articolo 2, commi 232 [lettere b) e c)], 233 e 234 della L. 191/2009 (Legge finanziaria 2010). Il CIPE può approvare i progetti preliminari anche nelle more del finanziamento della fase realizzativa e dei relativi progetti definitivi purché sussistano disponibilità finanziarie sufficienti per il finanziamento di un primo lotto di valore non inferiore al 10 per cento del costo complessivo delle opere. A tal fine è autorizzata la spesa, mediante erogazione diretta, di 120 milioni di euro per gli anni dal 2015 al 2029. Sui predetti contributi non sono consentite operazioni finanziarie con oneri a carico dello Stato (comma 47).

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Manutenzione straord. rete ferrov. (comma 44)

500

 

 

500

 

 

500

 

 

Tratto Cancello-Frasso Telesio (comma 45)

 

50

50

 

40

50

 

40

50

Milano-Venezia e Napoli-Bari (comma 47)

 

120

120

0

0

120

0

0

120

Adeguamento e valorizzazione asse ferroviario adriatico (BO-LE) (comma 49)

50

150

150

50

100

100

50

100

100

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere le norme, afferma, con riferimento al comma 47, che il completamento dell’asse ferroviario Brescia-Verona-Venezia risponde a due distinte e improcrastinabili finalità: rendere funzionale il collegamento Milano-Verona (asse al momento saturo con 248 treni/giorno) e risolvere le emergenze presenti su due nodi strategici del Corridoio comunitario mediterraneo (ex Corridoio 5), quali quelli di Brescia e Verona. La RT afferma altresì che per la realizzazione delle tratte intermedie dell’asse Napoli-Bari sono utilizzabili risorse per un valore globale nel tratto iniziale Napoli-Frasso Telesino di 1,5 miliardi di euro e che sono di prossimo avvio i lavori del nodo di Bari.

Il Governo, durante l’esame presso il Senato, ha confermato – con riferimento al finanziamento delle tratte Milano-Venezia e Napoli-Bari, di cui al comma 47 – che nell’anno 2015 non sono previste erogazioni e, di conseguenza, non sono stimati effetti sui saldi di fabbisogno e indebitamento. Il Governo ha altresì precisato che gli effetti avranno luogo a partire dall’annualità 2016, in quanto l’effetto in termini di cassa è legato allo stato di avanzamento dei lavori.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che gli oneri derivanti dalle disposizioni in esame si configurano come limiti di spesa. Non si hanno in proposito osservazioni da formulare, alla luce di quanto precisato dal Governo nel corso dell’esame presso il Senato, per quanto attiene gli effetti relativi ai contributi pluriennali, di cui al comma 47, sui saldi di fabbisogno e indebitamento.

 

Comma 46 – Strada statale Telesina

La norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – modificano l’articolo 25, comma 11-ter, del DL 69/2013. In particolare, le disposizioni specificano che le risorse, già assegnate con la delibera del CIPE n. 100/2006 del 29 marzo 2006, e quelle a valere sul Fondo per le aree sottoutilizzate assegnate con la delibera del CIPE n. 62/2011 del 3 agosto 2011 siano destinate non solo a interventi di adeguamento della strada statale n. 372 "Telesina", ma al complesso del collegamento autostradale Termoli-San Vittore.  

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la disposizione chiarisce l’ambito di applicazione dell’articolo 25, comma 11-ter e che non determina effetti finanziari negativi.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare atteso che le disposizioni in esame ampliano le finalità di risorse già stanziate a legislazione vigente.

 

Comma 48 – Revoca di finanziamenti relativi a infrastrutture

Le norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – modificano l’articolo 32, commi 2 e 3, del DL 98/2011, in materia di revoca di finanziamenti relativi a infrastrutture. In particolare, le disposizioni prevedono la revoca dei finanziamenti assegnati dal CIPE entro il 31 dicembre 2010 (posticipando quindi tale termine di due anni rispetto a quello previsto a legislazione vigente) per la realizzazione delle opere ricomprese nel Programma delle infrastrutture strategiche per le quali non sia stato emanato il decreto interministeriale e non sia stato pubblicato il relativo bando di gara. Sono altresì revocati i finanziamenti assegnati dal CIPE, i cui soggetti beneficiari, autorizzati alla data del 31 dicembre 2010 (con analogo posticipo di due anni rispetto alla legislazione vigente) all'utilizzo dei limiti di impegno e dei contributi pluriennali, non abbiano assunto obbligazioni giuridicamente vincolanti, non abbiano bandito la gara per l'aggiudicazione del relativo contratto di mutuo ovvero, in caso di loro utilizzo mediante erogazione diretta, non abbiano chiesto il pagamento delle relative quote annuali al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e non sia stato pubblicato il relativo bando di gara.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la disposizione mira ad estendere le revoche delle assegnazioni disposte dal CIPE per la realizzazione delle opere ricomprese nel Programma delle infrastrutture strategiche - che a normativa vigente (articolo 32, commi 2 e 3, del decreto legge n. 98/2011) interessano i finanziamenti assegnati dal CIPE entro il 31 dicembre 2008 - ai finanziamenti assegnati entro il 31 dicembre 2010. La RT afferma altresì che la norma ha natura procedurale e che la stessa non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, rilevato che la norma non comporta nuovi o maggiori oneri, appare opportuno che il governo chiarisca se le spese a fronte delle risorse di cui si dispone la revoca siano ancora scontate nei tendenziali a legislazione vigente. In caso contrario, la riprogrammazione delle risorse revocate e la loro spendibilità sarebbe condizionata all’individuazione di una copertura relativamente agli esercizi in cui si manifesti un effetto in termini di cassa.

 

Comma 50 – Parco mezzi trasporto pubblico locale

Le norme incrementano il Fondo per il miglioramento della mobilità dei pendolari[i] in ragione di 100 milioni per ciascuno degli anni dal 2014 al 2016, da destinare all’acquisto di materiale rotabile su gomma, e di ulteriori 200 milioni per il solo anno 2014, da destinare all’acquisto di materiale rotabile ferroviario. Al relativo riparto tra le regioni si provvede entro il 30 giugno di ciascuno degli anni del triennio sulla base del maggior carico medio per servizio effettuato, registrato nell’anno precedente. I relativi pagamenti sono esclusi dal patto di stabilità interno, nel limite – come definito dopo le modifiche intervenute al Senato - del 45% (50% nel testo iniziale) dell’assegnazione di ciascuna regione per l’anno 2014 e integralmente per gli anni 2015 e 2016.

 

Il prospetto riepilogativo riferito al testo licenziato dal Senato ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Acquisto materiale rotabile gomma-ferro

300

100

100

150

100

100

150

100

100

Minori spese conto capitale

 

Riduzione limite da 50% a 45% deroga patto di stabilità

 

 

 

15

 

 

15

 

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato, oltre a descrivere le norme, afferma che l’incremento si rende necessario per consentire un progressivo miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi offerti, in linea con il processo di razionalizzazione ed efficientamento di cui all’articolo 16-bis del DL 95/2012. Tale processo può contribuire in modo strutturale a una progressiva ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse di parte corrente destinate al settore. Il Fondo contribuisce all’acquisto di veicoli nuovi nella misura massima del 75% del costo. Ciò genera un investimento complessivo minimo di 300/0,75 (400 milioni di euro) per l’anno 2014 (di cui circa 133 milioni per il materiale rotabile su gomma e di circa 267 milioni per il materiale rotabile ferroviario) e di 100/0,75 per gli anni 2015 e 2016 (materiale rotabile su gomma).

 

In merito ai profili di quantificazione, andrebbero acquisiti chiarimenti se la previsione di una deroga solo parziale al patto di stabilità interno delle regioni, contestuale allo stanziamento comunque previsto per l’esercizio 2014, possa determinare difficoltà nell’effettivo utilizzo da parte delle regioni delle risorse loro attribuite. Tale circostanza sembra di fatto scontata nel prospetto riepilogativo che ascrive effetti finanziari alla disposizione limitati solo a quota parte dello stanziamento disposto.

Pertanto, la disponibilità solo parziale delle risorse stanziate potrebbe comportare, da parte delle regioni, l’assunzione - da un lato - di impegni finanziari commisurati alle risorse astrattamente loro attribuite e – dall’altro lato -  il rinvio dei pagamenti, in ragione dei vincoli del patto di stabilità interno, con la possibile formazione di residui passivi.

 

Comma 51 – Realizzazione di linee tramviarie e ferroviari

La norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – dispongono che, al fine di accelerare gli interventi in aree urbane per la realizzazione di linee tramviarie e metropolitane, il CIPE individui gli interventi da revocare che, alla data di entrata di entrata in vigore del provvedimento in esame, non siano stati affidati con apposito bando di gara. Le risorse rivenienti dalle revoche confluiscono in apposita sezione del Fondo di cui all’articolo 32, comma 6, del DL 98/2011 e sono finalizzate dal CIPE con priorità per la metrotramvia di Padova.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato, oltre a descrivere le norme, afferma che la revoca, limitata alle somme iscritte in bilancio, con esclusione di quelle perenti, non determina effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare alla luce di quanto affermato dal Governo nella relazione tecnica riferita al maxiemendamento.

 

Comma 52 – Misure di sostegno al settore dell’autotrasporto

La norme autorizzano la spesa di 330 milioni di euro per l’anno 2014 per misure di sostegno al settore dell’autotrasporto.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese parte corrente

 

Sostegno all’autotrasporto

330

 

 

330

 

 

330

 

 

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere le norme, afferma che le stesse hanno pari effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare atteso che lo stanziamento in oggetto si configura come limite di spesa.

 

Comma 53 –Aeroporto Trapani – Birgi

La norma, introdotta al Senato, prevede che, a titolo di compensazione parziale dei danni economici subiti dalla Società di gestione dell'Aeroporto di Trapani Birgi per le limitazioni imposte alle attività aeroportuali civili dalle operazioni militari[62] del 2011 in Libia, i diritti di approdo, partenza, sosta e ricovero per gli aeromobili[63], introitati dalla medesima società di gestione[64] a titolo di occupazione ed uso dei beni demaniali del sedime aeroportuale, destinati a legislazione vigente agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e alla gestione delle infrastrutture aeroportuali, vengano versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati nello stato di previsione del Ministero dell'interno per le finalità di sostegno e rilancio dei settori dell'economia locale interessati da limitazioni imposte dalle suddette operazioni militari[65].

L'art. 17, comma 1, del DL n. 67/1997, prevede che il Ministro dei trasporti possa autorizzare, su richiesta, i soggetti titolari di gestioni parziali aeroportuali all'occupazione e all'uso dei beni demaniali rientranti nel sedime aeroportuale, vincolando la destinazione dei diritti percepiti a norma, agli interventi indifferibili ed urgenti necessari alle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture aeroportuali, nonché all'attività di gestione aeroportuale.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla disposizione effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma e precisa che le somme relative ai diritti aeroportuali di cui all'art. 1, lett. a), della legge n. 324/1976, erano destinate ad essere utilizzate dal gestore a titolo precario (la Società Airgest, nel periodo in cui esercitava la sua attività come gestore parziale ai sensi dell’art.17 del DL n. 67/1997) per gli interventi di manutenzione dell’infrastruttura. A seguito dell’intervenuta approvazione della concessione in gestione totale, tali somme non sono più utilizzabili dal gestore definitivo a tali scopi e, pertanto, possono essere utilizzati a ristoro parziale dei danni. Dalla disposizione non derivano effetti negativi a carico della finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia preliminarmente che la norma in esame destina al sostegno ed al rilancio dei settori dell'economia locale pregiudicati dalle operazioni militari effettuate in Libia in attuazione delle risoluzione ONU n. 1973, risorse che a legislazione vigente sono finalizzate agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e alla gestione delle infrastrutture aeroportuali. Sul punto, pur considerato quanto affermato nella RT circa la neutralità finanziaria della disposizione in esame, appare comunque opportuno che il Governo chiarisca che la stessa non è suscettibile di incidere sulla funzionalità operativa delle infrastrutture aeroportuali interessate e che gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle stesse infrastrutture potranno essere disposte senza oneri per la finanza pubblica.

