Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Biblioteca - Ufficio Legislazione straniera
Titolo: Rassegna parlamentare di politica internazionale 11/2008. L'attività parlamentare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti in materia di politica estera e di difesa
Serie: Rassegna parlamentare di politica internazionale    Numero: 11    Progressivo: 2008
Data: 30/06/2008
Descrittori:
DIFESA E SICUREZZA INTERNAZIONALE   RELAZIONI INTERNAZIONALI
STATI ESTERI     
Organi della Camera: III-Affari esteri e comunitari
IV-Difesa

 

RASSEGNA PARLAMENTARE
 DI POLITICA INTERNAZIONALE

 

L’attività parlamentare in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti

in materia di politica estera e difesa

 

(a cura dell’Ufficio Legislazione Straniera)

 

Anno II, n. 11                                                                                           30 Giugno 2008

 

Francia

Il 18 giugno 2008, presso la Commissione Affari esteri dell’Assemblea nazionale, si è tenuta l’audizione di M. Alain Juppé, Presidente della Commissione del Libro bianco sulla politica estera ed europea della Francia (http://www.assemblee-nationale.fr/13/cr-cafe/07-08/c0708056.asp#P12_220). ll Libro bianco si compone di tre parti. M. Juppé, illustrando la prima parte del documento, dedicata a tracciare le prospettive della scena internazionale all’orizzonte del 2020, ha evocato gli aspetti positivi della mondializzazione, in termini di crescita economica, riduzione delle ineguaglianze e di ravvicinamento tra i popoli, ma ne ha sottolineato anche gli effetti negativi, quali le conseguenze sull’ambiente e le tensioni legate all’immigrazione; ha fatto inoltre presente che le considerazioni del Libro bianco si basano sull’ipotesi che nel 2020 gli Stati Uniti siano ancora il polo di potere preponderante pur di fronte all’emergere di altre potenze. La seconda parte del Libro bianco riguarda le cinque grandi priorità della politica estera ed europea della Francia: la difesa degli interessi della Francia, soprattutto in termini di sicurezza dei cittadini; la costruzione europea; la promozione della pace, della sicurezza e dei diritti dell’Uomo; l’organizzazione di una mondializzazione compatibile con uno sviluppo durevole; l’influenza della Francia attraverso la diffusione della sua lingua, la sua diversità, la sua cultura. M. Juppé ha poi illustrato le raccomandazioni della Commissione per adeguare lo strumento diplomatico francese ai cambiamenti mondiali, contenute nella terza parte del Rapporto. Tra le proposte ha menzionato la riaffermazione della dimensione interministeriale dell’azione del ministero Affari esteri e la creazione di un Conseil de l’action extérieure de l’Etat, sotto l’autorità del Presidente della Repubblica, con l’obiettivo di formulare i grandi orientamenti strategici dell’action extérieure della Francia e il cui segretariato dovrebbe essere assicurato dal ministero Affari esteri ed europei; ha poi accennato ad una riorganizzazione della rete delle ambasciate attraverso tre livelli di posti diplomatici, non collegati gerarchicamente tra loro, comprendenti posti polivalenti (a vocazione globale), posti a competenza specializzata (a vocazione economica, ad esempio nei paesi emergenti) e posti d’influenza (le ambasciate di piccole dimensioni), ed ha infine sottolineato la necessità di migliorare la gestione delle risorse umane nell’ambito delle carrriere diplomatiche.

 

Germania

Nella seduta plenaria del 25 giugno 2008, il ministro degli esteri, Frank-Walter Steinmeier, ha svolto un’informativa (http://dip21.bundestag.de/dip21/btp/16/16171.pdf) sugli esiti della Conferenza internazionale di sostegno all’Afghanistan, apertasi a Parigi lo scorso 12 giugno 2008 allo scopo di fare un bilancio politico sulla ricostruzione, sullo sviluppo e sulla stabilizzazione dello Stato afghano a due anni dalla Conferenza di Londra, da cui scaturì l’Afghanistan Compact, l’accordo politico che impegna il Governo afghano e la comunità internazionale a cooperare fino al 2010 per dare al paese pace e stabilità durevoli.

Il ministro, nel rilevare che la ricostruzione civile in Afghanistan costituisce non un aspetto marginale, ma l’elemento centrale dell’impegno tedesco nel paese, ha ricordato i difficili ed importanti obiettivi che, dalla fine del regime talebano, sono stati raggiunti: istituzioni legittimate democraticamente, decisivi passi in avanti per lo sviluppo del paese, in particolar modo nel settore dell’educazione (3.500 scuole costruite o ricostruite, 30.000 insegnanti formati e scolarizzazione di 6 milioni di bambini) e della salute (accesso per l’80 per cento della popolazione ai farmaci di base).

