

L’attività parlamentare in Francia, Germania, Regno
Unito, Spagna e Stati Uniti
in materia di politica estera, difesa e sicurezza
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Anno V, n. 4 30
Aprile 2011
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Francia 
La Commissione per gli affari
esteri e la Commissione
della difesa dell’Assemblea Nazionale hanno svolto, nella seduta del 5 aprile
2011, l’audizione congiunta di Alain
Juppé, Ministro degli affari esteri ed europei e diGerard Longuet, Ministro
della difesa. I ministri sono stati invitati dai presidenti delle due
commissioni a rappresentare la
situazione di conflitto in Costa d’
Avorio, all’indomani dell’autorizzazione da parte del Presidente Sarkozy,
dietro richiesta del Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, di impiegare la Force
Licorne nel paese,
a supporto dei caschi blu.
Il Ministro degli esteri, intervenuto per
primo, ha esposto brevemente la situazione di conflitto generatasi in Costa
d’Avorio negli ultimi quattro mesi. Ha ricordato in particolare che il 28
novembre 2010 si sono svolte le elezioni presidenziali nel paese, che hanno
avuto come esito la vittoria di Alassane Ouattara. L’elezione di Ouattara,
riconosciuta dall’intera comunità internazionale, non è stata accetata dal
presidente uscente, Laurent Gbagbo - al potere da dieci anni - che ha dato
ordine alla sua milizia di reprimere le manifestazioni popolari in sostegno del
nuovo presidente, dando inizio ad una guerra civile. Juppé ha quindi
sottolineato che, a partire dal dicembre 2010, la comunità internazionale ha
invitato Gbagbo a lasciare il paese e a permettere a Ouattara di insediarsi
nella nuova carica. In particolare l’Unione europea ha adottato sanzioni
individuali (come blocco dei beni, divieto di rilascio di visti per l’espatrio)
contro coloro che si oppongono all’insediamento del nuovo presidente. Anche gli
Stati Uniti e il Canada hanno adottato sanzioni individuali. Il ministro ha
quindi ricordato che il 10 marzo i capi di Stato dell’Unione africana hanno confermato
che riconoscono Ouattara come il solo presidente della Costa d’ Avorio e il 24
marzo la Comunità
economica degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO) ha richiesto l’esilio
immediato di Gbagbo. Parallelamente a tali azioni dipliomatiche, il ministro ha
rilevato che il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha rinnovato il mandato alle
forze dell’ “Operazione delle Nazioni unite in Costa d’Avorio” (ONUCI) per
proteggere la popolazione civile ivoriana e ne ha rafforzato il contingente,
con un aumento di 2000 uomini: i caschi blu impiegati nel paese sono divenuti
quindi 12.000. Successivamente, il 30 marzo 2011 il Consiglio di sicurezza
dell’ONU, con l’adozione della risoluzione 1975, ha previsto oltre
all’adozione di sanzioni individuali contro Gbagbo, che l’ ONUCI abbia il nuovo
compito neutralizzare le armi pesanti utilizzate contro i civili. La
risoluzione, proposta dalla Francia e dalla Nigeria, è stata adottata
all’unanimità. Il presidente uscente non ha tuttavia risposto agli appelli
della comunità internazionale e ha resistito ad una nuova offensiva delle
milizie legate a Ouattara, che hanno preso il nome di “Forze repubblicane della
Costa d’Avorio” (FRCI). Il ministro ha quindi spiegato che in questa situazione
di stallo, il 3 aprile, il Segretario generale dell’ONU ha chiesto alla Francia
di intervenire con un proprio contingente, la Force Licorne, a sostegno
dell’ONUCI e il Presidente Sarkozy ha risposto in senso positivo il 4 aprile.
Dopo Juppé è intervenuto il Ministro della difesa Longuet, precisando le
condizioni nelle quali opera la Force Licorne. Longuet ha
in particolare evidenziato che tale reparto militare è stato rafforzato,
componendosi attualmente di più di 1.700 uomini e che esso ha avviato le
operazioni di protezione di cittadini francesi ed europei residenti in Costa
d’Avorio.
(resoconto stenografico della seduta: http://www.assemblee-nationale.fr/13/cr-cafe/10-11/c1011046.asp#P6_47).