Commi 54 e 55 – Compiti del comitato centrale degli autotrasportatori

Le norme, inserite nel corso dell’esame al Senato[66], apportano modifiche al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 284, che ha disposto il riordino della Consulta generale per l'autotrasporto e del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori.

In particolare è modificato l’articolo 9, comma 2, del citato decreto legislativo che elenca le attribuzioni del Comitato centrale per l'Albo nazionale degli autotrasportatori (Comitato). Si prevede, fra l’altro, che il Comitato debba anche:

·         svolgere funzioni di studio e di consulenza con specifico riferimento a progetti normativi, alla risoluzione delle problematiche connesse con l'accesso al mercato dell'autotrasporto e alla professione di autotrasportatore;

·         verificare l'adeguatezza e regolarità delle imprese iscritte, in relazione alle modalità concrete di svolgimento dell'attività economica ed alla congruità fra il parco veicolare e il numero, dei dipendenti autisti, nonché alla regolarità della copertura assicurativa dei veicoli, anche mediante l'utilizzazione dei dati presenti nel CED presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dei collegamenti telematici fra i sistemi informativi dell'INAIL, dell'INPS e delle camere di commercio;

·         svolgere attività di controllo sulle imprese iscritte, al fine di garantirne la perdurante e continua rispondenza ai requisiti previsti per l'esercizio della professione come definiti ai sensi del regolamento (CE) 1071 del 2009.'

E’, inoltre, modificato l’articolo 10 del D. Lgs n. 284/2005 al fine di stabilire che un rappresentante di ciascuna delle associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo faccia parte del Comitato. La partecipazione al Comitato è subordinata al fatto che l’associazione abbia determinati requisiti. La legislazione vigente prevede la partecipazione al Comitato di quattro rappresentanti delle citate associazioni (comma 54).

E’ stabilito, infine, che le nuove funzioni attribuite al Comitato centrale per l'albo nazionale degli autotrasportatori trovano copertura[67] nell'ambito delle risorse finanziarie di cui all'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010, n. 134, ovvero le stesse sono svolte con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente (comma 55).

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme in esame.

 

La relazione tecnica allegata al testo approvato dal Senato ribadisce il contenuto delle norme e afferma che la disposizione non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica trattandosi di funzioni che saranno svolte con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

La relazione tecnica, inoltre, afferma che la nuova disciplina concernente la composizione del Comitato non incide sul numero dei componenti e, pertanto, dalla sua attuazione non discendono nuovi o maggiori oneri a carico della funziona pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare tenuto conto, fra l’altro, che il Comitato è finanziato dalle quote annue di iscrizione all'Albo dei trasportatori, al cui versamento sono soggette le imprese iscritte all'Albo stesso, ai sensi dell'articolo 63 della legge 6 giugno 1974, n. 2.

 

Commi 56 – Trasferimento delle funzioni relativa alla gestione degli albi provinciali dei trasportatori

Le norme, inserite nel corso dell’esame dell’esame al Senato[68], stabiliscono che non sia più competenza delle province la tenuta degli albi provinciali, quali articolazioni dell'albo nazionale degli autotrasportatori[69]. Conseguentemente è stabilito che le funzioni relative alla cura e alla gestione degli Albi provinciali degli autotrasportatori di cose per conto di terzi sono svolte dagli Uffici periferici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con le risorse umane disponibili a legislazione vigente.

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le funzioni in questione sono trasferite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Sono altresì trasferite le risorse finanziarie da destinare al funzionamento degli Uffici. Fino a tale data, le predette funzioni di cura e di gestione degli Albi provinciali sono esercitate, in via transitoria, dalle Province.

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme in esame.

 

La relazione tecnica allegata al maxiemendamento presentato al Senato ribadisce che le norme prevedono il trasferimento delle funzioni di cura e gestione degli albi provinciali degli autotrasportatori dalle Province agli Uffici periferici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che le eserciterà con le risorse umane disponibili a legislazione vigente. La norma non determinerebbe oneri a carico della finanza pubblica in quanto con decreto del Presidente del Consiglio vengono trasferite al Ministero delle infrastrutture anche le risorse finanziarie da destinare al funzionamento degli Uffici periferici.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che l’esercizio di una funzione amministrativa è effettuato mediante l’utilizzo di risorse strumentali, finanziarie e di personale e che la disposizione prevede solo il trasferimento delle seconde dalle province al Ministero. Appare, pertanto, necessario che il Governo chiarisca le ragioni in virtù delle quali non si è proceduto al trasferimento del personale già incaricato delle funzioni trasferite e degli strumenti utilizzati per svolgere le azioni amministrative connesse alle funzioni assegnate al Ministero.

 

Comma 57 – Tratta autostradale Quarto d’Altino-Villesse-Gorizia

La norma, introdotta durante l’esame al Senato, destina 30 mln. per il 2014 e 100 mln per il 2015 alla realizzazione della terza corsia della tratta autostradale A4 Quarto d’Altino-Villesse-Gorizia[70].

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiore spesa

c/capitale

30

100

 

30

100

 

30

100

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo approvato dal Senato si limita a descrivere al norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, pur essendo l’onere configurato come limite massimo di spesa, andrebbero esplicitati i parametri sottostanti la quantificazione del medesimo in relazione agli interventi da realizzare. Ciò al fine di escludere che lo stanziamento previsto possa costituire la premessa per successivi rifinanziamenti necessari al completamento degli interventi medesimi. Andrebbero inoltre indicate le ragioni per l’attribuzione di un identico effetto sui tre saldi di finanza pubblica pur in presenza di una spesa in conto capitale per infrastrutture, solitamente caratterizzata da una dinamica di cassa più diluita nel tempo rispetto agli effetti stimati sul bilancio dello Stato (SNF).

 

Comma 58 – Piano nazionale banda larga

La norme autorizzano la spesa di 20,75 milioni di euro per l’anno 2014 per il completamento del Piano nazionale banda larga.     

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Piano nazionale Banda larga

20,8

 

 

20,8

 

 

20,8

 

 

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere le norme, afferma che l'autorizzazione di spesa integra lo stanziamento di cui all'articolo 14, comma 1, del DL 179/2012, che era stato ridotto (per l'importo ora autorizzato) ad opera dell'articolo 61, comma 1, lett. c), del DL 69/2013, di copertura degli oneri recati da taluni articoli del provvedimento.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che l’onere si configura come limite di spesa. Appare comunque utile acquisire conferma dal Governo circa la piena spendibilità nel corso dell’esercizio 2014 delle risorse stanziate, atteso che il prospetto riepilogativa ascrive i medesimi effetti sui tre saldi di finanza pubblica.

 

Comma 59 – Cessazione intervento straordinario nel Mezzogiorno

La norma, al fine di procedere al completamento dei pagamenti relativi ad opere pubbliche affidate al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a seguito della cessazione dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, autorizzano la spesa di 80 milioni nel 2014 e di 70 milioni nel 2015.     

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese conto capitale

 

Completamento pagamento opere ex Agensud

80

70

 

80

70

 

80

70

 

 

 

La relazione tecnica afferma che per il completamento dei pagamenti  relativi ad opere pubbliche affidate al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a seguito della cessazione  dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno e relative alla gestione separata e dei progetti speciali di cui al D.Lgs 3 aprile 1993, n. 96, è iscritto nello stato di previsione del predetto ministero un fondo con una dotazione finanziaria pari a 80 milioni nel 2014 e 70 milioni nel 2015.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva preliminarmente che l’onere in esame si configura come limite di spesa. In proposito, appare comunque utile acquisire dati ed elementi volti a chiarire quali opere siano interessate dalle risorse in esame ed il costo complessivo delle stesse.

 

Comma 60  – Rifinalizzazione dei finanziamenti revocati riferiti a Expò 2015.

La normativa vigente[71] ha previsto la revoca, fino alla concorrenza del contributo in conto impianti dovuto dai soci inadempienti, dei finanziamenti statali relativi ad opere connesse a Expo’ 2015, il cui progetto definitivo non è stato approvato dal CIPE.

 

La norma, introdotta dal Senato[72], prevede che i finanziamenti revocati ai sensi dell’art. 46-ter, comma 5, del DL n. 69/2012, siano rifinalizzati alla realizzazione di opere di connessione infrastrutturale, mediante un apposito Fondo unico EXPO.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, riferita alle modifiche approvate al Senato, afferma che la disposizione è volta ad istituire, nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il Fondo Unico Expo relativo alle infrastrutture strategiche di connessione all’Expo 2015. Su tale Fondo confluiscono risorse stanziate per opere di pertinenza del Tavolo Lombardia e opere connesse allo svolgimento dell’EXPO 2015, non immediatamente utilizzabili, per essere rifinalizzate alla realizzazione delle opere ritenute più urgenti e indispensabili ai fini dell’Evento. La norma non determina nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, trattandosi di diverso utilizzo di risorse già previste a legislazioni vigente.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare considerato che, in sede di revoca dei finanziamenti, non erano stati ascritti effetti di risparmio.

 

Comma 61 e 62 – Investimenti in favore dei beni culturali

Normativa vigente. L’articolo 60, comma 4, della L. 289/2002 dispone, tra l’altro, che Il 3 per cento degli stanziamenti previsti per le infrastrutture sia destinato alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attività culturali.

La norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – sostituiscono integralmente il suddetto articolo 60, comma 4, della L. 289/2002, disponendo che per il triennio 2014-2016 una quota fino al 3 per cento, e nel limite di 100 milioni annui, delle risorse aggiuntive annualmente previste per infrastrutture e iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sia destinata alla spesa per investimenti in favore dei beni culturali. L'assegnazione della predetta quota è disposta dal CIPE, nell'ambito delle risorse effettivamente disponibili, su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'economia, sulla base di un programma di interventi in favore dei beni culturali.

Viene contestualmente soppresso l’articolo 32, comma 16, del DL 98/2011: tale norma prevedeva, tra l’altro, che dall'anno 2012, una quota parte, fino al tre per cento, delle risorse del Fondo infrastrutture ferroviarie, stradali e relativo a opere di interesse strategico (di cui al comma 1 del medesimo articolo 32), fosse assegnata, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, con delibera del CIPE, alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e le attività culturali.

 

Il prospetto riepilogativo riferito al maxiemendamento non ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che le disposizioni sono volte a semplificare e razionalizzare il processo di definizione delle risorse per le infrastrutture da destinare alla spesa per investimenti in favore dei beni culturali, che mal si coordina con l’articolo 32, comma 16, del DL 98/2011. La RT afferma altresì che la disposizione non comporta effetti finanziari negativi, operando nell’ambito di risorse già previste a legislazione vigente.

 

In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare alla luce di quanto affermato dal Governo nella relazione tecnica.

 

Comma 63 – Corpo delle Capitanerie di porto

La norma, introdotta al Senato, autorizza la spesa di 1,5 milioni a decorrere dal 2014, per le esigenze di funzionamento del Corpo delle Capitanerie di porto[73], nonché di 0,5 milioni per il 2014 e 14 milioni  per ciascuno degli anni dal 2014 al 2020 ai fini dello sviluppo e dell’adeguamento della componente aeronavale del medesimo Corpo.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla disposizioni in esame i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese correnti

Fondo funzionamento Capitanerie

di Porto

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

1,5

Maggiori spese in conto capitale

Adeguamento componente aeronavale Capitanerie

di Porto

0,5

14,0

14,0

0,5

14,0

14,0

0,5

14,0

14,0

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, andrebbero forniti chiarimenti in merito agli effetti ascritti sui saldi di finanza pubblica alla norma che prevede interventi per lo sviluppo e l’adeguamento della componente aeronavale delle Capitanerie di Porto. Con riguardo a tale disposizione, si rileva che, in base a quanto evidenziato nel prospetto riepilogativo, in corrispondenza di ciascun esercizio del triennio 2014-2016, sembrerebbe prodursi un effetto di perfetta coincidenza tra pagamenti e consegne. Tale effetto che, tra l’altro, impatta su tutti e tre i saldi in conto capitale, sembra discostarsi dalle modalità di contabilizzazione tradizionalmente seguite in materia di investimenti pubblici nel settore militare.