Nel corso del suo intervento al Bundestag, Steinmaier ha sottolineato la necessità di porre l’Afghanistan nelle condizioni di procedere sulle proprie gambe attraverso il rafforzamento e la stabilizzazione delle istituzioni statali democratiche, un ordinamento interno che assicuri i diritti fondamentali alla popolazione e prospettive di sviluppo che consentano agli afghani di vivere una vita sicura e stabile. Tale processo di responsabilizzazione, ha proseguito il ministro, sarà sostenuto dalla Germania sia politicamente sia finanziariamente, mettendo a disposizione, fra il 2008 e il 2010 nell’ambito dell’Afghanistan Compact, complessivamente 420 milioni di euro.

In conclusione, Steinmaier ha ricordato all’assemblea del Bundestag alcune importanti sfide che la comunità internazionale deve affrontare con determinazione per assicurare la continuità del processo di ricostruzione civile in Afghanistan: una lotta più vigorosa contro la corruzione, l’economia sommersa e la droga e l’accelerazione della riforma delle forze di sicurezza e di polizia, A tale scopo, l’Unione europea ha deciso di raddoppiare il numero degli effettivi della missione EUPOL: nel 2009, oltre 400 poliziotti europei saranno inviati in Afghanistan come formatori nell’ambito della missione civile di polizia. 

 

Stati Uniti

Il 18 giugno 2008, presso la Commissione affari esteri della Camera dei rappresentanti, si è tenuta un’audizione sui conflitti irrisolti nella regione del Caucaso, nella quale è intervenuto il sottosegretario di Stato per gli Affari europei ed euroasiatici, Daniel Fried (http://foreignaffairs.house.gov/110/fri061808.htm). Questi ha affermato che la politica degli USA è chiara: essi vogliono aiutare gli Stati della regione a ripercorrere la stessa strada verso la democrazia e il mercato già seguita dai paesi ex-comunisti dell’Europa orientale. Se si concepisce l’Europa in senso ampio vi appartiene anche quest’area, essa deve quindi partecipare alle istituzioni europee e alla famiglia transatlantica. La Georgia ha chiesto di diventare membro a pieno titolo della NATO, l’Azerbaigian ha stipulato un accordo di partenariato con essa, l’Armenia è invece bloccata dai suoi conflitti con l’esterno. Occorre aggiungere che gli Stati Uniti non vogliono escludere la Russia dalla regione. L’obiettivo prioritario della politica americana, come già detto, è il rafforzamento della democrazia, il secondo la collaborazione con i governi locali per risolvere pacificamente i conflitti separatisti in Nagorno Karabakh, Abkhazia e Ossezia meridionale, il terzo la possibilità che le risorse energetiche raggiungano i mercati globali senza pressioni monopolistiche e strozzature geografiche.

Iniziando dall’Azerbaigian, questo paese può rappresentare un’alternativa nelle forniture di gas all’Europa, ma deve utilizzare le sue risorse aggiuntive per fare riforme economiche e politiche, mentre si registra attualmente un forte aumento delle spese militari. Gli USA sono preoccupati in particolare per lo stato delle libertà fondamentali e chiedono che le prossime elezioni presidenziali di ottobre siano democratiche. Proseguendo con l’Armenia, essa appare come un paese in difficoltà a causa del blocco commerciale e delle frontiere chiuse con l’Azerbaigian e la Turchia, decisioni che gli USA hanno chiesto di revocare. Inoltre il paese ha attraversato una violenta crisi politica, prima e dopo le elezioni presidenziali di febbraio, sfociata nella repressione delle manifestazioni di piazza e nella proclamazione dello stato di emergenza, la cui successiva revoca non ha allentato la repressione contro l’opposizione. Gli USA chiedono che riprenda il dialogo nazionale fra le forze politiche, in un quadro di rafforzamento delle istituzioni democratiche. Sul piano internazionale, essi chiedono all’Azerbaigian e all’Armenia di tener fede all’impegno assunto di risolvere il conflitto del Nagorno Karabakh nel quadro del “processo di Minsk”. Infine, la situazione della Georgia presenta caratteri particolari. Essa ha compiuto importanti riforme economiche e commerciali, allo scopo di attirare gli investimenti stranieri, ma la situazione politica è analoga a quella dei suoi vicini, per cui occorre anche qui avviare un dialogo nazionale fra le forze politiche. In novembre il governo ha proclamato lo stato di emergenza contro le manifestazioni di protesta. Per risolvere la crisi sono state convocate in gennaio elezioni presidenziali anticipate, che hanno riconfermato Sakashvili e dato luogo a numerose irregolarità, mentre a maggio sono state tenute le elezioni politiche, che hanno fatto registrare progressi negli standard di trasparenza. Il quadro politico resta tuttavia fortemente polarizzato. Inoltre la Russia ha aumentato le sue pressioni sul paese, stabilendo relazioni ufficiali di fatto con l’Abkhazia e l’Ossezia meridionale. Gli Stati Uniti da un lato sostengono il principio dell’integrità territoriale della Georgia, dall’altro appoggiano l’intenzione del governo di negoziare uno statuto di autonomia per l’Abkhazia.

 

 

 

 

XVI Legislatura – Rassegna parlamentare di politica internazionale, Anno II, n. 11 – 30 Giugno 2008