Germania 
Nella seduta dell’8 aprile 2011 il Bundestag ha discusso la relazione annuale sul disarmo relativa
al 2010 (Jahrerabrüstungsbericht 2010,
stampato BT n. 17/4620), trasmessa al Parlamento dal Ministro degli esteri il 26
gennaio 2011. Nel suo intervento di apertura il Ministro Guido Westerwelle ha
sintetizzato i punti principali della relazione mettendo in particolare
evidenza l’impegno della Germania, attualmente membro del Consiglio di
sicurezza dell’ONU, nella concreta realizzazione di una politica di controllo degli armamenti e di non proliferazione delle
armi nucleari e di distruzione di massa. Il Ministro ha preannunciato lo
svolgimento a Berlino, nel mese di aprile, di due importantissimi eventi sul
piano internazionale: l’incontro dei Ministri degli esteri dei paesi NATO con la Federazione russa
sul tema del disarmo e delle armi convenzionali, e la seconda riunione del c.d.
“Gruppo degli amici del Trattato di non
proliferazione nucleare” costituitosi nel settembre 2010 su impulso della
Germania, del Giappone e dell’Australia. Il Ministro ha dichiarato che la Germania continua a
sostenere attivamente questa iniziativa, alla quale hanno aderito altri sette
paesi (Cile, Canada, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Turchia ed Emirati Arabi) nella
convinzione che il disarmo e la non proliferazione nucleare siano temi centrali
della politica di sicurezza internazionale. Nel suo discorso Westerwelle ha
inoltre sottolineato la necessità di vietare del tutto la produzione di
materiale fissile a fini militari e di distruggere ciò che è stato già
prodotto. Ha poi dichiarato che, se nella Conferenza sul disarmo di Ginevra non
verranno fatti progressi in tal senso, la Germania porterà questo tema all’ordine del
giorno della prossima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Si
tratta infatti di una questione di sopravvivenza, come testualmente si è
espresso il Ministro, perché non si può escludere il rischio che il materiale
fissile nucleare possa cadere nelle mani di tiranni o di terroristi. A tale
proposito il Ministro ha fatto un breve riferimento alle attuali difficoltà di
dialogo della comunità internazionale con il Governo iraniano e con quello
nordcoreano e ha ribadito che il Governo tedesco continua ad auspicare la più
ampia adesione possibile al Trattato per la non proliferazione delle armi
nucleari (concluso nel 1968 ed in vigore dal 1970) e al Trattato per il bando
totale degli esperimenti nucleari aperto alla firma il 24 settembre 1996 e non
ancora ratificato da tutti i 44 Stati riconosciuti con capacità nucleari.
Ricollegandosi alle parole del Ministro, il deputato Roderich Kiesewetter
(CDU/CSU) ha ricordato che, proprio grazie all’impegno della Germania, il tema
del disarmo è stato inserito nella tabella di marcia dell’Alleanza atlantica e che
si deve al Governo tedesco la recente istituzione, all’interno della NATO, di
un apposito Comitato per il controllo
degli armamenti.
Nel seguito del dibattito alcune critiche
sono state manifestate dall’opposizione, in particolare da Gregor Gysi del
gruppo parlamentare dellla Sinistra (Die
Linke), che ha messo in luce le contadditorietà della politica estera della
Germania che, se da un lato è impegnata sul fronte del disarmo, dall’altro
continua ad esportare armi in tutto il mondo collocandosi al terzo posto (dopo
USA e Federazione russa) tra i paesi esportatori. Anche se la maggior parte
delle armi esportate è diretta in paesi NATO e in Australia, di fatto non
esistono clausole contrattuali che vietino la rivendita ad altri Stati, o per
lo meno a paesi situati in aree di tensione. Analoghe preoccupazioni e riflessioni
sulla produzione e l’esportazione di armi sono state espresse anche dai Verdi
che, appellandosi alla cooperazione di tutti i gruppi parlamentari, hanno
presentato una mozione (stampato BT
n. 17/4697), perché il Governo intervenga sulla normativa vigente per vietare
espressamente gli investimenti nel settore delle mine antipersona e delle bombe
a grappolo.
La socialdemocratica Heidemarie
Wieczorek-Zeul ha infine illustrato la mozione
presentata dal gruppo parlamentare SPD, intitolata “La Germania nel Consiglio di
sicurezza dell’ONU - Impulsi per la pace e il disarmo” (stampato BT n. 17/
4863), toccando tre punti in particolare: impegno a favore della Convenzione
sulla messa a bando delle bombe a grappolo (entrata in vigore il 1° agosto
2010) e stanziamento di fondi per l’assistenza alle vittime; prevenzione del
traffico illecito di armi leggere e di piccolo calibro in vista della
Conferenza di revisione sul Programma di azione delle Nazioni Unite che si terrà
nel 2012; concreta attuazione della risoluzione 1325 su donne, pace e
sicurezza, approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’’ONU il 31
ottobre 2000, con l’adozione di un piano d’azione anche da parte della Germania.
(resoconto stenografico della seduta: http://dip21.bundestag.de/dip21/btp/17/17103.pdf)