Si rammenta che gli acquisti di forniture militari (fattispecie nella quale sembra rientrare quella relativa all’implementazione della componente navale delle Capitanerie di Porto, nel bilancio dello Stato sono iscritti tra gli investimenti fissi, mentre con riferimento al conto consolidato delle pubbliche amministrazioni sono registrati tra i consumi intermedi[74]. Per questo tipo di spesa sono state individuate le seguenti modalità di contabilizzazione sui tre saldi: sul SNF viene registrato, in conto capitale, lo stanziamento autorizzato dalla norma; sul fabbisogno viene registrata, in conto capitale, la previsione di pagamento basata su una stima dell’avanzamento dei lavori (S.A.L.); sull’indebitamento netto viene registrato, in conto spesa corrente, il valore dei beni che si prevede saranno consegnati nel periodo di riferimento.

 

Comma 64 – Corpo della Guardia di finanza

La norma, introdotta al Senato, autorizza la spesa di 5 milioni di euro per il 2014, 30 milioni di euro per il 2015 e 50 milioni di euro per ciascun anno dal 2016 al 2020 per l’ammodernamento e la razionalizzazione della flotta e per il completamento del programma di dotazione infrastrutturale del Corpo della Guardia di finanza.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla disposizione in esame i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

5,0

30,0

50,0

3,0

17,0

40,0

3,0

17,0

40,0

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, pur considerato che gli oneri recati dalla norma, finalizzati allo sviluppo infrastrutturale della Guardia di Finanza, risultano limitati all’entità delle rispettive disposte autorizzazioni di spesa, andrebbero forniti chiarimenti in merito agli effetti ascritti sui saldi di finanza pubblica. In particolar modo andrebbe confermato che, come evidenziato nel prospetto riepilogativo, in ciascun esercizio del triennio 2014-2016, si determinerà la perfetta coincidenza tra pagamenti e consegne delle dotazioni infrastrutturali previste.

Ai fini della contabilizzazione pubblica degli investimenti civili (fattispecie nella quale sembra rientrare lo sviluppo infrastrutturale della Guardia di Finanza) con specifico riguardo alla realizzazione di opere pubbliche finanziate[75] dallo Stato, nel caso degli investimenti diretti, mentre sul saldo netto da finanziare viene contabilizzato lo stanziamento autorizzato dalla norma, su fabbisogno e indebitamento netto si determina un impatto differente. Tale impatto, viene, infatti, stimato sul saldo netto da finanziare sulla base del grado di spendibilità delle somme - la cui valutazione tiene anche conto delle procedure di spesa sottostanti - con un incidenza, in termini di evidenza statistica, di circa il 30 per cento - almeno sul primo anno - della spesa prevista nell’anno in cui lo stanziamento viene iscritto in bilancio. Sull’indebitamento netto viene registrato, altresì, il valore dei beni che si prevede saranno consegnati nel periodo di riferimento.

 

Comma 65 – Fiera di Verona

La norma, introdotta al Senato, incrementata di 5 milioni di euro per il 2014 l’autorizzazione di spesa di cui all’art. 1, comma 92, della legge n. 266/2005[76], al fine di finanziare gli interventi per potenziare la rete infrastrutturale per la mobilità al servizio della Fiera di Verona.

Si rammenta che l’art. 9, comma 20, del testo originario del provvedimento in esame, (comma 191 nel testo in esame) ha istituito il Fondo per il finanziamento di esigenze indifferibili con una dotazione di 107.631.245 euro, demandando ad un decreto ministeriale (MEF) la ripartizione di tali risorse tra le finalità indicate nell’allegato elenco 1, tra le quali figura anche la Fiera di Verona con una spesa di 3 milioni di euro. Contestualmente all’introduzione del comma in esame, la suddetta voce è stata stralciata dall’elenco 1 ed è stata, altresì, ridotta in misura corrispondente la dotazione del Fondo per il finanziamento di esigenze indifferibili di cui al medesimo comma 191[77].

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla disposizione in esame i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

5,0

 

 

5,0

 

 

5,0

 

 

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare essendo il maggior onere limitato all’entità dello stanziamento.

 

Commi da 66 a 68 – Misure in materia di ambiente e tutela del territorio

Le norme, modificate al Senato[78], prevedono che le risorse disponibili e non impegnate alla data del 31 dicembre 2013, giacenti sulle contabilità speciali relative al dissesto idrogeologico, intestate ai Commissari straordinari, nel limite massimo di 600 milioni e quelle previste dalle delibere CIPE n. 6 e n. 8 del 20 gennaio 2012 pari complessivamente a 804 milioni, vengano destinate a permettere l’avvio nel 2014 di progetti immediatamente cantierabili relativi alla messa in sicurezza del territorio, nell’ambito di procedure e secondo modalità indicate dalla norma stessa. A decorrere dal 2014 viene previsto che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare presenti al CIPE una relazione ministeriale in ordine agli interventi in corso di realizzazione, alla prosecuzione ed evoluzione degli accordi di programmi e al fabbisogno finanziario necessario per gli esercizi successivi.

Viene, altresì, autorizzata una spesa di 30 milioni per il 2014, di 50 milioni per il 2015 e di 100 milioni per il 2016 ad incremento della dotazione delle risorse complessive per interventi contro il dissesto idrogeologico (comma 66).

Le norme prevedono, inoltre, l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di apposito Fondo da ripartire con una dotazione di 10 milioni per il 2014, di 30 milioni per il 2015 e di 50 milioni per il 2016 da destinare al finanziamento di un piano straordinario di tutela e gestione della risorse idrica e prioritariamente a potenziare la capacità di depurazione dei reflui urbani. L'erogazione del finanziamento degli interventi è stabilito da un piano ed avviene per fasi di avanzamento che devono corrispondere ad una percentuale non inferiore al 20 per cento del costo complessivo dell'intervento (comma 67)

Le norme dispongono, infine, l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di un apposito fondo con una dotazione di 30 milioni per ciascuno degli anni 2014 e 2015, per il finanziamento di un piano straordinario di bonifica delle discariche abusive individuate in relazione alla procedura di infrazione comunitaria n. 2003/2007. Il Ministero dell'ambiente esercita l'azione di rivalsa, in relazione ai costi sostenuti, nei confronti dei responsabili dell'inquinamento e di proprietari dei siti. Anche in tal caso l'erogazione del finanziamento degli interventi è stabilito da un piano ed avviene per fasi di avanzamento che devono corrispondere ad una percentuale non inferiore al 20 per cento del costo complessivo dell'intervento (comma 68).

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

Comma 66

30,0

50,0

100,0

 

20,0

40,0

 

20,0

40,0

Maggiori spese correnti

Comma 67

10,0

30,0

50,0

10,0

20,0

30,0

10,0

20,0

30,0

Maggiori spese in conto capitale

Comma 68

30,0

30,0

 

 

10,0

20,0

 

10,0

20,0

 

La relazione tecnica si limita a descrivere le norme e con riguardo al comma 68 non ravvisa ulteriori effetti finanziari rispetto a quelli descritti.

Si evidenzia che durante l’esame in prima lettura in 5^ Commissione al Senato, sono stati richiesti chiarimenti con riferimento al comma 66, primo periodo, che destina le risorse disponibili al 31 dicembre 2013 (nel limite di 600 milioni di euro) giacenti sulle contabilità speciali per la gestione del dissesto idrogeologico e quelle previste dalle delibere CIPE n. 6 e n. 8 del 2012 (pari complessivamente ad 804 milioni di euro), a progetti immediatamente cantierabili. Nello specifico è stato chiesto di chiarire come le risorse giacenti sulle contabilità speciali siano scontate sui saldi di finanza pubblica e se, eventualmente, la disposizione non possa profilare un’accelerazione della spesa con conseguente diverso impatto finanziario sui predetti saldi. Sul punto il Governo, nella documentazione tecnica depositata[79] in 5^ Commissione in risposta alle osservazioni formulate, ha chiarito che la norma in riferimento risulta coerente con profili di spesa scontati dalle risorse delle contabilità speciali. E’ stato, inoltre, precisato che il meccanismo individuato dalla disposizione ha lo scopo di attuare, nei termini originariamente previsti, i programmi di spesa associati alle predette contabilità speciali.

 

In merito ai profili di quantificazione, con riferimento alle autorizzazioni di spesa e alla costituzione di fondi recati dalle norme (commi 66-68), pur considerato che i relativi oneri sono comunque limitati - sul saldo netto da finanziare - all'entità delle rispettive risorse, appare opportuno acquisire dei chiarimenti in merito agli effetti finanziari ascritti agli stessi sugli altri saldi.

In primo luogo andrebbe chiarita la natura della maggior spesa connessa all’adozione del piano straordinario di tutela e gestione della risorse idriche di cui al comma 67. Il prospetto riepilogativo, infatti, qualifica tale spesa come di natura corrente, evidenziando, però, in corrispondenza della stessa un tipo di impatto su fabbisogno ed indebitamento - diverso rispetto a quello prodotto sul saldo netto - che sembrerebbe, più che altro, ascrivibile ad una spesa in conto capitale.

Con riferimento, inoltre, agli effetti finanziari dei commi 66 e 68, pur rilevando che questi appaiono complessivamente compatibili con le modalità di contabilizzazione dei pubblici investimenti, in mancanza di ulteriori elementi di valutazione tecnica, non appare chiara la ragione dell’assenza di effetti per il 2014 sul fabbisogno e sull’indebitamento.

Si rammenta che ai fini della contabilizzazione pubblica degli investimenti[80], con specifico riguardo alla realizzazione di opere pubbliche finanziate[81] dallo Stato, nel caso degli investimenti diretti, mentre sul saldo netto da finanziare viene contabilizzato lo stanziamento autorizzato dalla norma, su fabbisogno e indebitamento netto si determina un impatto differente. Tale impatto, viene, infatti, stimato sulla base del grado di spendibilità delle somme - la cui valutazione tiene anche conto delle procedure di spesa sottostanti - con un incidenza, in termini di evidenza statistica, di circa il 30 per cento - almeno sul primo anno - della spesa prevista nell’anno in cui lo stanziamento viene iscritto in bilancio.

Nulla da osservare, infine, preso atto di quanto evidenziato in prima lettura al Senato, in merito alla destinazione (comma 66, primo periodo) a progetti immediatamente cantierabili delle risorse disponibili delle contabilità speciali per la gestione del dissesto idrogeologico e di quelle delle delibere CIPE nn. 6 ed 8 del 2012.

 

Comma 69 –Acquisto Isola di Budelli

La norma, introdotta al Senato, al fine di consentire l'esercizio del diritto di prelazione per l'acquisto dell'isola di Budelli, autorizza la spesa di 3 milioni per 2014, in deroga al comma 138, dell'articolo 1, cpv. 1-quater, della legge n. 228/2012. Gli oneri derivanti dalla disposizione, vengono valutati in 3 milioni di euro per il 2014.

L’art. 1, comma 138, cpv. 1-quater, della legge n. 228/2012, prevede che per il 2013 le amministrazioni pubbliche[82] non possono acquistare immobili a titolo oneroso né stipulare contratti di locazione passiva salvo che si tratti di rinnovi di contratti, ovvero la locazione sia stipulata per acquisire, a condizioni più vantaggiose, la disponibilità di locali in sostituzione di immobili dismessi ovvero per continuare ad avere la disponibilità di immobili venduti. Alla norma in riferimento non sono stati ascritti effetti finanziari sui tendenziali.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

3,0

 

 

3,0

 

 

3,0

 

 

 

La relazione tecnica ribadisce il contenuto della norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, pur considerato che la disposta autorizzazione di spesa di 3 milioni di euro è volta a consentire l’esercizio del diritto di prelazione pubblica nell’ambito della procedura di vendita all’incanto dell’isola di Budelli, si evidenzia che la norma determinando il subentro di un soggetto pubblico - presumibilmente l’Ente parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena[83] – nella proprietà dell’immobile in questione, presenta evidenti profili di onerosità per la finanza pubblica – connessi ai costi di gestione diretta della proprietà - che non sono stati valuti nella relazione tecnica. Sul punto appare opportuno un chiarimento del Governo.

