Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Biblioteca - Ufficio Legislazione straniera
Titolo: Rassegna parlamentare comparata di politica internazionale e sicurezza 10-2011. L'attività parlamentare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti in materia di politica estera, difesa e sicurezza
Serie: Rassegna parlamentare comparata di politica internazionale e sicurezza    Numero: 10    Progressivo: 2011
Data: 10/01/2012
Descrittori:
DIFESA E SICUREZZA INTERNAZIONALE   ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI
ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI MILITARI   RELAZIONI INTERNAZIONALI

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RASSEGNA PARLAMENTARE COMPARATA
 DI POLITICA INTERNAZIONALE E SICUREZZA

 

L’attività parlamentare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti

in materia di politica estera, difesa e sicurezza

 

 

Anno V, n. 10                                                                                          30 Novembre 2011

 

Francia

La Commissione per gli affari esteri dell’Assemblea nazionale ha organizzato, nella seduta del 16 novembre 2011, un incontro con i due studiosi Fatiha Dazi Heni, politologa del mondo arabo, e Nabil Mouline, ricercatore all’Istituto di studi politici di Parigi, per discutere sulla situazione politica delle “monarchie del Golfo” in seguito ai rivolgimenti avvenuti nei paesi del Nord Africa nella primavera del 2011, la cosiddetta “primavera araba”.

I due esperti del mondo arabo hanno evidenziato innanzitutto che, nelle sei monarchie del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar), si sono avute alcune manifestazioni di protesta, ma non ampie come quelle prodottesi nei paesi del Nord Africa. Il paese in cui si sono avute le maggiori forme di protesta è stato il Bahrain, ma, su decisione del “Consiglio di cooperazione del Golfo”, vi sono state immediatamente inviate truppe saudite e degli Emirati arabi, al fine di soffocare la ribellione ed impedire la caduta del regime.

Il malcontento espresso dalla popolazione in questo paese, così come - ad esempio - in Oman ed Arabia Saudita, ha avuto ragioni più sociali che politiche. I rivoltosi hanno infatti formulato, in particolare, richieste per un aumento dei posti di lavoro, un aumento dei salari, la predisposizione di indennità di disoccupazione, nonché la creazione di abitazioni per le fasce più povere. I regnanti hanno risposto con una discreta apertura, annunciando alcune riforme sociali per prevenire un incremento delle rivolte e dando luogo ad una politica definita di “contro-rivoluzione”. In particolare nel sultanato dell’Oman, in cui la disoccupazione è al 15-20%, sono stati promessi 50.000 nuovi posti di lavoro; nel Bahraïn, in cui la disoccupazione è di circa il 25%, ne sono stati promessi 60.000, così come in Arabia Saudita, paese nel quale la disoccupazione è di circa il 20-25%. In alcuni paesi sono state anche promesse riforme politiche. Ad esempio in Arabia Saudita il re Abdallah ha promesso elezioni municipali ed ha concesso alle donne il diritto di voto per l’elezione dell’ Assemblea consultiva, così come il diritto di essere elette in tale organo.

In generale, di fronte alle prime manifestazioni di malcontento le sei monarchie del Golfo hanno promosso una maggiore collaborazione politica e militare per fronteggiare il pericolo del dilagare della protesta, adottando diverse misure in seno al Consiglio di cooperazione del Golfo. In materia di politica estera le sei monarchie hanno espresso un orientamento comune riguardo alla politica da adottare nei confronti della Turchia, considerata positivamente come partner commerciale, e della quale è inoltre riconosciuto l’importante ruolo politico e culturale, quale paese musulmano a prevalenza sunnita, per controbilanciare l’influenza dell’Iran nell’area. Rispetto a quest’ultimo paese, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Bahrain sono favorevoli ad una politica di contenimento. In particolare l’Arabia Saudita, che costituisce il paese più influente in seno al Consiglio di cooperazione del Golfo e alla Lega araba, considera l’Iran una minaccia per l’area e si oppone ad una sua ingerenza considerata spesso eccessiva nelle questioni dei paesi arabi.

(Resoconto stenografico della seduta: http://www.assemblee-nationale.fr/13/cr-cafe/11-12/c1112017.asp#P6_47).

 

 

Germania

 

Il 23 novembre 2011 il Bundestag ha discusso la mozione del Governo federale (stampato BT n. 17/5864) riguardante la prosecuzione dell’uso delle Forze Armate tedesche nel sostenere la risposta comune agli attacchi terroristici controgli Stati Uniti sulla base dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e dell'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, e dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza 1368 (2001) del 12 dicembre 2001 e 1373 (2001) del 28 settembre 2001 (Fortsetzung des Einsatzes bewaffneter deutscher Streitkräfte bei der Unterstützung der gemeinsamen Reaktion auf terroristische Angriffe gegen die USA auf Grundlage des Artikels 51 der Satzung der Vereinten Nationen und des Artikels 5 des Nordatlantikvertrags sowie der Resolutionen 1368 (2001) und 1373 (2001) des Sicherheitsrates der Vereinten Nationen). La mozione, che stabilisce la proroga di un anno (fino al 31 dicembre 2012) della partecipazione militare tedesca alla missione,prevede l’impiego di un contingente massimo di 700 militari e uno stanziamento di 6 milioni di euro.L'Active Endeavour è un’operazione militare navale della NATO nel Mediterraneo per prevenire movimenti di terroristi o traffico di armi di distruzione di massa e in generale per la sicurezza della navigazione. L’operazione ebbe inizio nell’ottobre del 2001 come una delle risposte agli attentati terroristici dell’11 settembre.

In questo quadro, le Forze armate tedesche devono garantire: la presenza militare, la ricognizione e la vigilanza nel Mediterraneo; il controllo sul traffico marittimo; la conduzione delle operazioni nelle aree interessate; il trasporto aereo per sostenere le operazioni marittime; il pronto soccorso. Nel corso del dibattito, svoltosi alla presenza di Guido Westerwelle, Ministro federale degli affari esteri, le frazioni CDU/CSU und FDP hanno espresso il proprio consenso sulla mozione del Governo, che, invece, non ha incontrato l’adesione dei gruppi parlamentari SPD, Die Linke e Bündnis 90/Die Grünen. Al termine del dibattito, l’assemblea del Bundestag ha deliberato il trasferimento della mozione alle commissioni competenti.

(Resoconto stenografico della seduta: http://dipbt.bundestag.de/dip21/btp/17/17142.pdf).

La discussione riguardante la prosecuzione dell’uso delle Forze Armate tedesche nell’operazione Active Endeavour è ripresa nella seduta del 1° dicembre 2011; in tale occasione, il Presidente dell’Assemblea ha annunciato che, al termine del dibattito, sarebbe stata posta in votazione nominale la raccomandazione (stampato BT n. 17/7995) della Commissione degli affari esteri che proponeva l’accoglimento della mozione del Governo. La mozione è stata alla fine approvata con 306 voti favorevoli e 253 contrari.

(Resoconto stenografico della seduta: http://dipbt.bundestag.de/dip21/btp/17/17146.pdf).

 

 

 

 

 

 

 

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