In particolare, si rammenta che l’Isola di Budelli in data 8 ottobre c.a. è stata acquisita per la cifra di 2,94 milioni di euro da un soggetto privato nell’ambito della procedura fallimentare aperta presso tribunale di Tempio Pausania, nei confronti della società privata che ne deteneva la proprietà.

 

Commi da 70 a 73 - Interventi per l'emergenza di novembre 2013 a favore della regione autonoma della Sardegna

La norma, introdotta dal Senato[84], destina risorse in favore degli interventi di ricostruzione e ripresa economica delle zone della regione Sardegna interessate dagli eventi alluvionali del mese di novembre 2013. A tal fine sono utilizzate risorse pari a:

- 27,6 milioni di euro, a valere sulle risorse giacenti sulla contabilità speciale per il dissesto (comma 70);

- 50 mln di euro per il 2015, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione con riferimento alla programmazione nazionale 2014-2020, da assegnare con delibera CIPE (comma 73).

E’ inoltre previsto che le spese effettuate dalla Regione a valere sulle risorse, pari a 23,52 milioni di euro, già assegnate alla Regione stessa[85], non siano assoggettate per l'anno 2014 ai vincoli del Patto di stabilità interno (comma 71).

E’ infine previsto che il Commissario delegato possa avvalersi di ANAS spa, che provvede, in via di anticipazione, a valere sulle risorse autorizzate per il programma di manutenzione straordinaria di ponti, viadotti e gallerie della rete stradale gestita da ANAS[86] (comma 72).

L’emendamento introduttivo della disposizione, ha previsto, a copertura della disposizione che prevede l’esclusione di alcune spese dal patto di stabilità della regione Sardegna per il 2014, una riduzione dello stanziamento in Tabella B, con riferimento alla voce «Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare».

 

Il prospetto riepilogativo, riferito alle modifiche apportate al Senato ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

 (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Maggiori spese in conto capitale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esclusione dal patto di stabilità delle spese per l’alluvione in Sardegna

 

 

 

23,52

 

 

23,52

 

 

 

La disposizione di copertura è confluita nell’ambito delle modifiche complessivamente apportate alla tabella B.

 

La relazione tecnica, riferita alle modifiche apportate al Senato, afferma che la norma prevede l’utilizzo per l’emergenza in Sardegna delle risorse relative al dissesto idrogeologico. Vengono pertanto a ciò finalizzate le risorse disponibili giacenti su apposta contabilità speciale, nonché le risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione- parte regionale, sempre destinate al dissesto. Poiché è prevista l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità delle spese effettuate sulle risorse del FSC assegnate alla regione Sardegna, è prevista la necessaria compensazione per gli effetti sull’indebitamento netto a valere sulla riduzione della tabella B del Ministero dell’ambiente[87].

La relazione afferma infine che la disposizione che prevede la possibilità di utilizzare la società Anas per il ripristino di ponti e strade danneggiate, seppur non di competenza statale ma provinciale, a valere su fondi già previsti dalla stessa legge di stabilità 2014, non determina oneri aggiuntivi.

 

In merito ai profili di quantificazione, andrebbero acquisiti chiarimenti in merito ai seguenti aspetti:

-            con riferimento alle risorse di cui al comma 1, pari a 27,6 milioni di euro per l'anno 2014, a valere sulle risorse giacenti sulla contabilità speciale per il dissesto, andrebbe confermato in primo luogo se gli andamenti tendenziali in termini di cassa e competenza economica, scontino il relativo utilizzo nell’esercizio 2014. Andrebbe inoltre confermato se le predette risorse restino nella gestione del Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico, senza transitare per il bilancio della regione Sardegna. In caso contrario esse resterebbero assoggettate ai vincoli del patto di stabilità interno, con conseguenti limiti di spendibilità;

-            analoghi profili andrebbero chiariti con riferimento alle risorse di cui al comma 4, pari a 50 mln di euro per il 2015, a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione con riferimento alla programmazione nazionale 2014-2020, da assegnare con delibera CIPE: andrebbe in questo caso chiarito se si tratti di risorse a valere sulla quota del Fondo di competenza della regione stessa (nel qual caso non si tratterebbe di risorse aggiuntive ma di specifica finalizzazione delle risorse regionali) o sulla quota nazionale. Andrebbe in ogni caso chiarito se il profilo temporale di utilizzo delle risorse sia compatibile da un lato con le proiezioni degli andamenti di cassa e competenza economica previsti a legislazione vigente e dall’altro con i vincoli del patto della regione Sardegna;

-            in merito all’utilizzo, in via di anticipazione, delle risorse autorizzate per il programma di manutenzione straordinaria della rete stradale gestita da ANAS, la norma non chiarisce tempi e modalità del relativo rimborso, né specifica a valere su quale soggetto (Regione o Stato) esso faccia capo. Si osserva in proposito che, non essendo prevista una riduzione delle risorse destinate alla manutenzione straordinaria della rete stradale ANAS, ma solo una temporanea distrazione delle stesse in vista di un successivo reintegro, ove quest’ultimo fosse posto a carico dello Stato, dalla norma deriverebbero maggiori oneri non coperti riferiti all’esercizio di reintegro delle risorse temporaneamente distratte. Viceversa, ove il rimborso fosse posto a carico della Regione Sardegna, andrebbe chiarito se tale rimborso possa incidere negativamente sul rispetto da parte della Regione stessa dei vincoli del patto di stabilità interno.

 

Commi 74 e 75 – Condizioni sospensive relative a centrali termoelettriche e turbogas

Normativa vigente. L'Allegato IV al DPCM 27/12/1988 prevede una serie di norme relative alle procedure per i progetti di centrali termoelettriche e turbogas.

L’articolo 15 della L. 393/1975 dispone che per le opere di urbanizzazione secondaria, che il comune deve eseguire in relazione alla costruzione di centrali termiche di qualsiasi tipo e di centrali idroelettriche di accumulazione mediante pompaggio, l'ENEL sia tenuto a corrispondere al comune nel cui territorio deve essere installato l'impianto, un contributo di lire 2.200 per chilowatt di potenza nominale dell'impianto stesso, relativamente alle centrali termoelettriche e turbogas, alimentate da fonti convenzionali, di potenza termica complessiva superiore a 300 MW. Per tale adempimento, l'ENEL ed i comuni interessati sono tenuti a stipulare, entro trenta giorni dalla richiesta dell'ENEL, apposita convenzione.

Il DPR 53/1998 reca disposizioni di dei procedimenti relativi alla autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica che utilizzano fonti convenzionali.

Infine, l’articolo articolo 1, comma 5, del DL 7/2002 ha disposto che, fino al 31 dicembre 2003, fosse sospesa l'efficacia dell'Allegato IV al DPCM 27/12/1988 (Procedure per i progetti di centrali termoelettriche e turbogas), dell'articolo 15 della L. 393/1975 e del DPR 53/1998, fermi restando gli obblighi di corresponsione dei contributi dovuti sulla base delle convenzioni in essere.

 

La norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – dispongono che le condizioni sospensive, di cui all’articolo 1, comma 5, del DL 7/2002, siano applicabili a tutte le fattispecie insorte a fare data dal 10 febbraio 2002.

È altresì esclusa l’applicabilità dell’articolo 16 del DPR 380/2001 (Testo unico di disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), relativo al contributo di costruzione.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle effetti sui saldi di finanza pubblica:

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la disposizione mira a chiarire il vigente quadro normativo, precisando l'ambito di operatività della sospensione, prevista dall'art. 1, comma 5, del D.L. n. 7/2002 e stabilizzata dal DL 239/2003, dell'efficacia dell'art. 15 della legge n. 393/1975 secondo cui, a favore del comune che realizzi opere di urbanizzazione secondaria, è posto a carico dell'ENEL un contributo pari a L. 2.200 per KW di potenza dell'impianto. Avendo carattere interpretativo, alla disposizione non si ascrivono effetti per la finanza pubblica.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che le la relazione tecnica afferma che le norme in esame sono volte a chiarire l’ambito di operatività delle sospensive, di cui all’articolo 1, comma 5, del DL 7/2002, sotto il profilo temporale della sua applicazione. In proposito, appare utile che il Governo fornisca chiarimenti sull’ambito applicativo della norma, al fine di escludere che le suddette sospensive possano determinare un minor gettito per gli enti locali interessati relativamente ai contributi loro corrisposti sotto forma di contributo per gli oneri di  urbanizzazione secondaria, nonché a titolo di contributo di urbanizzazione.

 

Comma 76 – Detrazione IRPEF per lavoro dipendente

La norma, modificando l’art. 13 del TUIR, interviene sul c.d. cuneo fiscale al fine di ridurre il carico tributario per i lavoratori dipendenti.

In particolare, viene incrementata la misura della detrazione IRPEF per lavoro dipendente spettante ai soggetti che realizzano un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro annui.

La misura della detrazione spettante, sia nella formulazione originaria che in quella in esame, è basata sul principio per cui al crescere del reddito complessivo si riduce la misura del beneficio effettivamente fruito, fino ad azzerarsi nel caso di redditi complessivi superiori a 55.000 euro.

Il testo originario (art. 6, c. 1, del ddl A.S.1120) interveniva sulla medesima disciplina prevedendo una diversa rimodulazione della misura della detrazione. Inoltre, sopprimeva il comma 2 del richiamato art. 13 concernente la maggiorazione della detrazione IRPEF per i bassi redditi.

 

Il prospetto riepilogativo allegato al testo originario ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate tributarie

IRPEF

1.560,9

1.702,8

1.702,8

1.560,9

1.702,8

1.702,8

1.560,9

1.702,8

1.702,8

Add.le reg.le IRPEF

 

 

 

 

23

23

 

23

23

Add.le com.le IRPEF

 

 

 

 

8,2

6,3

 

8,2

6,3

Maggiori spese correnti

Add.le reg.le IRPEF

 

23

23

 

 

 

 

 

 

Add.le com.le IRPEF

 

8,2

6,3

 

 

 

 

 

 

 

Il prospetto riepilogativo riferito al testo approvato dal Senato ascrive alle modifiche apportate i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate tributarie

Add.le reg.le IRPEF

 

 

 

 

10,1

10,1

 

10,1

10,1

Add.le com.le IRPEF

 

 

 

 

3,6

2,8

 

3,6

2,8

Maggiori entrate tributarie

IRPEF

12,7

13,9

13,9

12,7

13,9

13,9

12,7

13,9

13,9

Maggiori spese correnti

Add.le reg.le IRPEF

 

10,1

10,1

 

 

 

 

 

 

Add.le com.le IRPEF

 

3,6

2,8

 

 

 

 

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo originario afferma che l’analisi degli effetti sul gettito è stata condotta mediante il modello di microsimulazione IRPEF basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2012 (periodo d’imposta 2011). I singoli redditi (ad eccezione delle rendite catastali) sono estrapolati all’anno di riferimento.

La perdita di gettito è stimata, su base annua e in termini di competenza, in 1.702,8 milioni di euro. Si stima inoltre una perdita di gettito di addizionale regionale e comunale rispettivamente di circa 23 e 6,3 milioni di euro.

Per tenere conto degli effetti di cassa, nel primo anno di applicazione sono stimati effetti IRPEF pari a 1.560,9 milioni.

La relazione tecnica non indica la procedura adottata per la determinazione degli effetti di cassa nel 2014. Tuttavia, considerato che il rapporto tra dato di competenza e dato di cassa è pari a 11/12, si ritiene che sia stato valutato lo slittamento della mensilità di dicembre. Ove tale interpretazione fosse corretta, si segnala che nello stesso mese viene corrisposta anche la 13ma mensilità e che pertanto lo slittamento dovrebbe interessare i 2/13 del valore annuo. Trattandosi, tuttavia, della stima di un minor gettito, si ritiene prudenziale l’ammontare iscritto.

 

La Nota del MEF del 31 ottobre 2013 chiarisce che, ai fini della determinazione degli effetti IRPEF in termini di cassa sono state considerate 12 mensilità (escludendo la 13ma) e, pertanto, nel primo anno di applicazione la stima risulta pari agli 11/12 del valore di competenza.

Inoltre, per quanto concerne le addizionali IRPEF, la Nota chiarisce che gli effetti non risultano dall’applicazione di un’aliquota media, ma sono stimati dal modello di microsimulazione per quei soggetti che, in virtù dell’incremento delle detrazioni in oggetto e considerando il loro complesso dei loro dati dichiarativi (altre detrazioni, oneri detraibili, oneri deducibili, ecc) diventano esenti IRPEF e, di conseguenza, anche dal pagamento delle addizionali locali. La Nota evidenzia, quindi, che risulta fuorviante considerare un’aliquota media come rapporto tra le due variazioni d’imposta.

 

La relazione tecnica riferita al testo approvato al Senato evidenzia le differenze tra le modifiche proposte come risulta dalla seguente tabella[88].

 

Reddito complessivo

Importo della detrazione

(a.6, c1, A.S.1120)

Importo della detrazione

(testo in esame)

Fino a 8.000

1.840

1.880

Oltre 8.000 a 15.000

1.520+(1840-1520)x[1-(rdt-8.000)/(15000-8000)]

669+(1880-669)x[1-(rdt-8000)/(35000-8000)]

Oltre 15.000 a 35.000

1.520x[1-(rdt-15000)/(55000-15000)]

669+(1880-669)x[1-(rdt-8000)/(35000-8000)]

Oltre 35.000 a 55.000

1.520x[1-(rdt-15000)/(55000-15000)]

669x[1-(rdt-35000)/(55000-35000)]

Oltre 55.000

0

0

rdt= reddito complessivo

 

La relazione tecnica afferma che l’analisi degli effetti finanziari è stata condotta mediante il modello di microsimulazione IRPEF basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2012. I singoli redditi (ad eccezione della rendita catastale) sono stati estrapolati all’anno di riferimento.

 

In base alle elaborazioni condotte ponendo a confronto per ogni soggetto l’imposizione derivante dalla normativa in esame con l’imposizione a legislazione vigente, la RT stima una perdita di gettito IRPEF di circa 1.688,9 milioni di euro a decorrere dal 2014. Stima, inoltre, una perdita di gettito di addizionale regionale e comunale rispettivamente di circa 33,1 e 9,1 milioni di euro.

Considerato che la norma entra in vigore a partire dall’anno 2014, gli effetti di cassa sono indicati nel seguenti prospetto.

milioni di euro

Effetti comprensivi delle modifiche apportate dal Senato

2014

2015

2016

IRPEF

-1.548,2

-1.688,9

-1.688,9

Add.le reg.IRPEF

0

-33,1

-33,1

Add.le com.IRPEF

0

-11,8

-9,1

Variazione effetti rispetto al ddl stabilità

-1.548,2

-1.733,8

-1.731,1

 

 

 

 

Relazione tecnica originaria (A.S. 1120)

 

 

 

IRPEF

-1.560,9

-1.702,8

-1.702,8

Add.le reg.IRPEF

0

-23

-23

Add.le com.IRPEF

0

-8,2

-8,2

Totale RT originaria

-1.560,9

1.734,0

-1.732,1

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si evidenzia che la quantificazione è stata effettuata mediante il modello di microsimulazione e che, pertanto, non risulta possibile effettuare una verifica puntuale della stima effettuata.

Appaiono tuttavia opportuni dei chiarimenti in merito agli effetti finanziari indicati in relazione alle modifiche introdotte al Senato. In particolare andrebbero precisate le motivazioni che determinano effetti finanziari di segno opposto in termini di IRPEF (maggior gettito) e di addizionali IRPEF (minor gettito). Ciò in quanto la disposizione, introducendo una modifica alla detrazione IRPEF, appare suscettibile di determinare effetti sulle altre imposte considerate solo nell’ipotesi in cui, riducendo (o aumentando) il numero dei contribuenti incapienti ai fini IRPEF, amplia (o riduce) l’ambito dei soggetti tenuti al pagamento delle relative addizionali. Sul punto appare necessario l’avviso del Governo.

Confrontando la relazione tecnica allegata all’A.S. 1120 con quella riferita al testo modificato dal Senato, si registra un miglioramento degli effetti IRPEF (la perdita di gettito è ridotta da 1.702,8 mln a 1.688,9 mlne) ed un peggioramento degli effetti delle addizionali regionali e comunali IRPEF (la cui perdita di gettito passa, rispettivamente, da 23 a 33,1 milioni e da 6,3 a 9,1 milioni).

 

In merito agli effetti in termini di addizionali IRPEF ascritti alla norma in esame, tenuto conto di quanto affermato nella Nota del MEF, è opportuno che il Governo chiarisca se il modello di microsimulazione consideri aliquote standard o le aliquote effettive delle addizionali medesime.

 

Commi 77-79 – Riduzione degli oneri contributivi

La norme – come modificate durante l’esame presso il Senato – dispongono, con effetto dal 2014, con decreto, su proposta dell'INAIL, la riduzione percentuale dell'importo dei premi e contributi dovuti per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, da applicare per tutte le tipologie di premi e contributi oggetto di riduzione, nel limite complessivo di un importo pari a 1.000 milioni di euro per l'anno 2014, 1.100 milioni di euro per l'anno 2015 e 1.200 milioni di euro a decorrete dall'anno 2016. Sono comunque esclusi dalla riduzione i premi e i contributi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. È altresì riconosciuto all’INAIL da parte del bilancio dello Stato un trasferimento pari a 500 milioni di euro per l'anno 2014, 600 milioni di euro per l'anno 2015 e 700 milioni di euro a decorrere dall'anno 2016, da computare anche ai fini del calcolo dei coefficienti di capitalizzazione di cui all'articolo 39, comma 1. del Testo Unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (DPR 1124/1965). L'aggiornamento di premi e contributi è operato distintamente per singola gestione assicurativa, tenuto conto dell'andamento economico, finanziario e attuariale registrato da ciascuna di esse e garantendo il relativo equilibrio assicurativo (comma 77).

Con effetto dal 1° gennaio 2014, in via straordinaria, è riconosciuto un aumento delle indennità dovute dall'INAIL a titolo di recupero del valore dell'indennizzo del danno biologico, di non oltre il 50 per cento della variazione dei prezzi al consumo accertati dall'ISTAT intervenuta negli anni dal 2000 al 2013, e comunque per un importo massimo di spesa annua di 50 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014 (comma 78).

Viene altresì modificato l’articolo 85 del DPR 1124/1965. In particolare, si dispone che, in caso di infortunio mortale, la rendita per i superstiti sia calcolata, in ogni caso, sul massimale di cui al terzo comma dell'articolo 116, costituito da trecento volte la retribuzione media giornaliera, aumentata del trenta per cento (comma 79).

Alle predette finalità, si fa fronte con le somme sopra indicate, nonché, con quota parte delle risorse programmate dall'INAIL, per il triennio 2013-2015 per il finanziamento dei progetti di cui all'articolo 11, comma 5, del D. Lgs. 81/2008[89] e successive modificazioni, nei limiti dell'importo di 120 milioni di euro per ciascuno degli esercizi interessati. La programmazione delle predette risorse per gli anni successivi al 2015 tiene conto dell’onere di cui ai commi 78 e 79 fermo restando l'equilibrio del bilancio dell'ente. A decorrere dall'anno 2016. l'INAIL effettua una verifica di sostenibilità economica, finanziaria e attuariale. asseverata dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali

 

Il prospetto riepilogativo riferito al testo licenziato al Senato ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate contributive

 

Riduzione premi e contributi

 

 

 

1.000

1.100

1.200

1.000

1.100

1.200

Maggiori entrate

 

Effetti fiscali della riduzione premi e contributi

 

389

257

 

389

257

 

389

257

Maggiori spese correnti

 

Trasferimento INAIL

500

600

700

 

 

 

 

 

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la disposizione è diretta a prevedere, con effetto dal 1° gennaio 2014, con decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministero dell’economia, su delibera dell’INAIL, la riduzione degli oneri contributivi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattia professionali, nel limite complessivo di un importo pari a 1.000 euro per l’anno 2014, 1.100 milioni per l’anno 2015 e di 1.200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016, tenendo conto degli andamenti degli eventi in relazione al rispetto della normativa generale sulla sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Dalla disposizione conseguono pertanto le minori entrate contributive e il relativo impatto in termini di indebitamento netto, tenendo conto dell’effetto fiscale indotto (computato con il meccanismo di acconto/saldo):

(milioni di euro)

 

2014

2015

2016

2017

Al lordo effetti fiscali

-1.000

-1.100

-1.200

-1.200

Al netto effetti fiscali

-1.000

-711

-943

-935

In considerazione dei risultati gestionali dell’INAIL e dei relativi andamenti prospettici, per effetto della riduzione delle entrate contributive all’ente è riconosciuto da parte del bilancio dello Stato un trasferimento pari a 500 milioni di euro per l’anno 2014, a 600 milioni di euro per l’anno 2015 e a 700 milioni di euro per l’anno 2016. Pertanto, in termini di saldo netto da finanziare la disposizione comporta una maggiora spesa per trasferimenti all’INAIL nei termini sopra indicati.

Il Governo, durante l’esame presso il Senato, ha fatto presente, in merito al computo degli effetti fiscali indotti, che gli stessi sono computati con il meccanismo dell’acconto/saldo e che tengono conto, in fase di applicazione, dell’aliquota media IRES, inferiore a quella legale, della presenza di imprese con assenza di utile.

La RT afferma altresì, per quanto attiene al comma 78, che la disposizione riguarda interventi di miglioramento delle prestazioni in favore degli infortunati sul lavoro. In particolare, viene previsto un aumento in via straordinaria degli indennizzi del danno biologico a titolo di parziale recupero della variazione dei prezzi al consumo intervenuta dal 2000 al 2013, in aggiunta all'8,68 per cento di cui al D.M. 27 marzo 2009. In precedenza il decreto interministeriale del 27 marzo 2009, attuativo della legge n. 247/2007, aveva disposto a decorrere dal 2008 l'aumento delle indennità dovute dall'INAIL a titolo di recupero del valore dell'indennità risarcitoria del danno biologico nella misura dell'8,68%, ossia pari al 50% della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati intervenuta da luglio 2000 a dicembre 2007, incremento che rappresenta solo un parziale adeguamento rispetto alla stima della variazione del suddetto indice per il periodo 2000-2013 e, pertanto, non risponde alla piena e completa rivalutazione degli indennizzi prevista dal legislatore nel 2000.

Sulla base delle stime elaborate dalla consulenza statistico attuariale dell'INAIL, tale intervento determina una maggiore spesa media annua nel prossimo decennio di 50 milioni di euro e consente di incrementare in via straordinaria l'indennizzo del danno biologico di circa il 7% che, aggiungendosi precedente incremento, determina una rivalutazione complessiva tale da consentire il recupero di circa il 50% dell'incremento dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo intervenuto dal 2000 al 2013. La disposizione prevede espressamente il riconoscimento del beneficio nel limite massimo di spesa di 50 milioni di euro annui a decorrere dal 2014.

Relativamente al comma 79, la RT afferma che la disposizione prevede il calcolo della rendita ai superstiti per qualsiasi lavoratore deceduto sul massimale di cui al terzo comma dell'articolo 116 del T.U., con un miglioramento dei livelli delle rendite ai superstiti, essendo queste calcolate con riferimento alla retribuzione massimale fissata dalla legge. I maggiori oneri derivanti da tale disposizione sono valutati dall'INAIL sulla base dei dati amministrativi dell'ente in 70 mln di euro annui a decorrere dall'anno 2014.

La RT afferma infine che ai suddetti relativi oneri, complessivamente pari a 120 milioni di euro annui a decorrere dal 2014, si fa fronte mediante quota parte delle risorse programmate dall'INAIL, per il triennio 2013-2015 per il finanziamento dei progetti di cui all'articolo 11, comma 5, del D. Lgs. 81/2008, nei limiti dell'importo di 120 milioni di euro per ciascuno degli esercizi interessati e la programmazione delle predette risorse anche per gli anni successivi al 2015, fermo restando l'equilibrio del bilancio dell'ente. In tali termini non derivano nuovi o maggiori oneri dai commi in esame atteso che viene disciplinata la rimodulazione tra diverse finalità di spesa in ambito INAIL e che le ulteriori modifiche introdotte attengono ad aspetti procedimentali nel riconoscimento della riduzione dei premi e contributi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica rispetto a quanto già previsto dal testo originario del provvedimento in esame.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva preliminarmente che la relazione tecnica riferita al maxiemendamento e il prospetto riepilogativo non ascrivono effetti riguardo alle disposizioni – introdotte durante l’esame al Senato – relative all’indennizzo del danno biologico e alla rendita ai superstiti. La RT afferma che la relativa copertura avviene mediante rimodulazione delle risorse INAIL. In proposito, andrebbe acquisita conferma che tale rimodulazione non pregiudichi lo svolgimento di progetti finanziati a valere sulle medesime risorse, già definiti e avviati.

Per quanto attiene alla quantificazione degli oneri connessi alla rivalutazione degli indennizzi da danno biologico e delle rendite ai superstiti in caso di infortunio mortale, si rileva che detti oneri vengono configurati come limiti di spesa. In proposito, la RT riferita al maxiemendamento non fornisce tutti gli elementi necessari per la verifica della congruità delle risorse stanziate. Sul punto opportuno acquisire chiarimenti dal Governo anche in considerazione che dalle norme in questione sembrano discendere diritti soggettivi difficilmente comprimibili in un limite di spesa prefissato.

Per quanto attiene alla quantificazione degli effetti fiscali connessi alla riduzione degli oneri contributivi, di cui al comma 77, non si hanno osservazioni da formulare alla luce di quanto affermato dal Governo nel corso dell’esame presso il Senato.

Appare infine utile acquisire dati ed elementi volti a confermare la sostenibilità per l’INAIL delle minori entrate contributive previste dalle disposizioni in esame[90].

Comma 80 – Aumento delle deduzioni IRAP

La norma, modificando l’art. 11 del d.lgs. n. 446/1997, interviene sulle deduzioni ai fini IRAP spettanti ai soggetti privati in relazione al numero dei lavoratori dipendenti assunti.

In particolare, sostituendo il comma 4-quater[91], si dispone che, a decorrere dal 2014, per le assunzioni di lavoratori a tempo indeterminato che determinano un incremento, rispetto all’anno precedente, del numero dei lavoratori con la medesima tipologia di contratto, è riconosciuta una deduzione triennale (anno di assunzione e due periodi d’imposta successivi) ai fini IRAP di un ammontare non superiore a 15.000 euro annui.

Si introduce, inoltre, una disposizione antielusiva finalizzata ad evitare che l’incremento del numero dei lavoratori sia dovuto ad un trasferimento di lavoratori dall’attività istituzionale all’attività commerciale.

Viene infine sostituito il comma 4-septies del richiamato art. 11 al fine di escludere l’alternatività tra la deduzione IRAP in esame (nuovo comma 4-quater) con la deduzione IRAP rapportata al numero dei lavoratori dipendenti di cui al comma 1, lettera a), nn.2, 3 e 4 del medesimo articolo 11.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate tributarie

IRAP

 

 

 

36

115

200

36

115

200

Maggiori spese correnti

IRAP (FSN)

36

115

200

 

 

 

 

 

 

In considerazione della triennalità del beneficio introdotto, gli effetti finanziari in termini di cassa assumono un valore “a regime” nel 2017. Infatti, la relazione tecnica indica un onere per tale anno pari a 213 milioni di euro.

 

La relazione tecnica, dopo aver ricostruito la nuova disciplina complessiva in materia, afferma che la stima degli effetti finanziari è stata effettuata attraverso il modello di microsimulazione.

Con riferimento al periodo d’imposta 2014, la relazione tecnica stima che il costo del lavoro non deducibile e capiente ai fini IRAP pari a circa 23.000 euro per ogni lavoratore a tempo indeterminato. Considera, inoltre, che il costo medio del lavoro per i nuovi assunti sia inferiore alla media delle retribuzioni del totale degli impiegati, stimando il costo del lavoro non ancora dedotto per tale tipologia di lavoratori in circa 15 mila euro, pari esattamente alla deduzione prevista.

Con riferimento al numero dei lavoratori, la relazione tecnica stima circa 135.000 nuove assunzioni, ossia la stessa platea che in base al modello IRAP 2006, ha fruito di una analoga agevolazione.

Considerando l’aliquota del 4,2%, il minor gettito in termini di competenza annua a partire dall’anno di imposta 2015 ammonta a 85 milioni (135.000 x 15.000 x 4,2%).

Per il primo anno di applicazione, per ragguagliare la deduzione annua all’effettivo periodo di lavoro, si è considerato metà dell’importo nell’anno di assunzione “e quindi per l’anno d’imposta 2014 è stimata una perdita di gettito di 42,5 milioni (85 x 50%)”.

Pertanto, gli effetti in termini di competenza sono:

(milioni di euro)

Competenza

2014

2015

2016

2017

IRAP

-42,5

-127,5

-212,5

-212,5

Per la determinazione degli effetti di cassa, si considera un acconto IRAP dell’85%.

(milioni di euro)

Cassa

2014

2015

2016

2017

IRAP

-36

-115

-200

-213

 

La Nota del MEF del 31 ottobre 2013 afferma che la platea dei nuovi assunti considerata ai fini della stima degli effetti finanziari è considerata costante in quanto allo stato attuale non si dispongono di informazioni utili a supporto di tale ipotesi e, in particolare, per quanto concerne i possibili effetti futuri sull’andamento occupazionale. Considerata la fase economica attuale, la Nota ritiene la stima ampiamente prudenziale.

Inoltre, per quanto concerne l’ammontare di capienza della deduzione introdotta, la Nota conferma, come già indicato nella relazione tecnica originaria, che il costo del lavoro non dedotto ai fini IRAP risultante dal modello di microsimulazione, è stato stimato in 23.000 euro per ogni lavoratore a tempo indeterminato. Considerando che le nuove assunzioni scontino una retribuzione inferiore di circa il 20% e che metà delle nuove assunzioni sia relativa a lavoratori di sesso femminile o di età inferiore a 35 anni, la stima del costo medio del lavoro dei nuovi assunti è pari a 15.000 euro.

 

In merito ai profili di quantificazione, si segnala che la quantificazione è stata effettuata mediante un modello di microsimulazione e che, pertanto, non è possibile effettuare una puntuale verifica della stima degli effetti finanziari.

In base a quanto indicato, tuttavia, si chiedono chiarimenti in merito all’ammontare del beneficio considerato nella quantificazione. Ciò in quanto, anche se nell’illustrare i criteri adottati la RT afferma che solo per l’anno 2014 si considera la metà dell’importo annuo, la procedura di quantificazione illustrata evidenzia che a fronte di un beneficio massimo unitario pari a 45.000 euro in tre anni (deduzione annua 15.000 x 3 anni) viene considerato un onere a regime riferito a 2,5 annualità. Sul punto appare opportuno acquisire l’avviso del Governo.

Infatti l’onere a regime dovrebbe essere, considerando la misura massima del beneficio, pari a 85 x 3 = 255 milioni, mentre l’ammontare indicato a regime risulta 85 x 2,5 = 212,5 milioni. 

Per quanto riguarda la platea dei lavoratori interessati, pur considerando quanto affermato nella Nota del MEF del 31 ottobre 2013, si ritiene che sarebbe risultato prudenziale prevedere un andamento crescente della platea medesima, in considerazione dell’attuale particolare congiuntura economica.

 

Per altro verso, si segnala che la norma potrebbe comportare effetti positivi in quanto riduce la quota di IRAP pagata sul costo del lavoro considerata deducibile ai fini IRPEF/IRES (articolo 2 del D.L. n. 201/2011).

 

Commi 81 e 82  – Stabilizzazione degli associati in partecipazione con apporto di lavoro

Le norme, introdotte nel corso dell’esame al Senato[92], modificano l'articolo 7-bis del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76 (comma 81).

Tale articolo è volto a garantire il corretto utilizzo dei contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro; tali contratti erano spesso impiegati dalle imprese per non ricorrere ad assunzioni a tempo indeterminato. Il citato articolo prevede la stipula di contratti collettivi per la trasformazione dei contratti di associazioni in partecipazione citati in contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La trasformazione dei contratti è il primo passo di una procedura conciliativa che prevede, fra l’altro, una sanatoria per i contributi dovuti con riferimento ai periodi di vigenza dei contratti di associazione in partecipazione contestati. La procedura, scandita in una serie di tappe, doveva concludersi con il deposito della documentazione relativa alla conciliazione ed il pagamento di un contributo da parte del datore di lavoro entro il 31 gennaio 2014. Le norme in esame, invece, consentono alla procedura di concludersi entro il 31 luglio 2014. L’articolo 7-bis del decreto legge era stato, a suo tempo, introdotto mediante emendamento parlamentare privo di relazione tecnica ma che ipotizzava un onere di 6,15 milioni per gli anni dal 2013 al 2017 e di 6 milioni a decorrere dall’anno 2018. L’onere era, presumibilmente, connesso al fatto che la sanatoria estingueva gli eventuale illeciti contestati con conseguente perdita di riscossioni in relazione ad importi già iscritti a ruolo.

E’ stabilito che dall'attuazione del comma sopra descritto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 82).

 

Il prospetto riepilogativo non considera le norme in esame.

 

La relazione tecnica allegata al testo approvato dal Senato non considera la norma.

 

 In merito ai profili di quantificazione si osserva che, non essendo stata a suo tempo predisposta una relazione riferita alle norme oggetto di modifica e non essendo le norme in esame corredate di relazione tecnica non appare possibile verificare se il differimento del termine fissato per la conclusione della procedura da svolgere per accedere alla sanatoria sia suscettibile di determinare effetti sui saldi di finanza pubblica. Sul punto appare pertanto necessario acquisire informazioni da parte del Governo.

 

 

Comma 83 – Trasformazioni di contratti a tempo indeterminato

La norme sopprimono il limite di sei mensilità, di cui all’articolo 2, comma 30, della L. 92/2012 (Riforma del lavoro), relativo alla restituzione integrale del contributo addizionale – introdotto dall’articolo 2, comma 28, della legge sopra citata in ordine al finanziamento dell’assicurazione sociale per l’impiego (ASPI) e pari all’1,4% della retribuzione imponibile – per i datori di lavoro che trasformano i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica:

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate contributive

 

Restituzione completa contr. Ex art. 2, co. 28, L. 92/2012

 

 

 

70

70

70

70

70

70

Maggiori entrate

 

Effetti fiscali restituzione completa contributo

 

30

17

 

30

17

 

30

17

Maggiori spese correnti

 

Restituzione completa contr. Ex art. 2, co. 28, L. 92/2012

70

70

70

 

 

 

 

 

 

 

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere le norme, afferma che dalle stesse, tenuto conto di quanto già scontato in relazione alla restituzione del contributo per il periodo di sei mesi e in coerenza con le basi tecniche della RT presentata in sede di approvazione della L. 92/2012, conseguono le seguenti minori entrate contributive:

 

 

2014

2015

2016

Al lordo effetti fiscali

-70

-70

-70

Al netto effetti fiscali

-70

-40

-53

 

Si rende noto che la RT relativa alla L. 92/2012, relativamente all’articolo 2, comma 30, quantificava i seguenti effetti:

 

 

2014

2015

2016

Al lordo effetti fiscali

-51

-53

-54

Al netto effetti fiscali

-51

-29

-40

 

Detta RT ipotizzava in proposito un monte retributivo soggetto ad addizionale dell’1,4 per cento di circa 30 miliardi di euro (2013).

Il Governo, durante l’esame presso il Senato, ha fatto presente, in merito al computo degli effetti fiscali indotti, che gli stessi sono computati con il meccanismo dell’acconto/saldo e che tengono conto, in fase di applicazione, dell’aliquota media IRES, inferiore a quella legale, della presenza di imprese con assenza di utile.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la quantificazione del Governo – effettuata secondo le basi esplicitate dal Governo nella RT relativa alla L. 92/2012, che non forniva il numero dei contratti per il quale si prevedeva la trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato – appare prudenzialmente in linea con quanto ipotizzato in quella sede.

Per quanto attiene alla quantificazione degli effetti fiscali, non si hanno osservazioni da formulare alla luce di quanto affermato dal Governo nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Comma 84 – Aliquota contributiva dei soggetti autorizzati alla somministrazione di lavoro

Normativa vigente. L’articolo 2, comma 39, della L. 92/2012 (Riforma del mercato del lavoro) - come modificato dall’articolo 1, comma 250, lettera g), della L. 228/2012 - dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2014, l'aliquota contributiva a carico dei soggetti autorizzati alla somministrazione di lavoro e in favore dei fondi bilaterali, di cui all’articolo 12, comma 1, del D. Lgs. 276/2003[93], sia ridotta dal 4 al 2,6 per cento.

 

La norme – introdotte durante l’esame presso il Senato – dispongono la soppressione del suddetto articolo 2, comma 39, della L. 92/2012.

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle norme effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al testo licenziato dal Senato afferma che la disposizione non comporta oneri per la finanza pubblica ed è diretta a eliminare la decurtazione della contribuzione (dal 4% al 2,6%) al Fondo per la formazione professionale dei lavoratori in somministrazione, introdotta dall’articolo 2, comma 39, della L. 92/2012, con decorrenza dal 1° gennaio 2014. La disposizione è quindi volta a lasciare inalterata la capacità di tale Fondo di adempiere alla sua primaria funzione di politica attiva, consentendo l’adeguamento professionale dei lavoratori e fornendo risposte rapide ed efficaci ai fabbisogni delle imprese utilizzatrici.

Si ricorda che 1, comma 250, lettera g), della L. 228/201 ha prorogato dal 1° gennaio 2013 al 1° gennaio 2014 il mantenimento dell’aliquota in esame al 4%. Il prospetto riepilogativo non ascriveva effetti a tale disposizione.

 

In merito ai profili di quantificazione, non vi sono osservazioni da formulare.

 

Commi 85 e 86  – Aiuto alla crescita economica (ACE)

Normativa vigente. L’articolo 1 del DL n. 201/2011, ha introdotto un’agevolazione fiscale in favore delle imprese e delle società che incrementano il capitale investito nell’attività svolta. Il beneficio consiste in una deduzione, ai fini delle imposte sui redditi, di un ammontare corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale investito e si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011. L’aliquota del rendimento nozionale è fissata in via transitoria - per il primo triennio di applicazione - al 3%. Dal quarto periodo d’imposta sarà determinata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 gennaio di ogni anno, tenendo conto dei rendimenti medi dei titoli obbligazionari pubblici, eventualmente aumentabili fino a 3 punti percentuali.

La norma modifica la disciplina in materia di aiuto alla crescita economica (ACE) di cui al citato articolo 1 del DL n. 201 del 2011.

In particolare viene posticipato al settimo anno (anziché al quarto) di applicazione del regime fiscale in argomento (quindi dal 2017) la determinazione, mediante apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, dell’aliquota percentuale utile per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo capitale proprio , e contestualmente vengono rideterminate, per gli anni dal 2014 al 2016, le aliquote di rendimento nozionale per ciascun anno d’imposta nella seguente misura: per l’esercizio 2014 il 4 per cento; per l’esercizio 2015 il 4,5 per cento; per l’esercizio 2016 il 4,75 per cento (comma 85).

Infine viene esclusa la possibilità di calcolare gli acconti delle imposte sui redditi, dovuti per i periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e al 31 dicembre 2015, utilizzando il c.d. metodo previsionale; infatti per i due periodi citati gli acconti si calcoleranno utilizzando l’aliquota percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del capitale proprio relativa al periodo d’imposta precedente (comma 86).

 

 

Il prospetto riepilogativo ascrive alla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate

0

658,5

716,5

0

658,5

716,5

0

658,5

716,5

 

La relazione tecnica afferma che dall’elaborazione dei dati provvisori delle dichiarazioni dei redditi UNICO 2012, relativi al primo anno di applicazione della misura in esame, è emerso quanto segue:

-             effetti IRES (Società di capitali + enti non commerciali): il reddito esente ai fini ACE ha ridotto l’imponibile di circa 784 milioni di euro da parte di circa 166 mila società di capitali e gruppi fiscali, con conseguente  perdita effettiva di gettito IRES di circa 215,6 milioni di euro. A ciò si aggiunge la perdita di gettito derivante dagli enti non commerciali, di circa 0,16 milioni di euro da parte di 17 soggetti;

-             effetti addizionale IRES (settore energetico): il reddito esente ai fini ACE ha ridotto l’imponibile dell’addizionale di circa 47 milioni di euro, con conseguente  perdita effettiva di gettito da addizionale IRES (al 10,5%) di circa 4,9 milioni di euro;

-             effetti IRPEF (Società di persone + imprese individuali): nel caso in cui il contribuente, a legislazione vigente, abbia dichiarato un reddito ai fini ACE (di cui al rigo RF55, colonna 4, che rappresenta il rendimento nozionale dell’esercizio nei limiti del reddito di specie per le società di persone o di cui al rigo RS37, colonna 4, che rappresenta il rendimento nozionale dell’esercizio per l’imprenditore individuale) è stata calcolata la minore IRPEF derivante, applicando il particolare meccanismo previsto al quadro RN delle persone fisiche – righi RN04 e RN05 - di progressività per scaglioni del risparmio di imposta per ogni imprenditore individuale o socio di società di persone (percettore di reddito di partecipazione). Il reddito esente ai fini ACE, di circa 829 milioni di euro da parte di circa 80 mila società di persone ed a circa 352 milioni di euro da parte di circa 47 mila imprenditori individuali, ha comportato una perdita effettiva di gettito IRPEF di circa 223,5 milioni di euro a carico degli imprenditori individuali e dei soci persone fisiche delle imprese in forma associata.

La RT afferma quindi che sulla base di quanto effettivamente emerso il primo anno di applicazione della disciplina in esame e:

-             applicando per le società di capitali a tale perdita l’andamento di crescita percentuale stimato per gli esercizi successivi in sede di RT originaria (più accentuato nei primi quattro anni, un 5 per cento per due esercizi – 2015 e 2016 - per poi andare a regime);

-             applicando, invece, da subito una crescita annua del 5% per le imprese individuali ed in forma associata (in quanto commisurato all’intero patrimonio netto);

-             utilizzando la simulazione originale per determinare l’incremento relativo di perdita di gettito derivante dall’aumento del tasso di remunerazione prima dal 3 per cento al 4 per cento nel 2014 e successivamente al 4,5 per cento nel 2015 ed al 4,75% dal 2016;

-             considerando le variazioni del risparmio di imposta a partire dal 2014,

si ottiene la stima degli effetti finanziari di seguito riportata.

Al riguardo la RT evidenzia che, ai fini della stima degli effetti di gettito di cassa, si è tenuto conto del fatto che la normativa proposta prevede esplicitamente che i contribuenti, nella determinazione dell’acconto dovuto per i primi anni di imposta, non possono utilizzare il cd. metodo previsionale con riferimento al nuovo rendimento nozionale ma debbono fare riferimento esclusivamente al metodo “storico”, riferendosi quindi al risparmio di imposta conseguente al rendimento nozionale dell’anno di imposta precedente a quello con riferimento al quale stanno determinando l’acconto. Pertanto, nel 2014 faranno riferimento al 2013 (rendimento del 3%) mentre, in sede di determinazione del versamento dell’acconto 2015, faranno riferimento alla competenza 2014 (rendimento nozionale del 4%).

 

(milioni di euro)

 

2014

2015

2016

2017

Legislazione vigente

IRES ordinaria

-1.160,4

-1.357.7

-1.236,9

-1.298.8

Addizionale energetica

-34,0

-16,7

-23,6

-23,4

IRPEF società di persone + ditte ind.

-255,2

-268,0

-281,4

-295,4

Totale

-1.449,6

-1.642,4

-1.541,9

-1.617,6

Legislazione proposta

IRES ordinaria

-1.160,4

-1.883,1

-1.812,2

-1.926,8

Addizionale energetica

-34,0

-30,3

-34,0

-35,9

IRPEF società di persone + ditte ind.

-255,2

-387,5

-412,2

-438,2

Totale

-1.449,6

-2.300,9

-2.258,4

-2.400,9

Effetto netto complessivo

0,0

-658,5

-716,5

-783,3

 

Nella Nota[94] di risposta alle osservazioni formulate in prima lettura al Senato, il Governo ha fornito la stima della perdita di gettito in termini di competenza relativa ai tre periodi di imposta in questione, che risulta in base alla metodologia esposta in sede di relazione tecnica:

-             375,3 milioni di euro nel 2014;

-             570 milioni di euro nel 2015;

-             691,6 milioni di euro nel 2016.

La Nota, inoltre, con riferimento alla possibilità di sottostima del dato relativo alle imprese individuali ed in forma associata (ai fini IRPEF) attribuibile alla mancanza di “effetto accumulo” presente con riferimento alle società di capitali, afferma che la scelta è stata  effettuata sulla base del chiarimento fornito dall’Amministrazione finanziaria, secondo la quale nei confronti dei soggetti persone fisiche e delle società di persone si deve fare riferimento all’intero patrimonio netto (stock), in luogo dell’incremento dello stesso rispetto al patrimonio esistente al 31 dicembre 2010 per le società di capitali (flusso cumulato).

Infine,  il Governo rileva che nella presente relazione tecnica la stima è riferita ad una variazione normativa rispetto alla legislazione vigente, mentre non ha la funzione di valutazione “ex post”. Si ritiene, pertanto, corretto il riferimento ad un quadro a legislazione vigente che tiene conto dei dati effettivi dichiarati disponibili.

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si segnala che la relazione tecnica illustra la procedura adottata senza fornire i dati e i criteri di stima utilizzati per la quantificazione e che, pertanto, non è possibile una verifica della stessa.

Si osserva, inoltre, che, per quanto riguarda le imprese individuali e le società di persone, andrebbe precisato se il beneficio introdotto riguarda esclusivamente l’IRPEF o anche le relative addizionali. In tale ultimo caso, la norma andrebbe coordinata con la disciplina in materia di federalismo fiscale tenuto conto che determinerebbe un minor gettito per gli enti territoriali interessati.

 

Comma 87, lett. a) – Proroga detrazione per spese riqualificazione energetica

La norma interviene sulla disciplina della detrazione fiscale per spese di riqualificazione energetica, modificando i termini e la misura del beneficio concesso come illustrato nel seguente prospetto[95].

 

 

6/6/2012-31/12/2013

1/1/2014-30/6/2014

1/7/2014-31/12/2014

1/1/2015-30/6/2015

1/7/2015-31/12/2015

1/1/2016-30/6/2016

1/7/2016-31/12/2016

Legislazione vigente

Disciplina generale

65%

no

no

no

no

no

no

Edifici condominiali

65%

65%

no

no

no

no

no

Disegno di legge stabilità 2014

Disciplina generale

65%

65%

65%

50%

50%

no

no

Edifici condominiali

65%

65%

65%

65%

50%

50%

no

 

 

Il prospetto riepilogativo ascrive effetti finanziari riferiti all’intero comma in esame, includendo quindi anche gli effetti relativi alla modifica alla disciplina sulla detrazione per spese di ristrutturazione e per acquisto mobili (cfr. scheda comma 87, lett. b) e c)). Nella seguente tabella, oltre al dato del prospetto riepilogativo, si indica anche la quota dello stesso riferito alla detrazione per spese di riqualificazione energetica in esame (in corsivo).

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate tributarie

IRPEF,IRES, IVA

72,7

775,9

835,9

72,7

775,9

835,9

72,7

775,9

835,9

Di cui per detrazione riqualificazione

30,9

329,9

410,8

30,9

329,9

410,8

30,9

329,9

410,8

IRAP

 

 

 

 

 

5,9

 

 

5,9

Di cui per detrazione riqualificazione

 

 

 

 

 

0

 

 

0

Maggiori entrate tributarie

IRPEF,IRES, IVA

155,8

481,2

76,6

155,8

481,2

76,6

155,8

481,2

76,6

Di cui per detrazione riqualificazione

69,4

245,3

76,6

69,4

245,3

76,6

69,4

245,3

76,6

IRAP

 

 

 

6,2

66,0

11,7

6,2

66,0

11,7

Di cui per detrazione riqualificazione

 

 

 

3,0

31,9

11,7

3,0

31,9

11,7

Minori spese correnti

IRAP

6,2

66,0

11,7

 

 

 

 

 

 

Di cui per detrazione riqualificazione

3,0

31,9

11,7

 

 

 

 

 

 

Maggiori spese correnti

IRAP

 

 

5,9

 

 

 

 

 

 

Di cui per detrazione riqualificazione

 

 

0

 

 

 

 

 

 

L’effetto complessivo netto risulta variabile negli anni successivi a quelli considerati nell’allegato 3. In particolare, il 2017 registra l’onere massimo, con riferimento all’intero comma 7, con un effetto negativo pari a 781,1 milioni, di cui 408 milioni sono oneri (minor gettito e maggiore spesa) imputabili alla proroga in esame.

 

La relazione tecnica, oltre a descrivere la norma, afferma che le stime sono ottenute applicando la metodologia già consolidata utilizzata nella RT a corredo dell’ultima norma di proroga (art. 14 del D.L. n. 63/2013). In particolare:

-            la spesa considerata è stimata in 4.500 milioni di euro per l’anno 2014, di cui circa 225 milioni riguardano la spesa relativa alle parti condominiali (corrispondente al 5% del totale considerato). In proposito, la RT afferma che in base alle ultime dichiarazioni dei redditi disponibili, la spesa effettuata nel 2011 ammonta a circa 3.500 milioni;

-            circa la qualificazione della suddetta spesa, si ipotizza che il 50% (2.250 milioni) avrebbe comunque fruito della detrazione per ristrutturazioni edilizie (36%), mentre il restante 50% rappresenta un reale incremento di spesa agevolata;

-            negli anni successivi, ipotizzando un andamento decrescente, la spesa agevolata è stimata in 3.908 milioni per il 2015 (di cui 225 relativa ai condomini) e per l’anno 2016 è stimata una spesa condominiale di 195,5 milioni su base annua;

-            circa la qualificazione delle spese 2015 e 2016, è stata confermata la quota (calcolata per il 2014) di spese che comunque avrebbero fruito della detrazione 36% (2.250 mln); pertanto la spesa incrementale è determinata come differenza.

Pertanto, l’onere per detrazione IRPEF, in termini di competenza:

anno 2014

disciplina generale: (2.250-225/2) x (65%-36%) + (2.250-225/2) x 65%

condomini: (225/2 x 6/12 X (65%-36%)  + (225/2 x 6/12 x 65%).

La misura del beneficio complessivo per le spese del 2014 risulta pari a 2.062 milioni da ripartire in 10 quote annuali (singola rata 206,2 milioni).

anno 2015

disciplina generale: (2.250-225/2) x (50%-36%) + (3.908-2.250-225/2) x 50%

condomini: 225/2 x 6/12 X (50%-36%)  + (195,5-112,5) x 6/12 x 50%.

La misura del beneficio complessivo per le spese del 2015 risulta pari a 1.168 milioni da ripartire in 10 quote annuali (singola rata 116,8 milioni).

anno 2016

condomini: (225/2 x 6/12 X (50%-36%)  + (195,5-112,5) x 6/12 x 50%.

La misura del beneficio complessivo per le spese del 2016 risulta pari a 29 milioni da ripartire in 10 quote annuali (singola rata 2,9 milioni).

 

La norma, inoltre, è suscettibile di determinare un effetto indotto correlato alla spesa aggiuntiva stimato per il 2014 e per il 2015 (applicando analoghe percentuali a quelle adottate per stime precedenti) in circa 548,4 e 418,2 milioni (comprensivo di IVA). Considerando un’aliquota IVA del 10% e un’aliquota media di imposte dirette del 30% (di cui 26% IRES/IRPEF e 4% IRAP), si stima un incremento del gettito, in termini di competenza, pari a:

-            per il 2014: 49,9 mln (IVA) e 149,6 mln (IRPEF/IRES/IRAP);

-            per il 2015: 38 mln (IVA) e 114 mln (IRPEF/IRES/IRAP);

-            per il 2016: 0,9 mln (IVA) e 2,8 mln (IRPEF/IRES/IRAP).

 

Per la determinazione degli effetti di cassa, indicati nel seguente prospetto, è stato considerato un acconto a regime delle imposte dirette del 75% (nel primo anno di applicazione 15%).

 

 

2014

2015

2016

2017

2018

Da 2019

a 2024

2025

2026

2027

IRPEF

- 30,9

-329,9

-410,6

-328,1

-325,9

-325,9

+35

+84,7

+2,2

IRPEF/IRES

+19,4

+207,4

+75,8

-69,8

-1,8

 

 

 

 

IRAP

+3,0

+31,9

+11,7

-10,7

-0,3

 

 

 

 

IVA

+49,9

+38,0

+0,9

 

 

 

 

 

 

TOTALE

+41,4

-52,6

-322,3

-408,6

-328,0

-325,9

+35,0

+84,7

+2,2

 

La Nota del MEF del 31 ottobre 2013 chiarisce che i dati delle dichiarazioni dei redditi relativi al 2012 non sono ancora fruibili da un punto di vista statistico, e che quindi sono stati utilizzati i dati aggiornati disponibili al momento della stima. In particolare, la Nota conferma la stima pari a 4.500 milioni di euro in relazione alla spesa per interventi di riqualificazione energetica (a fronte di una spesa indicata nelle dichiarazioni 2011 pari a 3.500 milioni) anche per tenere conto, a fini prudenziali, del possibile effetto legato all’incremento dell’aliquota di detraibilità al 65% in luogo del 55% in vigore nel periodo in cui si riferisce il dato di 3.500 milioni di euro.

Inoltre, per quanto riguarda l’effetto indotto, la Nota afferma che risultano adottati criteri di prudenzialità tenuto conto che la relazione tecnica stima la spesa indotta in misura non superiore al 10%, mentre un recente studio pubblicato da CRESME (maggio 2013) indica che tra il 1998 e il 2012 la quota di investimenti in riqualificazione incentivati dai provvedimenti di defiscalizzazione per il recupero edilizio e l’efficientamento energetico risulta mediamente pari al 20%.  

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si segnala che la disciplina in esame - introdotta inizialmente in via transitoria con la legge finanziaria 2007 - è stata oggetto di numerosi interventi di proroga dei termini. In occasione di ciascuna proroga, le relazioni tecniche di accompagnamento hanno ipotizzato un effetto indotto, consistente in un incremento del fatturato del settore, rispetto al quale sono stati stimati effetti di maggior gettito IVA e IIDD (nei primi anni di applicazione). Sul punto, ove non fosse possibile verificare la realizzazione dell’effettivo incremento del fatturato nel settore interessato recato dalle precedenti proroghe di incentivazione, potrebbe risultare prudenziale limitare la stima delle maggiori entrate recate dagli effetti indotti anche per tenere conto dell’attuale particolare congiuntura economica.

Il Rapporto Enea “Le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente 2011” evidenzia, nell’anno 2011, un ammontare complessivo di investimenti superiore a 3.300 milioni cui corrispondono 1.820 milioni di detrazione IRPEF. Il dato 2011 indicato non si discosta molto da quello indicato nella RT (circa 3.500 nel 2011) la quale, tuttavia, considera nel 2014 una spesa annua di 4.500 mln, presumibilmente anche per tenere conto degli effetti indotti scontati nelle precedenti proroghe.

Il rapporto del Centro studi CNA –CRESME citato nella Nota del MEF del 31 ottobre 2013 riporta dei dati sugli investimenti privati in riqualificazione edilizia, indicando la quota di essi che risulta veicolata dai provvedimenti di defiscalizzazione, ottenuti sulla base di proprie elaborazioni e stime rispetto alle quali non sono fornite informazioni circa le fonti e le ipotesi adottate[96]. Si ritiene, pertanto, che tali dati possano essere utilizzati solo dopo aver verificato le fonti e le ipotesi sottostanti le elaborazioni fornite.

Infine, per quanto riguarda gli effetti sui saldi di finanza pubblica, si evidenzia che l’onere massimo quantificato dalla relazione tecnica (con riferimento sia all’intero comma 7 sia alla sola proroga della detrazione in commento) si realizza nel 2017 e non risulta evidenziato nell’allegato 3 che considera il triennio 2014-2016. Si chiedono pertanto chiarimenti in merito all’imputazione degli effetti sui saldi di finanza pubblica per gli anni successivi al triennio considerato nell’allegato 3.

Comma 87, lett. b) e c) – Incremento detrazione per spese ristrutturazione edilizia e proroga detrazione per acquisto mobili

La norma interviene sulla disciplina della detrazione fiscale spettante (lettera c)):

-             per spese di ristrutturazione edilizia, elevando dal 36% al 50% e dal 36% al 40% la misura del beneficio spettante per le spese sostenute, rispettivamente, nel 2014 e nel 2015;

-             per gli interventi di carattere antisismico, la detrazione è elevata al 65% nel 2014 e al 50% nel 2015;

-             per l’acquisto di mobili, correlato alla ristrutturazione edilizia, è riconosciuta una ulteriore detrazione del 50% della spesa sostenuta nel limite di importo di 10.000 euro.

Inoltre, modifica l’articolo 15 del decreto legge n. 63 del 2013 al fine di spostare dal 31 dicembre 2013 al 31 dicembre 2015 il termine entro il quale dovranno essere definite misure ed incentivi selettivi di carattere strutturale finalizzati a favorire la realizzazione di interventi per il miglioramento, l’adeguamento antisismico e la messa in sicurezza degli edifici esistenti, nonché per l’incremento dell’efficienza idrica e del rendimento energetico degli stessi (lettera b)).

 

Il prospetto riepilogativo ascrive effetti finanziari riferiti all’intero comma in esame, includendo quindi anche gli effetti relativi alla modifica alla disciplina sulla detrazione per spese per riqualificazione energetica (comma 87, lett. a)). Nella seguente tabella, oltre al dato del prospetto riepilogativo, si indica anche la quota dello stesso riferito alla detrazione per spese di ristrutturazione e per acquisto mobili in esame.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2014

2015

2016

2014

2015

2016

2014

2015

2016

Minori entrate tributarie

IRPEF,IRES, IVA

72,7

775,9

835,9

72,7

775,9

835,9

72,7

775,9

835,9

Di cui per detrazione ristrutturazione

34,8

370,9

370,6

34,8

370,9

370,6

34,8

370,9

370,6

Di cui per detrazione acquisto mobili

7,0

75,1

54,5

7,0

75,1

54,5

7,0

75,1

54,5

IRAP

 

 

 

 

 

5,9

 

 

5,9

Di cui per detrazione ristrutturazione

 

 

 

 

 

4,7

 

 

4,7

Di cui per detrazione acquisto mobili

 

 

 

 

 

1,2

 

 

1,2

Maggiori entrate tributarie

IRPEF,IRES, IVA

155,8

481,2

76,6

155,8

481,2

76,6

155,8

481,2

76,6

Di cui per detrazione ristrutturazione

68,6

219,7

 

68,6

219,7

 

68,6

219,7

 

Di cui per detrazione acquisto mobili

17,8

16,1

 

17,8

16,1

 

17,8

16,1

 

IRAP

 

 

 

6,2

66,0

11,7

6,2

66,0